Quando il Cinema incontra il Basket: He Got Game

Quando il Cinema incontra il Basket: He Got Game

He Got Game è un inno d’amore del regista Spike Lee alle sue due più grandi passioni, il basket e il cinema. Questa pellicola, nel pieno stile di Lee, è un duro spaccato di realtà su tutto ciò che circondava (e probabilmente circonda tutt’ora) l’NBA alla fine degli anni ’90, dai sogni ai compromessi.

LA TRAMA DI HE GOT GAME

Come detto nell’introduzione, il tifosissimo dei New York Knicks Lee nel 1998 decise di fondere le sue più grandi passioni scrivendo e producendo quello che da molti è considerato come il più grande film sulla palla a spicchi.

La pellicola racconta la storia di Jesus Shuttlesworth, interpretato dal futuro bicampione NBA Ray Allen, il più grande talento cestistico della costa orientale degli States. Jesus si trova in un momento cruciale della sua vita e della sua carriera. Deve infatti scegliere quale college frequentare (una scelta che è determinante anche per il futuro draft NBA). Il ragazzo però è molto testardo e non vuole subire influenze dall’esterno. Questa testardaggine è dovuta anche alla difficile situazione familiare del ragazzo. Vive da solo con la sua sorellina, suo padre (interpretato da Denzel Washington) è in carcere a scontare una lunga pena per l’omicidio di sua moglie e madre dei suoi figli. Oltre alla drammatica situazione che vive in famiglia si unisce il difficile contesto sociale. Jesus vive infatti a Coney Island, una delle zone più difficili di Brooklyn, dove a farla da padrona è la malavita.

I COMPROMESSI IN HE GOT GAME

Il film, riprendendo quanto detto all’inizio, parla anche dei compromessi che si vengono a creare intorno alle giovani star. Uno di questi, ed è uno delle chiavi del film, è quello proposto dal direttore del penitenziario in cui è incarcerato a Jack Shuttlesworth, padre di Jesus. Il direttore, da parte del Governatore dello Stato, propone a Jack una forte riduzione di pena se riuscirà a convincere suo figlio ad iscriversi all’Università di Big State, della quale il governatore è accesissimo sostenitore. Jack accetta e con un espediente ottiene un permesso di una settimana per tornare a casa, ovviamente il detenuto verrà sorvegliato dagli agenti Crudup e Spivey. Com’è prevedibile però il primo incontro tra padre e figlio non va per il meglio.

UN AMBIENTE DI SQUALI

L’ultima settimana prima della fatidica scelta si rivela pesantissima per Jesus. Il ragazzo è infatti pressato da tutte le persone a lui care. Gli zii con cui è cresciuto dopo la morte della madre, il suo allenatore, la fidanzata Lala, la quale arriva ad accettare denaro per esercitare la sua influenza sul ragazzo. Controversi procuratori sportivi lo vengono a trovare per spingerlo a entrare direttamente nella NBA e saltare il passaggio dall’università. Le stesse università lo invitano e lo portano a visitare il loro campus per invogliarlo nella scelta.

Jesus però resta indeciso: deve badare a sua sorella minore, vive in un quartiere povero e diventare subito un giocatore professionista gli risolverebbe subito i problemi economici. Questo però lo priverebbe della possibilità di avere un’istruzione universitaria, correndo il rischio di essere circondato di parassiti e di cadere nei mille pericoli dello sport professionistico. Tutti sentono l’odore dei soldi che Jesus guadagnerà, la situazione lo disgusta parecchio, portandolo a chiudersi in sé stesso.

LA CONCLUSIONE DI HE GOT THE GAME

La settimana è oramai giunta al termine, la notte prima della conferenza stampa Jesus e suo padre Jack finalmente dialogano tra loro. Jack confessa di aver scelto il nome del figlio in onore del suo idolo, Earl “Black Jesus” Malone che nel ’73 vinse l’NBA con i Knicks. Il bel momento familiare porta Jack a rivelare il vero motivo per cui è uscito di prigione. Jesus allora lo sfida in un 1 vs 1: se vincerà il padre firmerà per la Big State, se vincerà Jesus il ragazzo firmerà per dove vorrà.

La sfida viene facilmente vinta da Jesus, che davanti a Crudup e Spivey, sopraggiunti per riportarlo al carcere di Attica, getta davanti al padre le carte della sua iscrizione a Big State. Tuttavia, commosso dalla sincerità e dall’affetto che il padre prova per lui nonostante i suoi rifiuti, Jesus accetta comunque di iscriversi a Big State e lo comunica ufficialmente durante la conferenza stampa al suo liceo, mentre Jake, ora tornato in carcere, riesce finalmente ad avere un dialogo con il figlio. Ma in conclusione il direttore del carcere si rimangia la parola negando l’abbreviazione della pena e vanificando così il sacrificio di Jesus.

UN AFFRESCO ICONICO

A rendere un’icona questo film, oltre alla storia, ci pensa la precisione e la dovizia di Spike Lee nel raccontare i retroscena del mondo del basket, mostrando come dietro le stelle dei parquet dell’NBA ci siano una folla di personaggi piuttosto viscidi. Ma la memorabilità della pellicola è dettata anche dall’enorme cast da cui è composto. Oltre ai già citati Ray Allen e Denzel Washinghton, figurano Milla Jovovich, Rosario Dawson e John Turturro. A questi si aggiungono molti atleti dell’NBA di quegli anni, nelle proprie vesti o di quelli di personaggi di fantasia. Tra questi Micheal Jordan, Shaquille O’Neal, Charles Barkley, Reggie Miller, Rick Fox, Travis Best, John Wallace, Walter McCarty e il compianto John Thompson. In somma Spike Lee ha messo su cellulosa una storia di basket, per il basket e raccontata da il basket, una pellicola assolutamente imperdibile per ogni appassionato di questo sport.

DOVE GUARDARE HE GOT GAME

He Got Game è disponibile in streaming a noleggio su: CHILI a 2,99€ per la versione SD; Google Play; Apple Itunes a 2,99€ per la versione HD; TIMVision a 2,99€ per la versione SD; Amazon Prime Video a 2,99€ per la versione SD, a 3,99€ per la versione HD. He Got Game è disponibile in streaming con la modalità acquisto su: CHILI a 7,99€ per la versione SD; Google Play; Apple Itunes a 8,99€ per la versione HD; Amazon Prime Video a 7,99€ per la versione SD, a 8,99€ per la versione HD.

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