Il campo da tennis: misure standard e superfici da gioco

Il campo da tennis: misure standard e superfici da gioco

Nell’articolo odierno analizzeremo il campo da tennis, con attenzione particolare alle sue misure ed alle varie superfici da gioco.

LE MISURE del campo

Un campo da tennis ha delle misure standard. È di forma rettangolare, lungo 23,77 metri e largo 8,23 m, 10,97 m, compresi corridoi laterali larghi 1,37 m e validi solo per il doppio. È diviso a metà da una rete alta 0,914 metri al centro e 1,07 ai pali di sostegno, che si trovano 0,91 m fuori dal campo. Il campo è delimitato posteriormente dalle linee di fondo, e lateralmente dalle linee laterali. La linea del servizio dista 6,40 m dalla rete ed è ad essa parallela. Le aree delimitate dalla linea del servizio e dalla rete formano i campi di battuta, divisi in due parti uguali dalla linea di servizio centrale; le due linee di fondo campo sono divise a metà da un segno centrale. Se le misure del campo sono sempre uguali, a mutare possono essere le superfici di gioco.

Prima di conoscere le varie superfici, è necessario precisare la distinzione tra tornei outdoor e indoor.

TORNEI OUTDOOR

Sono i campi all’aperto, sprovvisti di tetto. Sono quelli più diffusi nell’arco della stagione. Disputandosi all’aria aperta i tennisti devono adattarsi alle più disparate condizioni climatiche, ad esempio gestire il forte vento o il caldo eccessivo. La loro particolarità è l’impossibilità di disputarsi in caso di pioggia e/o la sospensione per oscurità. Queste problematiche sono state superate con l’introduzione della sessione serale con luci artificiali e dall’installazione di tetti retrattili. Il più famoso è quello sul Centre Court di Wimbledon, che permette la disputa degli incontri anche in caso di pioggia, evitando sospensioni ed interruzioni, molto frequente a Londra. Di fatto, tutti i grandi tornei, i 4 slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us open) e 8 dei 9 master1000 si giocano in queste condizioni.

TORNEI INDOOR

Sono i campi al coperto, con tetto e luci artificiali. Utilizzati prevalentemente nella stagione invernale ed autunnale. Giocare all’aperto, a causa delle basse, sarebbe, infatti, molto complesso. Le differenze con i campi outdoor sono legate alla luce artificiale anziché solare e all’assenza del vento, oltre che un clima (umidità e temperatura) stabile e controllato, senza problematiche legate al caldo eccessivo. I tornei più famosi in queste condizioni di gioco sono le ATP Finals e il master 1000 di Bercy.

CAMPI DURI

Cemento

Il cemento è una superficie abbastanza veloce e diffusa in tutto il mondo. La sua grande diffusione è dovuta al fatto che non necessita di manutenzione ed ha un basso costo di posa. Una delle peculiarità di questo manto rispetto alla terra e all’erba è l’omogeneità della superficie, che non permette alla pallina di assumere rimbalzi irregolari. Il campo duro ha una superficie liscia, di conseguenza la palla non perde velocità per attrito quando tocca terra. Anche il rimbalzo è in genere abbastanza piatto. Per queste ragioni è una superficie veloce. La durezza del manto la rende molto logorante per le articolazioni dei tennisti.

Decoturf

Consiste in una lega di polimetilmetacrilato, gomma e silice che ricopre una base di asfalto o di calcestruzzo. Viene attualmente usata per gli US Open e i Master1000 di Toronto/Montreal e Cincinnati. Il DecoTurf è stato anche usato per i campi dell’Athens Olympic Tennis Centre di Atene e dell’Olympic Green Tennis Center di Pechino che hanno ospitato rispettivamente i tornei di tennis dei Giochi olimpici del 2004 e del 2008. Questo materiale garantisce una velocità di palla superiore dopo il rimbalzo insieme ad un rimbalzo più basso.

Rebound Ace

Superficie dura costituita da un’imbottitura di gomma, poliuretano, vetroresina, su una base di asfalto o cemento armato. Dal 1988 fino al 2007, il Rebound Ace è stata la superficie degli Australian Open. Oggetto di critiche per la sua viscosità ad elevate temperature, per queste ragione nel 2008 fu sostituita dal Plexicushion.

