Alcione Calcio, una società ambiziosa e cosciente nel cuore di Milano

Alcione Calcio, una società ambiziosa e cosciente nel cuore di Milano

Bentornati e grazie per esservi risintonizzati, come ogni settimana, sulle onde letterarie della radio di parole più amata di Coast2Coast, la mitica rubrica sul dilettantismo!

Come avrete capito, se siete accaniti seguaci dei nostri pezzi, cerchiamo, il più possibile, di alternare interviste e storie. Per cui, dopo l’intensa storia del Filecchio Women della scorsa settimana, oggi torniamo in pompa magna, in grande spolvero, con il vestito buono della domenica addosso. Oggi vi presentiamo l’intervista che abbiamo fatto a Manuel Gasparro, il direttore sportivo dell’Alcione Milano 1952, la terza squadra di Milano.

Un piccolo guerriero in una città di Giganti

Ma che cos’è l’Alcione Milano? La ASD Alcione, come dicevo, è la terza squadra di Milano. Nata nel gennaio 1952, è una squadra di alto lignaggio e spessore, sia storico che sportivo. Infatti, è stata spesso protagonista del calcio dilettantistico provinciale e regionale della zona, facendo buoni risultati e vincendo vari titoli, e, nel corso degli anni, è stata guidata da importanti figure della vita pubblica milanese: Ernesto Pellegrini, ex presidente dell’Inter, e Carlo Tognoli, ex sindaco di Milano.

Ma il fiore all’occhiello di questa piccola ma combattiva società milanese è il settore giovanile. Questo, negli anni, ha sfornato una serie molto importante di giocatori professionisti, dei quali alcuni hanno giocato anche in grandi squadre del nostro calcio. Tra gli altri sono importante da ricordare: Giuseppe Dossena, Davide Corti, Alessandro Pistone (di cui vi abbiamo già parlato), l’Airone Andrea Caracciolo, Luca Martinelli e Lorenzo Dickmann.

La prematura scomparsa nel 2013 del Presidente Fabrizio Tonani ha imposto un cambio di società. Tonani è stato succeduto da Stefano Saccaggi, presente in Alcione da oltre vent’anni nel Direttivo della società, che, prese le redini della struttura, ha impresso un importante e ambizioso cambio di marcia, di cui ci parlerà proprio Gasparro nell’intervista.

Una società con la testa sulle spalle

1) Come in tutti i settori, anche il calcio dilettantistico è stato colpito dal covid. Come avete affrontato questa situazione?

Sicuramente il periodo del covid ha colpito il nostro settore in maniera profonda, in quanto, per le società dilettantistiche, non è stato creato un protocollo chiaro. Abbiamo dovuto comprare noi il materiale per adeguarci alla pandemia e per riuscire a garantire l’affluenza.

La chiusura totale, poi, è stata disastrosa perché mancano gli incassi, come nel caso della biglietteria che era una delle nostre entrate più importanti”.

2) Qual è il progetto per il futuro di questa società? Creare una sorta di cantera di giovani per prepararli al meglio a palcoscenici professionistici?

“Il nostro progetto è quello di affermarci con sempre maggior forza come la terza squadra di Milano, dopo Milan e Inter, cercando, con la prima squadra, di raggiungere una categoria come la Lega Pro. Inoltre, ci stiamo impegnando per lavorare con qualità per diventare una società che opera bene a livello di settore giovanile”.

3) La società Alcione è una delle più blasonate della Lombardia, come avete fatto ad arrivare a questo livello?

“Tanti anni di lavoro quotidiano dietro le quinte e tanta organizzazione.Il progetto, partito quattro anni fa, con i presidenti attuali è migliorato tanto, con la costruzione di campi nuovi e il miglioramento delle infrastrutture societarie.

Inoltre, lavoriamo intensamente alla strutturazione e alla gestione dello scouting, cercando di migliorarlo sempre più. Si cura ogni dettaglio”.

