Lancia vs Audi, una battaglia sfociata nella leggenda

Lancia vs Audi, una battaglia sfociata nella leggenda

Cari lettori di coast2coast, eccoci giunti alla seconda parte della battaglia leggendaria tra Lancia e Audi. Se la settimana scorsa vi abbiamo svelato i retroscena della nascita della Lancia 037 e dell’Audi Quattro, è ora tempo di raccontarvi le loro gesta.

È il 1983, il campionato mondiale di rally è alle porte. Sarà ancora una volta Lancia vs Audi, Davide contro Golia.

Chi riuscirà a spuntarla?

LA VITTORIA DI AUDI ERA PRATICAMENTE COSA CERTA. OPPURE NO?

Audi aveva dimostrato come la trazione integrale fosse ormai una prerogativa imprescindibile per chi volesse vincere nei rally. Eppure Lancia portò avanti la propria idea, proponendo, ancora una volta, un’auto con la sola trazione posteriore. Questo non fece altro che consolidare l’idea che Audi avesse già la vittoria in pugno rispetto ai rivali italiani.

Ma siamo proprio sicuri che fosse davvero così?

C’è un detto che recita: “Mai fare i conti senza l’oste”. Effettivamente, fu proprio ciò che fecero in casa Audi. Presero sotto gamba un avversario con tanta esperienza nei rally, pieno di assi nella manica da giocarsi.

UNA STRATEGIA “ALL’ITALIANA”

Si sa, noi italiani siamo bravi a cercare vie alternative per risolvere un problema. Questo concetto fu alla base della strategia Lancia che, sfruttando le zone grigie del regolamento, riuscì ad inanellare una serie di vittorie utili per la corsa alla vittoria mondiale.

Innanzitutto la 037 non corse tutte la gare: Cesare Fiorio, Team Principal Lancia, decise che, per evitare disfatte, avrebbero corso solamente determinati rally. Lancia infatti non si presentò in Svezia, Portogallo e Sud Africa. Questo, diede l’impressione che Audi potesse realmente scappare in cima alla classifica e aggiudicarsi il titolo.

La casa torinese però, consapevole di questo, decise di fare “all-in” nei restanti rally. A Monte Carlo ad esempio, visto il fondo ghiacciato in alcuni tratti, mandarono i componenti della squadra a comprare più sale possibile da spargere in pista, così che all’arrivo della 037 il ghiaccio fosse ormai sciolto. In Corsica, invece, consapevoli che fosse una tappa favorevole alla 037, si presentarono con addirittura quattro auto. Il risultato fu che le prime quattro posizioni erano occupate tutte quante dalla Lancia.

LA TAPPA DELLA VERITÀ

A soli tre round dalla fine del campionato, nonostante l’assenza ad alcune tappe, Lancia è in testa, con Audi costretta ad inseguire. Il Team italiano, dovesse vincere il rally di Sanremo, si candiderebbe matematicamente campione del mondo, proprio di fronte alla sua gente. Un’occasione che non può essere sciupata.

E non la sciuparono. Per l’ultima volta tirarono fuori dal cilindro un ultimo trucchetto: al momento del via, la 037 non si mosse causa (finti) problemi con la cintura del copilota. La tattica, studiata a tavolino dal Team, sarebbe servita a far diradare la polvere tirata su dall’Audi Quattro partita poco prima. Così, appena la visibilità era tornata normale, era tutto nelle mani di Walter Röhrl.

Il pilota tedesco guidò magistralmente. Non una sbavatura, non una imperfezione alla guida. Auto e pilota erano in perfetta sintonia. Tutto a un tratto, era venuta a crearsi quella magia che permise a Lancia di sconfiggere gli eterni rivali tedeschi. Davide era riuscito a battere Golia e, dopo di lui, nessun altro riuscì a ripetersi battendo le quattro ruote motrici.

lascia un commento

Your email address will not be published.