Il Napoli fa la Juve e Gattuso incarta Pirlo

Il Napoli fa la Juve e Gattuso incarta Pirlo

Napoli-Juve è stata una gara molto tattica, decisa da un episodio. Un match disputato con umiltà dai partenopei, al contrario degli uomini di Pirlo, spesso arroganti e, forse, non ancora consapevoli dei propri limiti.

BIANCONERI ARROGANTI E CON ENORMI LIMITI

Napoli-Juventus è sempre un classico del nostro campionato. Spesso questa partita ha regalato forti emozioni, ma non questa volta. È stato un match molto tattico, sin dalle prime battute. L’ha decisa Insigne, su calcio di rigore. Gattuso ha ormai capito come incartare i bianconeri. Il tecnico calabrese ha schierato una formazione a sua immagine e somiglianza: umile, ordinata e concreta. Un tempo queste erano caratteristiche attribuite alla Vecchia Signora, ormai imborghesita e arrogante. Quello che però, forse, gli uomini di Andrea Pirlo non hanno ancora compreso è che i loro limiti sono ormai macroscopici e ogni gara può riservare loro brutte sorprese.

FORMAZIONI – Gattuso si è affidato ad un quadrato 4-2-3-1, o 4-4-2 a seconda dei movimenti di Lorenzo Insigne, con Bakayoko e Zielinski davanti alla difesa. Andrea Pirlo ha deciso di rinunciare ad un centrocampista, puntando su Bernardeschi come ala nel 4-4-2 e, allo stesso tempo, come rifinitore nel 3-5-2 in fase d’attacco.

FASE DI POSSESSO E COSTRUZIONE JUVE – In questa partita i bianconeri costruivano in maniera differente, a seconda delle situazioni di gioco. Senza Bonucci mancava il regista difensivo e, così inizialmente, Chiellini e De Ligt occupavano insieme la zona centrale. E se Cuadrado e Danilo si aprivano, come in questo caso, toccava ai due mediani, Rabiot e Bentancur, aiutare i i due centrali nella costruzione.

Il Napoli, con estrema calma e attenzione, lasciava impostare il capitano bianconero e l’ex Ajax che non riuscivano a saltare la prima linea di pressione e finivano, così, per passarsi continuamente il pallone. Difatti, Chiellini e De Ligt hanno toccato la sfera più di qualsiasi altro uomo nel rettangolo di gioco: 123 volte il primo, 105 l’olandese (dati SofaScore.com).

Rabiot, dunque, cercava di abbassarsi sulla linea arretrata per consentire l’uscita dal basso. Ma la lentezza del francese non ha di certo migliorato le cose.

E allora ha provato Bentancur a svolgere la medesima mansione, con Danilo e Bernardeschi che stringevano per provare ad intasare le zone centrali, formando l’ormai noto 3-5-2 in costruzione.

FASE DI NON POSSESSO NAPOLI E JUVE – L’atteggiamento degli uomini di Gattuso, nel primo quarto d’ora di gara, è stato molto aggressivo. Osimhen e Insigne seguivano in particolare i due mediani bianconeri, per costringere Szczesny o i centrali difensivi a spazzare il via pallone.

E non sono mancate situazioni in cui fosse lo stesso portiere polacco ad essere pressato.

La Juve, dal canto suo, riusciva però ad uscirne e Gattuso non ha esitato a riportare l’ordine fra i suoi giocatori. Il Napoli per il resto del match ha difeso compatto, con tutti gli effettivi dietro la linea del pallone. Inoltre, ha quasi sempre aspettato la Vecchia Signora nella propria metà campo.

RINO INCARTA L’AMICO ANDREA – Come detto sopra, il team di Pirlo, data la disciplina in campo dei partenopei che si difendevano con due linee da quattro, era costretto a palleggiare con Chiellini e De Ligt. E quando quest’ultimi allargavano il gioco, ecco che gli esterni bianconeri venivano puntualmente raddoppiati sulle corsie esterne. Ma non vi era alcuna possibilità di sfondare.

A metà della seconda frazione Gattuso ha inserito Fabianz Ruiz ed Elmas, rinforzando il proprio assetto, mutato in un ancor più conservativo 4-1-4-1 con Bakayoko unico pivot. Intanto i due innesti non dovevano perder di vista Rabiot e Bentancur.

Ma col passare del tempo gli uomini di Pirlo alzavano la pressione, il Napoli arretrava e si difendeva con tre linee, non due (guardate il gran lavoro degli attaccanti), molto strette.

I LIMITI DI UN’ARROGANTE VECCHIA SIGNORA – La Juventus, specie nella seconda frazione, ha dominato il match: 66% di possesso palla e ben 18 tiri verso la porta a 1 (dati SofaScore.com). Ma ogni gara è formata da 90 minuti, non 45.

L’impressione è che i ragazzi di Pirlo non riescano ancora a giocare da collettivo. Specie in match bloccati, dove superare una o due linee di pressione diventa cruciale, la Juve incontra enormi difficoltà perchè non rischia mai la giocata. Pensa sempre di trovare il gol, in un modo o nell’altro, grazie alle intuizioni di Ronaldo o di qualche altro campione.

Guardiamo cosa succede in questa situazione. Bentancur e Rabiot si trovano nella stessa zona, quasi uno sopra l’altro. Bernardeschi e Morata si trovano giustamente alle spalle della linea dei centrocampisti napoletani. Peccato che nessuno dei due mediani bianconeri provi a verticalizzare, preferendo ritornare da Chiellini e De Ligt. Difatti, sia il francese che l’ex Boca, in tutta la partita, non hanno realizzato alcun passaggio chiave per i compagni (dati SofaScore.com).

Molto probabilmente i bianconeri hanno pensato di poter colpire in qualsiasi momento un Napoli incerottato, non provando ad accelerare nella prima parte di gara. Ma i partenopei sono stati cinici e concreti, sorprendendo forse la Vecchia Signora. Una Juventus che stava ritrovando sicurezze giocando proprio in questo modo: gol e difesa del risultato, lasciando il palleggio all’avversario.

Ma l’imprevisto è arrivato e quando gli uomini di Pirlo hanno deciso di alzare davvero il ritmo, ormai era troppo tardi: il Napoli non lasciava passare più nemmeno uno spillo. E la Juve è rimasta lì con l’amaro in bocca, forse non ancora consapevole dei suoi enormi limiti.

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