La rinascita di Ivan Juric: le mille vite del tecnico croato

La rinascita di Ivan Juric: le mille vite del tecnico croato

Dopo la storica promozione in Serie A alla guida del Crotone, la carriera di Ivan Juric ha rischiato di essere fagocitata dal tritacarne Preziosi. Al Verona, però, il tecnico croato si è rilanciato in grande stile.

Nel segno di Gasperini

Già da giocatore, Ivan Juric ha avuto modo di capire l’importanza di un allenatore in grado di valorizzare i calciatori a sua disposizione. Nel suo caso specifico, l’incontro che gli ha cambiato la carriera è stato piuttosto tardivo. Risale al 2003, anno in cui il croato, ormai 28enne, veste la maglia del Crotone e naviga a vista nelle acque della Serie C1.

Il meglio della carriera di Juric sembra ormai alle spalle. Un discreto curriculum da gregario di centrocampo, considerando il campionato vinto in patria con l’Hajduk Spalato e le tre stagioni a Siviglia (sempre da comprimario). Sulla panchina del Crotone, però, approda Gian Piero Gasperini e tra i due scatta subito la scintilla. Il tecnico lo colloca nel cuore del suo 3-4-3, in cui Juric può garantire tanta grinta e una valida base tecnica.

Una seconda giovinezza

Il Crotone di Gasperini-Juric riesce a conquistare la Serie B e a mantenere la categoria l’anno successivo. Nel 2006, però, l’allenatore lascia la Calabria per abbracciare l’ambizioso progetto tecnico del Genoa di Preziosi. Alla dirigenza ligure arriva una precisa richiesta: “compratemi Juric!. E così sarà: nella stessa estate il tecnico può riabbracciare il suo pupillo.

A Genova non se ne pentiranno: Juric si impone come il fulcro del centrocampo di Gasperini, vivendo gli anni migliori della sua carriera. Il Genoa non solo ritorna in Serie A, ma addirittura approda in Europa League. Il croato, poi, si regala un’ulteriore soddisfazione personale nel 2009: il debutto con la maglia della propria nazionale, a 34 anni suonati.

Le prime esperienze in panchina

Immediatamente dopo il suo ritiro nel 2010, Juric inizia il lungo percorso che lo porterà a sedere in panchina. L’etica del duro lavoro che lo accompagna da una vita gli impone di non bruciare le tappe. Così inizia il suo apprendistato, ovviamente al fianco di Gasperini. Segue il suo mentore sia come collaboratore tecnico all’Inter, sia come vero e proprio vice al Palermo.

Entrambe le avventure finiscono con un esonero precoce per il Gasp. Juric ha già modo di capire quanto sia esigente, volubile e crudele il mondo del calcio italiano se si è allenatori. Ciò nonostante, non demorde nel suo intento e nel 2014 approda finalmente sulla sua prima panchina da pro.

Una carriera in pieno decollo

Le difficoltà vere, però, iniziano ora. Juric accetta l’offerta di un Mantova piuttosto disastrato dal punto di vista societario. Nonostante un mercato praticamente a costo zero e tre punti di penalizzazione, il croato riesce a conquistare la salvezza in Lega Pro con diverse giornate di anticipo.

Il vero turning point della carriera di Juric, però, è il suo ritorno alla squadra che lo ha lanciato nel calcio italiano: il Crotone. I rossoblu sono reduci da una salvezza piuttosto stentata in Serie B e si affidano al tecnico croato per vivere un’annata più tranquilla. Le aspettative non si tradurranno in realtà, per la gioia dei tifosi crotonesi. La loro squadra duellerà in vetta alla classifica con un Cagliari costruito a suon di milioni per tutta la stagione, cedendo il primo posto solo a promozione ormai matematicamente conquistata.

