Il caso di Jess Bolden: cosa significa essere donna negli Esport

Il caso di Jess Bolden: cosa significa essere donna negli Esport

È assurdo come nel 2021 si debba ancora parlare di casi come quelli di Jess Bolden, in un mondo, incluso l’Esport in cui le donne/ragazze devono combattere contro il sessismo.

JESS BOLDEN E LA DISPERATA DECISIONE

Jess Bolden, meglio nota come Jess, è una streamer molto attiva sulla piattaforma, ma è soprattutto una giovane analista e commentatrice.  La venticinquenne australiana, infatti, è diventata una delle voci del celebre Six Invitational, uno degli eventi di esport più famosi del pianeta, e ha di recente partecipato alle finali dell’edizione 2020 della European League.

Sul suo canale Twitch, la giovane streamer porta una grande varietà di giochi, in particolare gli sparatutto e soprattutto Rainbow Six: Siege, colosso di Ubisoft che si è da tempo imposto nel panorama degli Esports internazionali. 

Di recente, però, Jess ha dovuto, in un video, ufficializzare il suo abbandono a Rainbow Six. Perchè? A causa del comportamento tossico dei giocatori online. Il videogioco sopracitato è molto tattico e, dunque, necessita di un microfono per essere giocato ad alti livelli. Oggi, per una ragazza, connettersi all’interno di una lobby multigiocatore e dover parlare con una squadra di compagni maschi si può trasformare molto velocemente in un’esperienza terribile.

La giovane streamer è stata costretta a dover abbandonare il gioco, perchè durante le sue dirette succedeva l’impossibile: commenti sessisti, molestie sessuali, persino frasi apertamente razziste pronunciate per danneggiare il canale Twitch della caster.

IL PARADOSSO

Sono sempre di più le ragazze e le giovani donne che devono affrontare le mele marce delle comunità online. Nel corso degli ultimi anni sono emersi centinaia di casi di aggressioni verbali nei mondi di numerosi titoli competitivi, come ad esempio Overwatch e League of Legends.

Tantissime ragazze sono costrette a tenere segreta la loro identità per paura di essere poi aggredite e insultate.  La situazione ha del paradossale, perché gli ultimi dati parlano di un mercato composto al 48% dal pubblico femminile, ma nel quale si vive e primeggia quotidianamente un atteggiamento tossico da parte dei giocatori di sesso maschile. 

Ora vi faccio una domanda, cari lettori: secondo voi è normale che nel 2021 una ragazza debba nascondere la propria identità per giocare ai videogiochi? Le persone dovrebbero capire semplicemente che per altre attività esistono dei siti apposta.

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