4) Come mai avete scelto di non affiliarvi a nessuna società importante, come in passato?

“Nella passata gestione c’era stata un’affiliazione con l’Atalanta. Questa volta, invece, abbiamo optato per una scelta autonoma come brand. L’affiliazione è solo una questione commerciale, di vendita del kit, ma preferiamo puntare sul marchio Alcione.

Ma abbiamo comunque ottimi rapporti con molte società importanti, perché ci vedono come una società seria e perché i nostri giocatori sono allenati in una certa maniera. Stiamo lavorando anche con club fuori regione di Serie A per garantire un futuro ai nostri ragazzi. Qui in Lombardia, per esempio, abbiamo stretti rapporti con Atalanta, Inter e Milan”.

5) Che cosa spinge una società ad acquistare un ragazzo? Che cosa si ricerca in un giocatore?

“Un grosso lavoro, in primo luogo, lo fa l’allenatore vedendo i giocatori in giro per i campi. Poi, ovviamente ci sono gli addetti allo scouting, che lavorano soprattutto nel fine settimana. Si ricercano soprattutto prospetti da poter migliorare e a cui dare visibilità per club professionistici.

La qualità tecnica è la prima caratteristica che cerchiamo nei ragazzi, poi ci sono anche altre specificità come il fisico e l’equilibrio, e poi dipende anche dalla categoria: ognuna ha le sue specificità.

Noi cerchiamo principalmente giocatori di qualità che possiamo far crescere attraverso un percorso interno alla nostra società. Noi preferiamo ragionare sul discorso della qualità e non tanto sul fisico, come, invece, fanno altre società”.

6) Nella vostra società sono passati nomi importanti, tra cui Dossena, Dickman, Martinelli e molti altri. Quali giocatori oggi, delle vostre squadre, pensa abbiano un ottimo futuro davanti?

“Ci sono giocatori, sia nella scuola calcio che nel settore agonistico, molto interessanti. Ogni anno mandiamo 12 giocatori nei club professionistici. In questo momento, due ragazzini dell’under 14 sono seguiti dagli osservatori e stanno facendo un percorso con due squadre di Serie A, ma ci sono tanti altri che sono davvero ottimi profili”.

7) Avendo fatto investimenti importanti sui campi e sulle infrastrutture, quanto conta per una società come l’Alcione avere un ottimo impianto, soprattutto a livello di immagine?

“Tantissimo. Infatti, la scelta della proprietà è stata, fin dalla nascita del nuovo progetto, di fare un investimento di 1 milione di euro per ampliare gli uffici, il bar e lo spogliatoio, e per costruzione due nuovi campi sintetici, a 11 e a 5.

Lo scopo primario è dare un buon servizio ai nostri tesserati. L’obiettivo finale era quello di avere le condizioni per fare tre allenamenti a settimana per tutte le squadre e di fare allenamento e partite in qualsiasi condizione, anche con la pioggia”.

8) Quanto secondo Lei, Direttore, è importante avere uno staff tecnico di qualità?

Tantissimo, lo staff tecnico ti fa fare il salto di qualità, alza l’asticella della competitività. Avere persone di qualità che si confrontano, si scambiano opinioni e crescono insieme ti fa crescere enormemente.

Abbiamo sia figure che hanno lavorato nel calcio professionistico e che hanno sposato poi il progetto Alcione, sia dei ragazzi giovani che possono molto dedicare tempo a questa attività, magari laureati in scienze motorie. Abbiamo dei lavoratori, come fisioterapisti, allenatori e membri degli staff, davvero molto competenti”.

Ringraziamo di cuore l’Alcione e il direttore sportivo Gasparro per l’intervista, e ringraziamo voi lettori per averci seguito anche oggi. Vi aspettiamo settimana prossima con una nuova storia dal mitico mondo del dilettantismo!

lascia un commento

Your email address will not be published.