Roma-Napoli: partenopei camaleontici, capitolini non all’altezza

Roma-Napoli: partenopei camaleontici, capitolini non all’altezza

Roma-Napoli, giocata domenica sera all’Olimpico, è stata una gara quasi a senso unico, interpretata alla perfezione dai partenopei. Al contrario, i capitolini si sono rivelati, ancora una volta, non all’altezza per certe partite.

ROMA DISUNITA, NAPOLI CAMALEONTICO

È stato un derby del Sole quasi a senso unico. Il Napoli è sceso in campo per fare la partita. I partenopei conoscevano a memoria i punti deboli dei giallorossi e, in un solo tempo, hanno steso gli uomini di Fonseca, grazie alla doppietta di un Mertens ritrovato. Nella seconda frazione i ragazzi di Gattuso hanno cambiato pelle, arretrando il baricentro e preferendo, dunque, ripartire in velocità. I capitolini, imbrigliati dal tecnico calabrese, si sono rivelati, per l’ennesima volta in questa stagione, non all’altezza per le grandi sfide del nostro campionato.

FORMAZIONI

Fonseca si è affidato all’ormai solito 3-4-2-1, con il trio El Shaarawy-Pedro-Dzeko nel reparto avanzato. Gli ospiti sono scesi in campo col 4-2-3-1, con Demme e Fabian Ruiz mediani, alle spalle del quartetto formato da Politano, Zielinski, Insigne e Mertens.

FASE DI COSTRUZIONE NAPOLI E NON POSSESSO ROMA

Come accennato sopra, il Napoli è sceso in campo per fare la gara: aggressività, pressing e baricentro molto alto. In avvio d’azione, i due mediani dovevano aiutare naturalmente i centrali difensivi, ma l’atteggiamento dei padroni di casa non aiutava di certo i ragazzi di Gattuso.

Difatti Dzeko, o in alternativa Pedro, aveva il compito di schermare Demme, senza aggredire Koulibaly e Maksimovic. Di conseguenza, toccava a Fabian Ruiz arretrare per facilitare la costruzione. Allo stesso tempo Mario Rui e Hysaj si alzavano e davano ampiezza.

I giallorossi si difendevano con un 5-2-3: Karsdorp e Spinazzola rimanevano bassi per non farsi infilare da Insigne e Politano. Intanto Zielinski, zitto zitto, danzava tra linee nemiche.

Ma proprio l’assetto della Roma invogliava i partenopei a tenere molto alti i quattro del reparto avanzato. Così il sistema degli ospiti diveniva un vero e proprio 4-2-4, che allungava inevitabilmente i padroni di casa.

FASE DI COSTRUZIONE ROMA E NON POSSESSO NAPOLI

Dall’altra parte, gli uomini di Fonseca cercavano di costruire, come accaduto spesso in questa stagione, abbassando uno dei due mediani sulla linea difensiva. Così, i due braccetti si allargavano come due terzini e gli esterni di fascia si alzavano, allineandosi quasi agli attaccanti.

Ma il Napoli, specie nella prima frazione, ha imbrigliato i capitolini, portando molti uomini nella metà campo avversaria. Qui Diawara si abbassa per avviare l’azione e Pellegrini rimane da solo nel cuore del campo, circondato da maglie biancazzurre.

Il pallone dunque passava poi tra i piedi di Pau Lopez e gli ospiti di certo non si intimidivano, anzi, intensificavano la pressione. E così la squadra di Gattuso è riuscita a recuperare velocemente la sfera, chiudendo i primi 45 minuti di gara con il 58% di possesso di palla (dati SofaScore.com).

E quando la Roma, eludendo il pressing ospite, attraversava la metà campo avversaria, i partenopei non si scomponevano. La difesa non scappava all’indietro, Insigne e Politano ripiegavano e i reparti rimanevano di conseguenza molto stretti e compatti.

LE FALLE GIALLOROSSE E IL FATTORE ZIELINSKI

Quindi ordine e aggressività, le chiavi del successo partenopeo. Ma chi davvero ha cambiato il volto della gara è stato Zielinski. Il polacco, come intravisto sopra, riusciva a farsi trovare sempre tra le linee: interno, trequartista e seconda punta. Piotr è stato il raccordo perfetto tra mediana e reparto avanzato.

Qui non viene schermato dalla mediana giallorossa, riceverà palla e verrà poi steso al limite dell’area. Sul calcio da fermo conseguente Mertens firmerà l’1-0.

I giallorossi non riuscivano proprio a tenere corti i reparti. Il Napoli costruiva e spesso bucava l’assetto giallorosso proprio grazie a rapide verticalizzazioni verso il numero 20 azzurro, che trovava dunque delle praterie davanti a sè.

Anche qui, dinamica molto simile.

Errori che la Roma non è mai riuscita a correggere. Ma c’è da sottolineare il lavoro, l’intelligenza e l’astuzia del Napoli. Perchè gli uomini di Gattuso, palleggiando dal basso, hanno generato certi spazi. Qui Ospina avvia l’azione e la Roma, sotto di due gol, pressa molto alta.

Gli ospiti eludono il pressing dei padroni di casa e tagliano il campo, trovando chi? Che domande, sempre lui: Piotr Zielinski. Il polacco riceve e via subito per Insigne, che può giocarsi l’uno contro uno con Mancini.
“Eh ma la costruzione dal basso…”

L’ORMAI SOLITA SOLIDITÀ PARTENOPEA

Nella seconda parte di gara il tecnico calabrese inserisce Osimhen e alla fine anche un colosso come Bakayoko. Il Napoli ha ormai trovato la quadra: cerca di portarsi in vantaggio, per poi difendersi compatto.

I partenopei fanno densità in mezzo al campo, con tre linee strettissime, e diventa praticamente impossibile superare un muro del genere.

È più che mai il Napoli di Gattuso, che sa essere bello e poi brutto, sporco e cattivo nella stessa partita. Un Napoli da Champions. Un Napoli sempre più camaleontico.

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