Pietrasanta 1911, come le squadre storiche possano arrivare a sospendere l’attività

Pietrasanta 1911, come le squadre storiche possano arrivare a sospendere l’attività

Bentornati nel salotto settimanale sul calcio che conta davvero, che ci scortica le mani e ci finisce il fiato in gola ogni domenica, a gioire e a soffrire per la nostra squadra del cuore.

Avete già pensato al calcio patinato delle stelle? Macché, stiamo parlando, ovviamente, del calcio sporco e violento di provincia.

Benvenuti nella rubrica settimanale sul calcio dilettantistico.

Oggi parliamo del Pietrasanta 1911, una gloriosa squadra della Versilia Storica con un passato leggendario, ma che ha una particolarità: ha sospeso l’attività. Perché, come avrete capito se ci leggete da un po’ di tempo, a noi di coast2coast piace esplorare il calcio in tutte le sue sfaccettature, da ogni lato del prisma, anche da quelli più bui e malinconici.

In questa avventura, saremo accompagnati dalle parole di Pietro Lazzerini, storico tifoso della squadra ed ex assessore comunale allo sport proprio negli ultimi anni di vita della società.

Ciao Pietro, per iniziare parlerei un po’ del Pietrasanta 1911.

Sì, il Pietrasanta Calcio 1911 ad oggi è chiuso, perché due anni fa, dopo la doppia retrocessione dalla Eccellenza alla Prima Categoria, non ci furono più le forze economiche e la volontà di andare avanti.

Oggi, al suo posto abbiamo lo Sporting Pietrasanta, che militava, prima del Covid, in Prima Categoria, che però è un essere a sé stante rispetto allo storico Pietrasanta.

Qual è il rapporto tra i due Pietrasanta? Sono legati storicamente o idealmente o sono esseri diversi e contrastanti?

Le cose sono complicate.

Il Pietrasanta “storico” ebbe alcuni problemi societari negli anni ’90, quando, per salvare il nome fu obbligato a fare una fusione societaria da cui nacque il Versilia.

Poco dopo, rinacque come Marina di Pietrasanta con presidenti Carlo Ciaponi e Serafino Coluccini. Ma i due dopo un po’ litigarono e Coluccini si disinteressò al calcio. La squadra riuscì a rialzare la china e a raggiungere di nuovo vette importanti, tra cui la finale playoff per la Serie D persa contro il Lentigione.

Nel mentre Coluccini, re-interessatosi al calcio, fondò una propria società, proprio lo Sporting, che, con la cessazione delle attività del Pietrasanta Calcio, si è trovata ad essere l’unica squadra della città.

Al di là delle vicissitudini degli ultimi anni, qual è la storia del Pietrasanta 1911?

La storia del Pietrasanta è sempre stata gloriosa: era l’unica squadra della città e giocava in Serie D (l’allora Quarta Serie). Per questo, negli anni ’70 e ’80, lo stadio, che è in pieno centro, era l’unica attrazione domenicale per tutti i nostri concittadini. La squadra era seguitissima, tanto che riusciva a portare sulle tribune puntualmente 750/1000 tifosi ogni settimana.

I derby erano veramente tanto sentiti, sia quelli contro le altre squadre versiliesi (da noi il campanile pretende sempre la sua parte), sia quelli contro il Siena, la Carrarese e la Lucchese.

La squadra era, poi, ambitissima da fior fior di giocatori toscani e non solo, sia perché è un bel posto dove piantare le tende se così si può dire, sia perché la situazione societaria in quegl’anni era molto solida (pensa che uno dei proprietari fu Sergio Bernardini, il padrone della Bussola, la celebre discoteca della Riviera).

Era una vera e propria “società famiglia”.

Dal punto di vista delle vittorie, quali sono le punte storiche della società?

La stagione più gloriosa fu quella 1978-79. In quell’anno, la squadra vinse il campionato di Serie D e raggiunse una storica promozione in Serie C2, con la coppia d’attacco Ricciarelli-Bruzzone. I due ci trascinarono al titolo, stravinsero la classifica cannonieri e, addirittura, l’anno dopo furono acquistati dalla Fiorentina.