Nemo propheta in patria est

Nella stagione dello storico debutto in Serie A, Juric non siede più sulla panchina del Crotone. Ha lasciato la Calabria in estate per accasarsi al Genoa, proprio là dove aveva vissuto la sua seconda giovinezza da calciatore. La scelta sembra azzeccata: i liguri possono vantare un organico di tutto rispetto e diversi giovani molto interessanti, come Laxalt, Ocampos e il Cholito Simeone.

La partenza del Genoa di Juric, in effetti, è decisamente positiva. Nelle prime 16 partite della stagione i rossoblu raccolgono ben 23 punti. Oltre a procedere al ritmo di una salvezza piuttosto tranquilla, si permettono di mietere alcune vittime illustri come Milan e Juventus.  

In pieno inverno qualcosa si rompe. Il 18 dicembre 2016 il Genoa affronta il Palermo a Marassi. Nella prima ora di gioco la squadra di Juric indirizza abbastanza chiaramente il match portandosi sul 3-1. Incredibilmente, però, i rossoblu sprecano il doppio vantaggio e subiscono addirittura la beffa del 3-4 all’ultimo minuto.

Come spesso accade in questi casi, la rocambolesca sconfitta mina il morale e le certezze del Genoa. Non aiuta sicuramente il solito pirotecnico mercato invernale di Preziosi, che rivoluziona la squadra con otto acquisti e soprattutto sei cessioni. Sul campo il Genoa non riesce a rispondere positivamente alle difficoltà e conquista appena 2 punti in 8 partite, rimettendo in discussione quella salvezza che sembrava già acquisita. L’umiliante 5-0 incassato dal Pescara ultimissimo segna la fine del primo mandato di Juric.

Juric bis e ter: fallimenti annunciati

Il subentrante Mandorlini, nonostante qualche segnale positivo, non riesce a raddrizzare il rendimento del Genoa. Preziosi decide dunque di richiamare Juric dopo appena due mesi dall’esonero. Pur con molte difficoltà, sotto la guida tecnica del croato la squadra riesce a raccogliere i punti necessari per garantirsi la salvezza.

In estate la rosa del Genoa viene ancora una volta rivoltata come un calzino e privata di diversi elementi importanti. Juric non riesce ad adattarsi nemmeno a questo nuovo stravolgimento e la sua formazione inanella una preoccupante serie di risultati negativi. Il suo secondo esonero arriva a novembre, con il Genoa in piena zona retrocessione e appena un vittoria in 12 partite.

Ci sarà spazio anche per la terza (e finora ultima) avventura genoana di Juric. Avviene nel bel mezzo della stagione 2018-19, quando inspiegabilmente Preziosi decide di esonerare Ballardini. Pessima idea: il tecnico croato in otto partite riporta 4 pareggi e 4 sconfitte. L’eliminazione in coppa Italia per mano della Virtus Entella conduce al terzo esonero, il più inevitabile di tutti.

La rinascita in gialloblu

Con questi presupposti, nessuno scommetterebbe una lira sull’esito positivo della nuova avventura di Juric, che nell’estate del 2019 accetta la panchina del Verona. Gli scaligeri si presentano in A da neopromossi all’ultimo respiro, dopo una stagione in serie cadetta tutt’altro che brillante. Sulla carta la rosa gialloblu sembra essere la peggiore del campionato, con l’aggravante di una guida tecnica abbastanza incerta a detta di tutti.

Difficile trovare un pronostico meno azzeccato. Il Verona di Juric si rivela fin da subito una squadra compatta, organizzata e tremendamente concreta. Già nella prima metà della stagione mette in cascina i punti necessari per una salvezza tranquilla. Ad un certo punto i veneti cullano addirittura sogni europei, accontentandosi infine di un più che onorevole nono posto.

Nella scorsa estate, per l’ennesima volta Juric si vede smantellata la squadra. Partono tra gli altri Amrabat, Pessina, Kumbulla, Rrahmani e Verre. Ma ormai il tecnico croato è sufficientemente temprato per resistere anche a questi scossoni, quindi ricostruisce pazientemente da capo la squadra. Che, ad oggi, è una delle più solide e meritevoli realtà del nostro calcio.

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