Roma-Milan, grande prova di forza dei rossoneri all’Olimpico

Roma-Milan, grande prova di forza dei rossoneri all’Olimpico

Roma-Milan, disputata domenica sera, è stata una gara insolita per il nostro campionato, con un ritmo a tratti spumeggiante. I rossoneri l’hanno vinta con coraggio e determinazione, dimostrando di essere l’unica vera antagonista dell’Inter.

MILAN COERENTE E DETERMINATO COME IL SUO ALLENATORE

Dopo il derby il Milan ci era sembrato sulle gambe, ormai senza benzina. Ma il Diavolo, nel posticipo di domenica, ha espugnato l’Olimpico vincendo 2-1. Molto probabilmente in pochi si aspettavano una risposta del genere da parte dei ragazzi di Pioli. Perchè i rossoneri, nonostante il solo gol di scarto, hanno battuto nettamente la squadra di Fonseca. E lo hanno fatto con determinazione, aggressività e, soprattutto, con coerenza. Non hanno perso fiducia dopo il confronto stracittadino della scorsa settimana ma, anzi, hanno affrontato la gara con lo stesso atteggiamento. Perchè, semplicemente, è nella natura di questo Milan: l’unica vera anti-Inter.

FORMAZIONI – Date le diverse assenze nel reparto arretrato, Fonseca ha schierato Cristante sulla linea difensiva. Mkhitaryan e Pellegrini formavano la coppia di trequartisti alle spalle dell’unica punta Mayoral, nel 3-4-2-1. Pioli, sempre fedele al suo 4-2-3-1, ha rinunciato a Romagnoli, preferendogli Tomori. Saelemaekers e Rebic agivano sulle corsie esterne.

FASE DI COSTRUZIONE MILAN E NON POSSESSO ROMA – Come sempre il Milan dava inizio alla propria manovra con il classico 4+2, con Theo Hernandez e Calabria chiamati ad allargarsi, per dare ampiezza.

La Roma, per buona parte della prima frazione, a differenza degli ospiti, non aggrediva la prima costruzione rossonera. Anzi, spesso i capitolini attendevano a metà campo. Mayoral e Mkhitaryan si allineavano e avevano il compito di schermare Tonali e Kessié.

Pellegrini, dunque, senza palla, diventava l’interno destro di un centrocampo a 3. Si veniva così a creare quel 5-3-2 scelto da Fonseca in fase di non possesso.

I padroni di casa, conoscendo ormai lo strapotere di Kessié, non volevano concedere sbocchi centrali e hanno costruito una vera e propria gabbia intorno all’ivoriano. Così, Calabria si abbassava per aiutare i due centrali difensivi, mentre Hernandez dall’altra parte si alzava per lasciare lo spazio a Tonali, defilatosi per uscire dalla morsa giallorossa.

FASE DI COSTRUZIONE ROMA E NON POSSESSO MILAN – Dall’altra parte la Roma provava a costruire con Pau Lopez, Cristante avanzava per portar con sè Ibrahimovic mentre i due braccetti, Mancini e Fazio, aumentavano il raggio d’azione.

Ma è qui che si è vista la netta differenza tra le due compagini. I rossoneri hanno avuto sin da subito un atteggiamento molto aggressivo. Villar arretrava per facilitare l’uscita palla al piede, ma veniva puntualmente seguito. Tonali pedinava Veretout e la squadra di Fonseca non sapeva come poter organizzare la manovra in modo pulito.

Infatti l’ex Brescia si sganciava per controllare ogni movimento del centrocampista francese. Calhanoglu faceva la stessa con Villar.

Pau Lopez e tutta la formazione giallorossa, soprattutto nel primo quarto d’ora di gara, hanno sofferto molto la pressione del Diavolo e, così, Ibra, per poco, non li punisce.

ROMA DISUNITA E ALTALENANTE – E quando gli uomini di Fonseca provavano ad alzare il baricentro, i meneghini riuscivano comunque a ribaltare velocemente l’azione. Qui, il Milan esce dal pressing giallorosso e la sfera arriva a Rebic, sul fronte sinistro. Ma la Roma si è ricompattata (solo Mayoral è rimasto sul cerchio di centrocampo) e, in netta superiorità numerica, recupera facilmente il possesso.

Ma la Lupa ha un rendimento altalenante anche nella stessa partita. E già nella prima frazione si venivano a creare delle vere e proprie voragini nello schieramento dei padroni di casa.

Spesso il centrocampo ripiegava in ritardo e, quando i rossoneri avanzavano, toccava direttamente alle linea difensiva affrontare di petto palloni scoperti.

Anche dopo l’intervallo i reparti, per lunghi tratti, erano troppo distanti l’uno dall’altro, mentre i rossoneri accorciavano in avanti con una certa reattività.

I MERITI DI PIOLI – E proprio da una situazione molto simile a quella vista sopra, il Milan ritrova il vantaggio con Rebic. Pau Lopez prova ad impostare per saltare la prima linea di pressione avversaria, ma i rossoneri recuperano alto il pallone e, con due passaggi, vanno in porta.

L’ha decisa il croato con un gol da attaccante puro. L’ex Eintracht è stato contestato molto nell’ultimo periodo, ma ha risposto con un’eccellente prestazione. Merito anche di Pioli che, dopo un derby deludente, non ha avuto il minimo dubbio nel puntare ancora sul vice-campione del mondo. E sono stati soprattutto i tagli verso il centro di Rebic a mandare in tilt la retroguardia giallorossa. Incursioni che svuotavano la corsia mancina per facilitare le scorribande di Theo Hernandez.

Insomma l’ex tecnico Viola ha scelto la via della continuità, della costanza, per continuare a trasmettere un certo tipo di mentalità alla squadra. Il Milan, come detto, ha affrontato questa gara con la stessa aggressività della scorsa settimana, senza pensare troppo agli eventuali rischi. E questa volta lo spirito battagliero e propositivo ha pagato eccome.

Certo, devi anche avere a disposizione gli uomini giusti. Diciamocela tutta: con Romagnoli in campo una cosa come questa non sarebbe mai potuta accadere.

Pioli optando per Tomori si è preso una bella responsabilità, ma ne è valsa la pena. Perchè il suo Diavolo ha dimostrato di poter far a meno anche del suo capitano. Forse è anche per questo che il Milan è la vera anti-Inter.

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