L’anno dopo facemmo una difficile Serie C, guidati da un giovanissimo Gianluca Signorini, bandiera del Livorno e del Genoa, morto purtroppo di SLA, che veniva tutti i giorni in treno da Livorno per allenarsi e poi si fermava con noi ragazzini a giocare nella Piazza del Comune.

La chiusura della squadra, quindi, è stata una vera e propria ferita per la città.

Sì, sicuramente. È una pagina della nostra storia che tutti sperano di riaprire al più presto, perché nessuno la vuole considerare conclusa. Ciaponi cercò in tutti i modi di tenere aperta la società e di salvarla. Tentò pure la fusione con il Seravezza, ma una parte della politica locale, proprio pietrasantina, si oppose, non se ne fece di nulla e tutti svanì. A quel punto la società non aveva più le forze per andare avanti e chiuse.

Questa debolezza economica e societaria e la tendenza a fallire mi sembra endemica della Versilia, penso per esempio al Viareggio. Secondo te è così, oppure è una casualità?

Effettivamente è vero. Non solo Pietrasanta e Viareggio, ma penso anche al Seravezza costretto alla fusione con il Pozzi, oppure a Real Forte e Querceta anch’esse costrette alla fusione nonostante militassero in Serie D.

La questione, in primo luogo, è economica: i costi sono altissimi e sostenerli diventa veramente difficile. Poi da noi, probabilmente, si aggiunge il problema del campanilismo: ogni paese vuole avere la sua squadra e non riesce a pensare fuori dal proprio orticello.

Quando ero assessore erano presenti sette squadre militanti dalla Terza Categoria alla Promozione nei quattro comuni della Versilia Storica (Pietrasanta, Stazzema, Seravezza e Forte dei Marmi). Ai tempi proposi, per abbattere i costi e migliorare la situazione, di unire almeno il settore giovanile e crearne uno intercomunale, ma, come sempre le volontà campanilistiche prevalsero e non se ne fece di nulla.

quali sono le possibilità di rivedere il Pietrasanta 1911 in campo e, in generale, qual è la situazione del calcio qui?

Per quanto riguarda la rinascita del Petrasanta 1911, è una ambizione sentitissima ma veramente difficile da attuare.

Per quanto riguarda lo Sporting, la società, prima del Covid, stava crescendo, era riuscita a raggiungere un buon seguito di pubblico e l’anno scorso era partita con i vantaggi del pronostico. In parte gli ha disattesi, ma come si sa non è mai facile confermare le attese.

Il covid, poi, un po’, come per tutte le società, li ha destabilizzati economicamente a causa dei mancati introiti, anche se la situazione sembra stabilizzata.

Per concludere, qual è secondo te il futuro del Calcio in Versilia?

Io rimango sicuro sulle mie posizioni: l‘unica via di sviluppo sensata è quella di riunire le forze a partire dalle scuole calcio giovanili.

Abbiamo un potenziale enorme: la Versilia è una fucina di talenti e sarebbe un’ambitissima zona in cui crescere. Inoltre, diventerebbe potenzialmente uno dei centri di calcio giovanili più grandi della Toscana, alla pari di quelli delle grandi squadre.

L’unificazione del calcio giovanile ci permetterebbe, oltretutto, di bypassare l’atavico problema del Campanile, che è inestirpabile dalle nostre terre.

Pensa soltanto al fatto che, in Versilia, per la tradizione del Carnevale si gioca ancora il Torneo delle Contrade, le cui partite spesso hanno più seguito di quelle delle squadre locali e che anche in molti giocatori riscuotono molto più interesse del calcio dilettantistico mainstream, visto anche il fatto che i vincitori del torneo sono tenuti in massima considerazione, ricordati e coccolati dai loro compaesani.

Questo la dice lunga sull’atteggiamento verso il calcio che vige qua in Versilia.

Per oggi è tutto, gentili lettrici e lettori, vi aspettiamo settimana prossima con una nuova storia proveniente dai meandri del calcio nostrano, dagli opachi e flebili echi del calcio tutto sudore e fatica, dalle frequenze del calcio dilettantistico.

A settimana prossima!

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