La storia della settimana: McEnroe, “The Genius” anche a 47 anni

La storia della settimana: McEnroe, “The Genius” anche a 47 anni

Tennista geniale, personaggio esuberante. John McEnroe compie oggi 62 anni. Ricordiamone l’ultimo acuto di una carriera straordinaria, la vittoria a San José nel 2006.

La rivoluzione McEnroe

Nel mondo del tennis, tradizionalmente abituato a darsi un’immagine più moderata e posata rispetto ad altri sport più “sanguigni”, l’arrivo di John McEnroe a fine anni Settanta rappresentò un vero e proprio uragano. Lo statunitense portò un gioco istintivo e marcatamente votato all’attacco, dando un nuovo significato alla definizione di serve and volley. Il suo stile fu così innovativo da valergli il soprannome che non ha bisogno di traduzioni: The Genius.

McEnroe si distinse anche per il suo carattere rovente e polemico. Celeberrimi furono i suoi sfoghi contro arbitri, giudici di linea e talvolta addirittura avversari. La sua esuberanza gli valse le antipatie di molti “tradizionalisti” del tennis, che mal sopportavano una figura così eccessiva in uno sport “da lords”, ma anche la simpatia di tanti altri appassionati di questo sport e di migliaia di persone che non avevano mai visto un game prima di allora.

Un vincente in singolo e in doppio

Il carattere “difficile”, per usare un eufemismo, di McEnroe non gli impedì di affermarsi non solo nel singolo, ma anche nel doppio. Ciò che rende estremamente peculiare il suo palmarès, infatti, è il perfetto equilibrio tra vittorie da solo e in coppia. Sollevò 77 trofei in singolare, 77 in doppio, uno in doppio misto e 5 Coppe Davis.

A differenza di praticamente tutti gli altri grandissimi della storia del tennis, McEnroe si cimentò con il massimo impegno e con costanza in entrambe le categorie. Non snobbò mai la nazionale statunitense né i tornei in doppio, nemmeno all’apice della sua carriera. Peter Fleming, che al fianco di McEnroe vinse 50 trofei ATP, dichiarò: “La miglior coppia di doppio al mondo è quella composta da John e… chiunque altro”.

I trionfi nel SAP Open

Il duo Fleming-McEnroe, tra gli innumerevoli successi, ha avuto modo di vincere ben 6 edizioni del SAP Open, torneo professionistico tenutosi a San José dal 1889 al 2013, nonché uno dei più longevi degli USA. Un appuntamento fisso per tutti i migliori tennisti statunitensi e per molti big della classifica mondiale.

Oltre ai sei trionfi con il suo partner storico, McEnroe vinse 5 edizioni in singolo, una in coppia con il fratello Patrick e una con lo svedese Jonas Björkman. Proprio quest’ultimo trionfo merita un approfondimento, dal momento che è arrivato nel 2006, con un John già 47enne e ritirato da ormai 12 anni.

Un impatto travolgente

Grazie ad un invito speciale, la coppia Björkman-McEnroe poté accedere direttamente agli ottavi di finale, saltando tutta la fase di qualificazione. Lì finì però la benevolenza del tabellone, dal momento che il match di esordio li vide contrapposti alle teste di serie numero 2 del torneo, il duo australiano Huss-Arthurs.

L’incontro si concluse con una clamorosa vittoria in due set (6-3, 6-3) per Björkman-McEnroe. Se tecnicamente era prevedibile che John, dato il suo talento cristallino, non avesse accusato il passare degli anni, sulla tenuta atletica poteva emergere qualche dubbio in più. L’ultima partita da professionista risaliva al 1994, quando Huss e Arthurs non avevano ancora messo piede in un tabellone ATP. Ciò nonostante, McEnroe si presentò decisamente tirato a lucido e, grazie anche all’aiuto di un lanciatissimo Björkman, per nulla in imbarazzo dal punto di vista della forma fisica.

Road to the final

I quarti di finale non andarono molto diversamente. Björkman e McEnroe ebbero facilmente ragione di Fisher e Philipps. I due penarono appena di più nel secondo set, ma alla fine riportarono una comoda vittoria per 6-1, 7-5.

Decisamente più combattuta fu la semifinale. In caso di parità nei primi due set, il regolamento del SAP Open prevedeva un “super tie-break” a 10 punti. Il ceco Levinsky e lo svedese Lindstedt, teste di serie numero 4 del tabellone, riuscirono a portare la sfida fino a questo spareggio, che si concluse con un combattutissimo 10-8.

La finale e il record

La finale vide contrapposti Björkman-McEnroe e Goldstein-Thomas, coppia di statunitensi distintisi l’anno prima agli US Open, dove avevano raggiunto la semifinale. È possibile trovare in rete anche alcuni filmati dell’incontro. Per quanto in difficoltà in alcuni scambi più veloci, McEnroe regalò veri e propri lampi di classe, tra cui classici del suo repertorio come il colpo angolato ad uscire. La sua classe, unitamente all’ottima intesa con il compagno Björkman, permise ai due di aggiudicarsi la sfida con il punteggio di 7-6, 4-6, 10-7.

Il trionfo destò chiaramente stupore tra gli appassionati di tennis e non. Gli unici a non essere sorpresi, a quanto pare, furono proprio i due protagonisti. Se McEnroe ammise di “aver creduto di avere una possibilità”, ma di non aver avuto idea di quanto in là si sarebbero potuti spingere lui e Björkman, quest’ultimo addirittura sostenne di non essere stupito, sottolineando l’intelligenza e la grande capacità di fare squadra del suo compagno.

Grazie a questo successo, The Genius divenne il primo e finora unico tennista uomo a vincere almeno un torneo ATP in 4 decenni consecutivi. Un record che non sarà semplice superare e che dimostra, come se ce ne fosse ancora bisogno, la grandezza assoluta di questo atleta. Che continua a dire la sua nell’ATP Champions Tour, il circuito senior riservato alle leggende del tennis.  

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