Fortnite e gli esports nel 2021: un amore mai nato?

Fortnite e gli esports nel 2021: un amore mai nato?

Tutti conoscono il fenomeno Fortnite e l’impulso che ha dato ai battle royale. Ma perchè non lo si vede nei grandi circuiti esport? È quindi un amore mai nato quello tra Fortnite e gli esports nel 2021?

Il Fenomeno Fortnite

Era l’ormai lontano 2017 quando Epic Games rilasciò il proprio gioiellino chiamato Fortnite. Un titolo free to play dai numeri esorbitanti in brevissimo tempo. La logica del gioco è quella degli ormai conosciutissimi titoli battle royale che devono gran parte del loro successo a Fortnite.

La modalità Battle Royale di Fortnite è ambientata su un’isola in cui 100 giocatori lottano per la sopravvivenza. Si lanciano da un autobus volante, planano e atterrano in un luogo a scelta della mappa. Una volta coi piedi ben saldi a terra devono cercare equipaggiamento utile per sopravvivere durante la partita. La modalità è stata lanciata ufficialmente dalla Epic Games il 26 settembre 2017 ed accolta molto favorevolmente dai giocatori che sono cresciuti vertiginosamente. Punto di forza di Fortnite è sicuramente l’accessibilità per tutti dovuta al sistema free to play. Un sistema che si accompagna ad un altro di microtransazioni, il quale fa lievitare le entrate del titolo di Epic Games.

La rivoluzione e gli streamers

Dopo essersi affacciato sul mercato nel 2017, Fortnite, è riuscito nell’improbabile impresa di stravolgere completamente il mercato dei videogiochi. Il celebre Battle Royale ha rivoluzionato tutti i livelli dell’industria: ha contribuito alla nascita di un nuovo tipo di influencers. Molti, infatti, hanno iniziato a portare il titolo in streaming ed i numeri delle views sono cresciuti a vista d’occhio. Sono nati dei veri e propri beniamini agli occhi degli spettatori. Un esempio può essere il fenomeno Tyler “Ninja” Blevins.

Si è iniziato ad avvicinare la figura del gamer a quella della celebrity vera e propria. Fortnite ha poi introdotto Pass Battaglia e valute virtuali, spianando la strada all’era del free to play. Non è stato di certo il primo titolo free to play, ma ha sicuramente contribuito a far prendere sempre più questa direzione ai grandi produttori. Grazie al proprio successo, Fortnite, ha istituito una sorta di metaverso digitale. Un mondo parallelo nel quale vedere in anteprima film come Tenet ed assistere a concerti come quello di Travis Scott. La sua opera pionieristica, però, non è riuscita a farsi strada nel mondo dei videogames giocati a livello competitivo. Viene proprio da chiedersi come mai Fortnite non sia diventato un esport di successo.

Molto del successo di Fortnite come esport, è dipeso dalla sovrapposizione che si è venuta a creare con il nuovo tessuto degli influencer. Il già citato Ninja, Turner “Tfue” Tenney, e lo stesso campione del mondo Bugha, sono stati tutti parte di un processo che ha avvicinato agli eventi targati Fortnite milioni di fan. Tuttavia questi hanno seguito le competizioni solo per sostenere i propri beniamini. Con la crescita del fenomeno, la scena si è inevitabilmente aperta a nuovi aspiranti campioni che non potevano contare sullo stesso seguito degli streamer. Così, quando Ninja, Tfue e Bugha hanno abbandonato il palco virtuale perché ormai distanti dalle prime posizioni, l’abbassamento dei numeri si è fatto sentire più forte che mai.

Epic e gli Esports

Epic Games aveva intrapreso la strada degli esports nel momento di massimo splendore di Fortnite, verso la fine del 2018. Un momento in cui sembrava che Fortnite fosse l’unico titolo sotto ai riflettori. I vertici della compagnia hanno stanziato 100 milioni di dollari per far penetrare a fondo Fortnite ed il suo stile di gioco nel mondo degli esports. Si sono tenute lunghe serie di tornei settimanali e mensili. Eventi pronti a culminare nella Fortnite World Cup, quello che è stato senza ombra di dubbio uno fra gli eventi esport più attesi dell’ultima decade.

La prima edizione è stata vinta da Kyle “Bugha” Giersdorf, che portò a casa il maxi premio da 2.7 milioni di dollari. Questa vittoria lo trasformò in una superstar nel giro di una manciata di giorni. Epic Games, fiutato il successo, non poté far altro che raddoppiare su tutta la linea. Ha inserito all’interno del titolo nuovi segmenti destinati al gioco competitivo, e ha tentato giorno dopo giorno di costruire una formula stabile e convincente. Ma tutti gli sforzi, sfortunatamente per Epic Games, sono scoppiati nel tempo come bolle di sapone. Fortnite è semplicemente uscito dalla porta di servizio dei grandi esports nel 2021.

Un fallimento?

La prima causa celata dietro al fallimento di Fortnite come esport risiede proprio nel genere di appartenenza. Quella della battle royale è un’esperienza fresca, giovane e coinvolgente, ma presenta caratteristiche che rendono estremamente difficile la costruzione di un sistema competitivo. La fortuna e la casualità sono componenti essenziali di qualsiasi partita. Questi elementi influenzano gli strumenti che i professionisti si trovano sottomano così come la posizione rispetto agli obiettivi da raggiungere.

Epic Games ha tentato in ogni modo di creare una sorta di equilibrio. Dapprima ha pensato di premiare i giocatori che raggiungevano il miglior piazzamento in una serie di partite consecutive. Ma questa scelta ha portato i partecipanti ad adottare uno stile di gioco talmente conservativo da annoiare persino il pubblico della prima ora. Non è andata meglio quando la casa ha provato a porre l’accento sul numero di eliminazioni complessive. L’esito dei singoli match finiva per risultare quasi ininfluente nella composizione della classifica finale.

Il tema dell’effettiva competitività degli esport Battle Royale è ancora nel 2021 al centro di un acceso dibattito. Nonostante ci siano giochi come Apex Legends e PlayerUnknown’s Battlegrounds, ad oggi è quasi impossibile immaginare una battle royale negli esports.

Le conclusioni

A porre il punto finale nella relazione di Fortnite con gli esports nel 2021 è stata la deriva presa dallo stesso titolo. Ormai ha da tempo trasceso la natura di semplice videogioco. Si è trasformato nel primo social network interattivo, un teatro scelto da brand, registi e artisti musicali per mettere in scena i propri prodotti. La domanda da porsi, quindi, non dovrebbe essere: “Perché il videogioco Fortnite non ha sfondato come esport?”, bensì: “Fortnite si può ancora considerare un videogioco?”.

Vista la nuova direzione presa dal titolo non lo si può certo considerare un fallimento, visti anche i numeri che ancora alimentano il gioco. Ma siamo pronti ad andare verso quello che viene considerato una sorta di “game as service”? È giusto che Fortnite sia tagliato fuori dai grandi circuiti esports nel 2021? Voi cosa ne pensate?

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