Plexicushion

Superficie dura a base acrilica. Costituita da due elementi principali, sebbene la stratificazione possa raggiungere più strati (6 per la precisione), il Substrato Plexicushion e la superficie esterna. La prima è una miscela di lattice, gomma e particelle plastiche, che permette di ridurre gli impatti agli arti inferiori dell’atleta, riducendone l’affaticamento muscolare, mentre la seconda composta al 100% acrilico Plexipave fornisce la durezza e rigidità necessaria per il rimbalzo della pallina. Su questa superficie si sono disputati gli Australian Open tra il 2008 e 2019.

GreenSet

É una superficie in acrilico duro, composta da strati di resina acrilica e silice sopra una base di cemento. Introdotta in Europa a partire dal 1970, è usata soprattutto in tornei indoor (ad esempio Atp Finals di Londra, Master1000 di Bercy e il Centro Olímpico de Tênis delle Olimpiadi di Rio 2016). Dal 2020 gli Australian Open hanno adottato questa superficie.

Sintetico

Con questo nome vengono definiti numerosi tipi di manto realizzati con materiali sintetici. Spesso per “sintetico” si intende superfici Mantoflex in resine multicolor. Si tratta di superfici più veloci della terra rossa e più lente del cemento. Hanno caratteristiche molto simili al cemento ma risultano più elastiche, garantendo alla palla un rimbalzo più lento. Non necessitano di una particolare manutenzione. Utilizzati soprattutto nei tornei indoor, negli ultimi anni sono stati sostituiti dal cemento.

CAMPO IN TERRA BATTUTA

Terra rossa

La nascita di questa superficie si deve ai fratelli Renshaw. Nel 1878, Ernest e William, pluricampioni di Wimbledon, decisero di costruire un Tennis Club su erba in Costa Azzurra dove erano soliti trascorrere le vacanze. Ben presto si resero conto che, a causa del clima della Francia meridionale, la superficie si consumava. Fu così che nel 1880 i due fratelli ebbero l’idea di ricoprire il campo del Beau Site, un hotel di Cannes, con una polvere ottenuta dalla macinatura di vasi in terracotta. Fu una intuizione geniale. La terra rossa, infatti, è la seconda più diffusa superficie tennistica, usata soprattutto in Europa continentale e Sud America. A causa del ridotto slittamento della palla sulla superficie e agli alti rimbalzi, su questo tipo di campi è più semplice rispondere al servizio. È, infatti, la superficie più lenta e che permette lunghi scambi da fondo campo. Gli specialisti di questa disciplina hanno ottime capacità di scambio e molta forza fisica, imprimendo molto topspin ai colpi, in modo da far rimbalzare la pallina più alta. È una superficie dal ridotto impatto sulle articolazioni grazie alla sua granulometria che crea una sorta di cuscinetto tra la scarpa e il sottomanto. Una caratteristica della terra rossa è la possibilità di realizzare scivolate per arrivare a colpire la palla. Dopo l’erba è il manto che necessita di più manutenzione. Il torneo più importante su terra rossa è il Roland Garros; su questa superficie si disputano 3 Master 1000 (Monte Carlo, Madrid e Roma).

Terra verde

La terra verde, chiamata rubico o Har-tru è un manto utilizzato quasi esclusivamente negli Stati Uniti, molto più veloce della terra rossa e di colore verde.  Il nome Har-tru, deriva dalle iniziali di Horace Alexander Robinson, imprenditore americano, che all’inizio degli anni Trenta per costruire dei campi in terra si rivolse alla Funkhouser Company che lavorava una particolare pietra verde. Tru invece sta per vero, in quanto il colore verde è autentico, poiché proviene dalla roccia di basalto estratta dal monte Catoctin nel Maryland. Gli US Open si sono disputati su questa superficie per tre edizioni (dal 1975 al 1977). Nonostante sia ancora molto diffusa negli Stati Uniti, solo un torneo professionistico femminile si disputa su di esso: la Family Circle Cup a Charleston.

