Il mondo dei darts paese per paese, dalla Q-School al PDC Tour

Il mondo dei darts paese per paese, dalla Q-School al PDC Tour

Chiuse le porte della Q-School, andiamo a sbirciare chi si è aggiudicato le Tour Card e scopriamo in un breve giro del continente perché alcuni giocatori hanno i darts nel loro DNA.

THE EYE OF THE TIGER

Si spengono le luci nelle sale di Milton Keynes e a Niedernhausen, che per dieci giorni sono state il teatro delle PDC Q-School. Ai partecipanti è stata offerta l’opportunità più unica che rara di guadagnarsi una Tour Card PDC e con essa di giocare da protagonista, partecipando agli eventi clou della federazione.

La notizia che più balza alla cronaca arriva dalla European Q-School e farà la gioia di migliaia di fans storici: Achtung, bitte! Barney is back!
Raymond Van Barneveld, il gigante olandese pluricampione del mondo, è riuscito a riguadagnare il proprio posto nel circuito. Pertanto tornerà a calcare le pedane e a mandare in visibilio i soldati nelle file della Barney Army.

Insieme a lui e pertanto diplomati alla Q-School, i connazionali Zonneveld e Nentjes, i tedeschi Schindler, Unterbuchner e Marijanovic, il belga De Vos, il greco Michael, l’austriaco Lerchbacher e la grande rivelazione dell’ultima giornata, ovvero Boris Koltsov, il primo giocatore russo della storia a vincere una Tour Card.

QUESTO NON È (ANCORA) UN PAESE PER DARTERS

Insieme a Daniele Pedro Petri, autore di giocate davvero pregevoli che sfortunatamente non gli sono valse la qualifica, l’altro (inaspettato ed altrettanto sfortunato) alfiere del tricolore è stato Sergio Krassen, trentunenne dal doppio passaporto, che gioca battendo bandiera italiana pur vivendo ed allenandosi nei Paesi Bassi. Il bel paese, seppur ottimamente rappresentato, sembra non abbia ancora i numeri per competere alla pari con altre nazioni.

Perché una disciplina di nicchia si sdogani al punto da diventare un fenomeno pressoché mainstream, è necessaria una visibilità capace di attirare gli sponsor. Nel nostro paese questo processo pare non essersi ancora innescato.

Questo non significa comunque che in Italia non esistano darts club e/o giocatori di livello. Se si considerano le varie federazioni, i darts team attivi sul territorio nazionale (principalmente in Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche e Veneto) sono diverse centinaia. Ogni anno sono tantissimi gli appassionati che approdano nel fantastico mondo del freccettismo amatoriale e dilettantistico.

DOVE IL GIOCO SI FA DURO

Quali sono però le nazioni che giocano la parte del leone in materia di darts?

Sicuramente la Gran Bretagna! L’istituzione della National Darts Association – udite, udite – risale addirittura al 1924. E attualmente e non a caso, tra i primi 10 giocatori del mondo, si annoverano 5 inglesi, due scozzesi e 1 gallese (Gerwyn Price, ndr, il quale insieme a Jonny Clayton ha regalato al Galles la vetta del ranking ed una revanche agonistica di grande valore). Il Regno Unito è stato il primo paese a dedicare una copertura televisiva agli eventi più in vista delle federazioni PDC e BDO. Pertanto in questo modo aiuta la diffusione capillare di quello che oggi è un fenomeno sportivo distintivo della terra d’oltremanica.

Sapete chi altro gioca tantissimo a freccette? Gli americani! Attualmente i giocatori statunitensi sono oltre 17 milioni. La scarsa presenza di giocatori a stelle e strisce negli eventi PDC è principalmente dovuta alla dislocazione geografica che ne scoraggia la partecipazione (ricordiamo che non è facile a livello amatoriale fare il salto nel professionismo senza l’ausilio di uno sponsor di livello).

Last but not least, non si può non menzionare l’Olanda, la terra natia del buon Barney. Ai Paesi Bassi si deve il merito di aver riconosciuto ai darts lo statuto di disciplina sportiva vera e propria (e non più solo di passatempo da pub) causandone una progressiva diffusione a macchia d’olio in tutta l’Europa continentale. A tal proposito si è espresso Michael Van Gerwen, il tre volte campione del mondo, il quale ha sottolineato quanto la televisione abbia svolto un ruolo chiave per il successo e la popolarità di questo sport. Il broadcasting, sostiene Mighty Mike, è stato ciò che ha richiamato capitali che permettono attualmente (e permetteranno in futuro) ai darts di attirare un livello di interesse sempre maggiore, a livello globale.

Nell’attesa di poter presto annoverare un connazionale tra i big dei darts, l’appuntamento con i nostri eroi è per il 25 febbraio con le prime Super Series del Pro Tour! Buon 180 a tutti!

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