L’Italia verso l’Europeo: come il Mancio ha modellato gli azzurri

L’Italia verso l’Europeo: come il Mancio ha modellato gli azzurri

L’Italia in questi giorni, contro Irlanda del Nord e Bulgaria, non ha solo conquistato punti importantissimi in vista del prossimo Mondiale, ma ha confermato, ancora una volta, di essere una squadra ambiziosa, con idee molto chiare.

ITALIA FLUIDA, COMPATTA E ARMONIOSA

Roberto Mancini. Quando pensiamo alla nostra Nazionale pensiamo prima di tutto al tecnico jesino. Lui ha plasmato questa squadra, trasferendo sin da subito i suoi principi. Gli azzurri disputano ogni singola gara con grande consapevolezza, seguendo lo spartito che il CT ha composto per loro. I test Irlanda del Nord e Bulgaria lo hanno confermato: entrambe battute 2-0. Inutile dire che sarà l’Europeo il vero banco di prova, ma questo gruppo piace e mette d’accordo proprio tutti. È un’Italia armoniosa, che sa essere fluida e compatta allo stesso tempo. È un’Italia finalmente moderna.

FORMAZIONE

Sia giovedì, contro i nordirlandesi, che domenica, contro la nazionale bulgara, gli azzurri sono scesi in campo con l’ormai solito 4-3-3. Ma, come vedremo, in entrambe le occasioni abbiamo assistito ad un sistema molto fluido, davvero poco aderente all’assetto presentato ‘sulla carta’.

FASE DIFENSIVA

Partiamo dalla fase di non possesso. In queste due gare, al contrario di altre volte, non abbiamo visto un pressing particolarmente aggressivo da parte degli uomini di Mancini. Questo perchè gli estremi difensori avversari preferivano affidarsi al tradizionale rinvio dal fondo, anziché cercare di costruire dal basso.

Ed è anche per questo che l’Italia, data la palese superiorità tecnica, riusciva immediatamente a far sua la sfera. I dati del possesso palla parlano chiaro: 66% nel match di giovedì, 68% in quello di domenica sera.

Inoltre, nelle poche situazioni in cui gli azzurri hanno concesso il palleggio alla squadra rivale, si sono sempre difesi con ordine, con due linee molto compatte, senza schiacciarsi negli ultimi trenta metri. Fondamentali in questo senso i ripiegamenti di Berardi e Insigne.

IMPOSTAZIONE, FASE OFFENSIVA E SVILUPPO

A pallone recuperato, l’Italia impostava a tre: Florenzi rimaneva bloccato a destra, mentre il terzino sinistro, Emerson o Spinazzola, si alzava per dare profondità e ampiezza.

Il movimento dell’esterno basso spesso liberava lo spazio per Verratti, pronto a divenire il secondo play, affiancando Locatelli o Sensi.

Ma per buona parte del tempo il centrocampo azzurro assumeva più la forma di un vero e proprio rombo, con Pellegrini o Barella incursori e Insigne vertice alto.

Difatti il fantasista napoletano, in fase di possesso, stringeva la sua posizione e danzava costantemente tra le linee nemiche, per poter ricevere il pallone alle spalle della mediana avversaria e inventare per i compagni del reparto avanzato.

Inutile dunque dire come il numero 10 sia divenuto ormai il fulcro della manovra azzurra. Da Lorenzo ‘Il Magnifico’ nascono le maggiori occasioni da gol della nostra Nazionale. E se, come abbiamo visto sopra, in fase difensiva è costretto a continui ripiegamenti, nella metà campo avversaria il partenopeo gode di grande libertà.

Qui, per esempio, segue sul fronte sinistro Verratti ed Emerson Palmieri, per poter ricevere e rovesciare l’azione con una delle sue pennellate.

Naturalmente tutto ciò rientra in un chiaro principio che la Nazionale ha fatto suo dall’avvento di Roberto Mancini: il sovraccarico su un lato del campo. Sì perchè gli uomini del tecnico jesino spesso si riversano numerosi su una porzione esterna del manto erboso, per poi ribaltare velocemente l’azione e sfruttare l’uno contro uno sul lato debole. Per tal ragione Berardi e Chiesa cercano sempre di rimanere molto larghi sulla destra.

L’ALTERNATIVA: LA PALLA LUNGA

In questi mesi abbiamo esaltato la sicurezza acquisita dagli azzurri nel palleggio. I ragazzi del Mancio, però, non possono di certo intestardirsi sempre e solo su determinate idee di gioco. Di conseguenza Florenzi e Bonucci, in quest’ultime gare, non avevano alcun timore nel cercare in maniera differente il reparto avanzato.

Spesso infatti sia l’ex Roma che il centrale bianconero ricorrevano alle lunghe gettate, per cogliere in profondità i compagni e sorprendere la retroguardia rivale.

Il terzino del PSG ha agito come un vero e proprio regista arretrato. Qui ispira Immobile, che spreca a due passi dal portiere; poco dopo, è lui a regalare il pallone che consente a Berardi di firmare il vantaggio azzurro.

L’IMPERATIVO DEL MANCIO

L’Italia ormai è una squadra a trazione anteriore. È dunque fondamentale capire come occupare gli spazi negli ultimi 30 metri di campo e pensare a come presidiare al meglio l’area di rigore avversaria. Il CT ha lavorato molto su tale aspetto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Contro l’Irlanda del Nord Pellegrini, date le sue spiccate doti nell’inserimento senza palla, cercava sempre di buttarsi in avanti, per sostenere il trio offensivo.

Contro la Bulgaria è toccato a Barella svolgere tale mansione.

Dinamiche che proprio nel match di domenica si sono ripetute con maggiore frequenza. Inutile dire che portando ben quattro uomini in area avversaria, costringi chi hai di fronte a schiacciarsi a difesa della propria porta. E a furia di premere, prima o poi, il gol arriva…

Insomma, questa è una Nazionale che mette d’accordo proprio tutti. Una squadra che sa leggere varie situazioni di gioco e sa giocarsela sempre a petto in fuori. Aspettiamo l’Europeo ma è chiaro come Roberto Mancini abbia risollevato l’Italia, rendendola finalmente una squadra moderna.

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