Terra blu

Realizzata dalla terra rossa tradizionale, decolorata e successivamente ricolorata di blu. Voluta fortemente dal direttore del torneo Ion Tiriac, è stata impiegata per la prima e unica volta nel torneo di Madrid 2012. Roger Federer è l’unico tennista ad aver vinto su questa superficie, infatti molti giocatori minacciarono di non giocare il torneo l’anno successivo se il manto fosse rimasto lo stesso, costringendo gli organizzatori a tornare alla terra rossa. I problemi lamentati erano relativi alla sua scivolosità e al rischio di infortuni.

Terra marrone

È identica per caratteristiche alla terra verde ma ha una diversa colorazione per aumentare la visibilità della pallina. Lo U.S. Men’s Clay Court Championships di Houston è l’unico torneo che si svolge su campi in terra marrone.

Terra grigia

Viene ricavata dalla frammentazione di pietre, deve essere mantenuta umida durante gli incontri altrimenti diventa polveroso. È più scivolosa della terra tradizionale.

Terra gialla

È l’alvéro, una roccia sedimentaria, che contiene anche resti di fossili e conchiglie, diffusissima in Andalusia. L’unico torneo su questa particolare terra è la Copa Sevilla, un Challenger dove Nadal ha ottenuto il suo primo punto ATP. Richiede meno acqua rispetto alla terra rossa, è più dura e più rapida, per cui il rimbalzo è meno verticale.

Terra sintetica

La terra sintetica possiede caratteristiche abbastanza simili alla terra rossa tradizionale ed è costituita da uno strato di fibre sintetiche, ricoperto da uno strato di terra, la quale può assumere vari colori, in base alle esigenze (rossa, verde, viola, azzurra, marrone, beige, grigia). A differenza delle altre terre, questa esige molta meno manutenzione.

CAMPI IN ERBA

ERBA NATURALE

L’erba è la più antica delle superfici tennistiche, formata da un piccolo manto d’erba su un durissimo strato terroso. Fino agli anni Settanta era la superficie di riferimento, sulla quale si svolgevano 3 delle 4 prove del Grande Slam. Necessita di una costante ed impegnativa manutenzione, proprio gli eccessivi costi di gestione hanno portato alla dismissione di questi campi in favore del cemento. Attualmente i campi in erba sono presenti soprattutto in Inghilterra e Australia. La naturalità della superficie è causa della sua deteriorabilità, che porta, nella seconda settimana del torneo, a creare la cd. “erba battuta” all’altezza della linea di fondo. Grazie ad un rimbalzo basso e al ridotto attrito della pallina, è il manto tennistico più veloce. L’erba favorisce giocatori con un gioco d’attacco ed un ottimo servizio. A partire dal 2001, con una modifica della miscela dell’erba, i campi di Wimbledon sono realizzati esclusivamente a Perennial Ryegrass, il loietto inglese. La semina di loietto puro ha permesso all’erba di crescere più dritta mentre il mix precedente creava un tappeto molto più scivoloso. Per questa ragione la palla tendeva a rimanere più bassa ma soprattutto a schizzare via, rendendo il gioco più veloce. Il loietto puro ha fatto rallentare sensibilmente i campi, le discese a rete sono diventate più difficili e il serve & volley è stato sostituito da un gioco da fondocampo, più simile a quello sulle altre superfici. È la superficie su cui si svolge il più celebre dei tornei del Grande Slam, Wimbledon.

ERBA SINTETICA

I primi campi in erba sintetica sono stati realizzati 30 anni fa dall’intuizione di Italgreen, azienda bergamasca operante nel mondo delle pavimentazioni sportive sintetiche. Manti di ottima qualità permettono una velocità di gioco simile al cemento, mentre elasticità e morbidezza ricordano le sensazioni della terra battuta. La superficie, a differenza dell’erba naturale, garantisce resilienza e resistenza all’usura. Molti circoli utilizzano questa superficie per due ragioni: la bassa manutenzione rispetta all’erba naturale ed alla terra rossa con conseguente risparmio di spese per la cura e gestione del manto e l’ottima capacità drenante che permette di giocare anche dopo la pioggia.

lascia un commento

Your email address will not be published.