GhiviBorgo, quando l’unione fa la forza

GhiviBorgo, quando l’unione fa la forza

Bentornati, gentili lettrici e gentili lettori, sulle colonne della rubrica settimanale più attesa, quella sul dilettantismo, sempre qui su Coast2Coast.

Oggi parliamo di una delle squadre più in vista del contado lucchese, il GhiviBorgo, società nata nel 2012 dalla fusione del Ghivizzano e del Borgo a Mozzano con Emilio Volpi, dirigente della squadra.

Come è nata la vostra società?

“Il GhiviBorgo è nato, nel 2012, dalla fusione delle due ex società del Ghivizzano e del Borgo a Mozzano (da cui il nome), che galleggiavano entrambe con alterne fortune tra Promozione ed Eccellenza.”

Com’è nata la fusione?

Noi di Ghivizzano e gli amici di Borgo, come Sandro Pieri, Pierangelo Pellegrini, Renato Amidei e, il compianto, Remo Garibaldi [a cui è dedicato lo stadio comunale di Borgo a Mozzano], ci conoscevamo ormai da anni e, visto che in entrambe le società eravamo “quattro gatti”, abbiamo deciso di unire le forze.

E le cose sono andate bene. Abbiamo raggiunto risultati importanti, tenendo anche conto del punto da cui partivamo. Infatti, dopo esser riusciti a superare l’Eccellenza ed aver raggiunto i playoff di Promozione, grazie al ripescaggio, siamo arrivati in Serie D e, ormai, sono sei anni che giochiamo stabilmente in questa categoria.

Tra l’altro, il primo anno di D avevamo una formazione importante allenata da mister Fanani, e il campionato andò benissimo, arrivammo nelle prime sei e facemmo pure i playoff.

Per una realtà piccola e provinciale come la nostra, giocare contro società importanti come Rimini e Forlì è incredibile.”

Com’è essere una piccola tra le grandi piazze del nostro calcio di periferia?

È una grande soddisfazione, ma anche un grande impegno, per la società e per i giocatori. Infatti, il primo anno di D abbiamo dovuto giocare a Lucca allo Stadio Porta Elisa, ospiti della Lucchese. Poi abbiamo dovuto giocare a San Giuliano Terme, dove non incassavamo neanche l’equivalente del costo del campo, per la distanza dalle nostre zone. Oggi giochiamo a Bagni di Lucca per fortuna, che è vicina e ci permette di intessere un dialogo e un rapporto più stretto con il territorio. Il campo lì è molto bello, attrezzato e con molti comfort, ma abbiamo dovuto lavorarci molto, perché era abbandonato e in cattivissime condizioni.”

Qual è il vostro momento da ricordare? Quello che tenete più nel cuore?

“Sicuramente gli spareggi di Eccellenza contro il Castiadas. Infatti, avendo pareggiato in casa all’andata, i giochi si dovevano risolvere nel ritorno in Sardegna.

L’emozione era enorme. Per noi è stato uno sforzo logistico grandissimo: una parte della società e i giocatori andarono là in aereo e un’altra parte della società, grazie all’aiuto fondamentale della Misericordia di Borgo a Mozzano senza la quale probabilmente non saremmo riusciti nell’impresa, raggiunse il resto del gruppo con dei pullman pieni del materiale logistico della squadra.

Nonostante loro avessero due risultati su tre, riuscimmo a vincere in modo perentorio 2-1, andando prima sul 2-0 e poi prendendo il gol dell’accorcio a 10 minuti della fine, vivendo, quindi, anche un finale un po’ thriller.

E la cosa ancora più bella è che con loro siamo ancora in ottimi rapporti. Dopo la partita abbiamo festeggiato il Terzo Tempo in campo tutti insieme, mangiando e bevendo, anche se abbiamo festeggiato un po’ di più noi!

Com’è per voi giocare in Serie D?

È strepitoso. Parti la mattina con la squadra, tutti insieme, conosci moltissime persone, è emozionante. E poi si vedono posti bellissimi: Foligno, Gubbio, Rapallo, Savona, Sanremo, Rimini, Forlì, Cattolica. È stato un po’ meno bello l’anno scorso perché eravamo nel girone piemontese e là è freddo!”

Questa stagione come sta andando?

“Per me è un campionato falsato. È impossibile svolgere regolarmente un campionato dove ci sono squadre con 7/8 partite da recuperare. Quando le svolgeranno? I giochi in quel momento saranno fatti?

Secondo me la Federazione dovrebbe far recuperare tutte le partite prima delle ultime 4/5 giornate per disputare il finale di stagione in situazione di parità sportiva.”

Sulla società come sta impattando il Covid?

“Come per tutti ci ha portato problemi. Abbiamo avuto alcuni ragazzi con il Covid, per cui è stato messo in quarantena l’intero gruppo squadra. Per ora, comunque, su quel lato lì sta andando tutto bene, anche perché siamo controllatissimi, tra tamponi e precauzioni sanitarie.

Inoltre, abbiamo il problema di avere tanti ragazzi, 12/13, di fuori, per cui abbiamo dovuto trovargli un alloggio in zona per non obbligarli a lunghi spostamenti in questa situazione, ma per noi è una grossa spesa, e con le finanze ridotte all’osso per i mancati introiti dei biglietti, è una botta importante.”

A livello di squadre giovanili come siete messi invece?

“Come è dettato da regolamento abbiamo la squadra juniores, che ovviamente funge anche da naja per i giovani in vista della Prima Squadra.

Poi, da tre anni a questa parte, abbiamo iniziato un discorso di fusione dei settori giovanili con il Barga e con il Fornaci di Barga per creare un progetto unico di Valle del Serchio Calcio.

Comunque, dall’anno scorso, come GhiviBorgo, abbiamo iscritto ai vari campionati anche le squadre degli Allievi, dei Giovanissimi e degli Esordienti, e, dall’anno prossimo, se tutto va bene, dovremo aggiungere la scuola calcio di cui parlavo.”

Quali sono i progetti futuri della società? Dove vi vedete tra cinque anni come GhiviBorgo?

“Io, personalmente, per il GhiviBorgo sogno un settore giovanile importante, con istruttori e allenatori qualificati e formati, che finalmente riesca a produrre giocatori per la prima squadra. Sarebbe veramente bello valorizzare i prodotti del nostro vivaio!

Quindi, per salutarci, possiamo dire che la fusione, nel vostro caso, è stata una soluzione a molti problemi.

“Diciamo di sì. Per esempio, a Borgo la situazione non era molto rosea: i dirigenti erano amareggiati, il seguito era poco, la cittadinanza era un po’ disaffezionata. La fusione ha dato a tutti molto entusiasmo. È stata una cosa positiva, e vedo che molte altre società stanno facendo lo stesso passo, anche squadre importanti.

Secondo me, il problema grosso è che non c’è ricambio dirigenziale: vedi sempre le stesse persone, e sempre le stesse persone si occupano un po’ di tutto, per cui cambiare e unire le forze per molti rappresenta una bella boccata d’aria fresca.”

Arrivederci, gentile lettore,  ti aspettiamo settimana prossima, sempre qui, sempre su Coast2Coast!

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