L’ATP modifica il ranking per favorire i top player?

L’ATP modifica il ranking per favorire i top player?

Il ranking ATP è la classifica mondiale dei tennisti professionisti in singolare stilato dall’ATP (Association of Tennis Professionals) utilizzata per stilare le entry list e assegnare le teste di serie dei tabelloni dei tornei professionistici maschili del circuito maggiore.

LA NASCITA DEL RANKING

La prima classifica per il singolare fu pubblicata dall’ATP, il 23 agosto 1973. Per il doppio, invece, si dovette aspettare il 1º marzo 1976. Fino ad allora le teste di serie venivano assegnate a discrezione delle federazioni nazionali e dei direttori dei tornei. Ovviamente il ranking e i punti assegnati dai vari tornei non sono sempre stati gli stessi, come incostante è stata la proporzionalità tra gli slam e le altre categorie di tornei.

IL RANKING FINO ALL’ANNO SCORSO

Prima che il Covid scompaginasse il mondo dello sport (e non solo), la classifica mondiale prendeva in esame i risultati delle ultime 52 settimane dei vari tennisti. L’unica eccezione era rappresentata dalle ATP Finals, i cui punti rimanevano fino all’ultimo torneo della stagione successiva.

IL “CONGELAMENTO” CAUSA COVID

A marzo scorso, infatti, a causa dell’emergenza Covid, l’ATP si era vista costretta a sospendere e/o cancellare tornei e a bloccare le classifiche dal 16 marzo. Per 22 settimane, dal 23 marzo al 22 agosto, il ranking è stato letteralmente congelato e quel periodo non è conteggiato nelle statistiche.

IL RANKING ALLA RIPARTENZA

Con la ripresa dei tornei in agosto, l’ATP ha stilato un nuovo metodo provvisorio. Lo avevamo spiegato pochi mesi fa in occasione della matematica certezza di Djokovic di chiudere per la 6° volta da n. 1 di fine anno. La classifica ATP avrebbe tenuto conto dei 18 migliori risultati ottenuti da ciascun giocatore negli ultimi 22 mesi anziché le ultime 52 settimane. Inizialmente previsto fino a fine 2020, poi fu esteso anche ai primi 2 mesi del 2021, passando dal sistema annuale a uno a 22 mesi e poi a 24 mesi. In sostanza, fino all’8 marzo, i tennisti potevano solo guadagnare punti (migliorando il risultato ottenuto nel 2019 in un determinato torneo) e non perderli. Questa modifica fortunatamente non aveva inficiato sul n. 1 di fine anno, ottenuto con merito da Djokovic, tennista con più punti sia secondo la classifica ATP (calcolata con il sistema predetto) sia contando i soli tornei del 2020, ma non altrettanto poteva dirsi per altri giocatori.

I PENALIZZATI E GLI AGEVOLATI

Queste diverse modalità avevano finito per accontentare qualcuno e danneggiare altri. Tra i più penalizzati vi erano Raonic e Carreno Busta che, col vecchio sistema, avrebbero terminato in top10. Al contrario, altri giocatori come Federer, Berrettini e Fognini furono tra i più avvantaggiati. Lo svizzero poteva contare ancora i 1200 della finale raggiunta a Wimbledon 2019 mentre i due italiani sui punti della semifinale US Open e sul Master 1000 di Montecarlo ottenuti nell’anno precedente. Grazie a queste circostanze, Roger aveva chiuso da n. 5 nonostante un solo torneo disputato nel 2020. Discorso simile per Berrettini e Fognini, nr. 10 e 17 nel ranking, che altrimenti sarebbero stati ben fuori dalla top20.

LA NUOVA MODIFICA

Come detto, a partire dall’8 marzo ci sarebbe stato il ritorno al sistema a 52 settimane. Tuttavia, l’ATP ha mutato orientamento, stabilendo una gradualità nello “scongelamento”. Così, l’associazione dei tennisti professionisti ha stabilito che nel periodo tra il 4 marzo e il 9 agosto 2021 i giocatori potranno mantenere il 50% dei punti dei tornei che nel 2020 non si sono disputati (ad esempio Wimbledon e Montecarlo) o sono stati riprogrammati in periodi diversi rispetto alla tradizionale collocazione in calendario (es. Roland Garros e Roma) nel caso in cui il risultato del 2021 non sia migliore. La classifica, dunque, dovrebbe tornare nella sua normalità a partire dal Master1000 di Cincinnati, esattamente un anno dopo la ripartenza post covid.

ESEMPI CONCRETI

Per chiarire meglio i risvolti della nuova classifica, ecco alcuni esempi.

Fognini potrà mantenere 500 dei 1000 punti conquistati vincendo Montecarlo nel 2019, a patto che non raggiunga la finale (600 punti) o rivinca il torneo (1000).

Allo stesso modo, se Nadal e Djokovic dovessero clamorosamente perdere al primo turno del prossimo Roland Garros o non parteciparvi, manterrebbero rispettivamente 1000 (50% dei 2000 punti della vittoria) e 600 (50% dei 1200 della finale) punti.

Con queste nuove regole, Federer potrà contare fino a metà agosto su 800 punti di Indian Wells e Miami (50% dei 1600 vinti nel 2019) e se non dovesse giocare o dovesse far peggio rispetto al 2019, potrà contare comunque sui 600 (50% dei 1200 della finale 2019) di Wimbledon.

LE CRITICHE

A beneficiarne sono i top player, primo tra tutti Roger Federer. Lo svizzero, tornato a Doha dopo 14 mesi lontano dai campi, potrebbe, infatti, non disputare alcun torneo fino all’agosto 2022 e restare comunque in top100.

Proprio a proposito del campione svizzero, non sono mancate dichiarazioni fortemente negative nei suoi confronti.

Già prima della modifica del ranking effettuata nell’estate scorsa, erano arrivate dure critiche da parte di Dirk Hordorff, vicepresidente della federazione di tennis tedesca. “Federer ha fatto congelare il ranking per proteggersi. È stato un comportamento irresponsabile e deprecabile in tutti i sensi. Secondo me ha approfittato del potere che ha nel consiglio dei giocatori e ha fatto valere la sua parola” il durissimo commento di Hordorff.

In seguito a quest’ultimo cambiamento, un altro tedesco, Alexander Zverev, anche se in modo più soft, ha espresso il proprio disappunto: “Sono il più grande fan di Roger Federer, però non ha giocato per un anno e nonostante questo è ancora davanti a me in classifica. Negli ultimi 12 mesi ho fatto una finale Slam, una finale 1000, e ho vinto due tornei. Il sistema di classifica è assurdo“.

LE CONSEGUENZE

Le accuse di Hordorff nei confronti dello svizzero sono ovviamente infondate, ma è evidente la scelta molto conservatrice dell’ATP che si pone l’obiettivo, neanche troppo celato, di preservare lo status quo evitando grossi sconvolgimenti della classifica favorendo i top player e finendo per ostacolare l’ascesa dei giovani.

Le prevedibili conseguenze di queste decisioni sono la rigidità delle classifiche e le difficoltà per i giovani di scalare posizioni. L’ATP doveva necessariamente intervenire sul ranking a seguito della pandemia, si erano studiati oltre 20 possibili meccanismi per gestire la classifica, tuttavia, se era assolutamente logico (anche se perfettibile) il primo intervento, molti dubbi sorgono con questa nuova modifica. Il non poter obbligare i giocatori a viaggiare in giro per il mondo per evitare di trovarsi senza punti nel ranking e le questioni sanitarie sembrano decisamente uno specchietto per le allodole.

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