Borracce ai tifosi: analisi della nuova polemica ciclistica

Borracce ai tifosi: analisi della nuova polemica ciclistica

Le nuove regole introdotte dall’UCI, valide dal primo di aprile scorso (ne avevamo già parlato qui), avevano generato più di qualche polemica tra i ciclisti a causa del ban diretto verso le posizioni aerodinamiche. Di contro, nessuna levata di scudi c’era stata nei riguardi della disciplina del conferimento rifiuti, che presentiamo riassunta nello specchietto seguente per quanto riguarda la parte relativa allo smaltimento delle borracce.

Specchietto che illustra la gestione dei rifiuti in corsa. Fonte: bici.pro

Pertanto, qualche tempo fa sarebbe stato facilmente prevedibile che la maggioranza dei provvedimenti disciplinari avrebbero riguardato il punto citato in apertura. La realtà dei fatti, però, si è rivelata ben diversa dalle previsioni. Le prime sanzioni comminate sono state tutte causate dal mancato rispetto delle norme etichettate come anti-inquinamento e hanno portato all’immediata esclusione dei colpevoli dalla competizione alla quale partecipavano.

Il fatto incriminato: Michael Schär lancia una borraccia ai tifosi al Giro delle Fiandre

Partiamo dall’infrazione che ha fatto più rumore, se non altro per essere stata la prima del genere rilevata in una corsa dell’UCI World Tour.

Domenica 4 aprile 2021, Giro delle Fiandre, a poco più di 100 km dal traguardo di Oudenaarde. Michael Schär, atleta svizzero in forza alla AG2R Citroën Team, si trova attardato rispetto al gruppo principale. Sta recuperando la coda del plotone, dopo essersi avvalso dell’assistenza meccanica per la seconda volta, avendo in precedenza già dovuto cambiare bicicletta.

Nella sua rincorsa, si imbatte in un gruppetto di tifosi radunatisi sul ciglio della strada, proprio mentre sta consumando gli ultimi sorsi d’acqua della propria borraccia. Istintivamente, la getta a terra verso di loro, ma realizza subito la gravità di quanto fatto e la prevedibile punizione alla quale andrà incontro, come si evince dal filmato seguente.

Qualche minuto più tardi, infatti, una moto della giuria gli si affiancherà, intimandogli di fermarsi: è scattata la squalifica. La prima, del suo genere, in un evento del calendario mondiale. E non in una corsa qualunque, ma alla Ronde, una delle cinque Monumento.

La reazione dei corridori

Non si sono fatte attendere le reazioni dei corridori. In prima battuta citiamo proprio le dichiarazioni del malcapitato protagonista.

L’opinione di Schär

Tramite il suo personale profilo Instagram, Schär ha voluto lanciare un messaggio all’UCI. Lo svizzero ha raccontato due episodi vissuti in prima persona per sottolineare l’importanza del contatto che si instaura tra corridori e pubblico per mezzo delle borracce.

Il primo di questi riguarda una borraccia che ricevette dalle mani di un ciclista al Tour de France del 1997, dopo una giornata passata in attesa della carovana gialla. Un dono che si rivelò decisivo per la futura carriera di un allora ragazzino amante della bicicletta. Da lì in avanti quella reliquia gli ricordò ogni giorno quale fosse il suo obiettivo: diventare un ciclista professionista.

Un professionista che, memore dell’impatto di quel particolare gesto sulla propria vita, tende a replicarlo, specialmente quando a chiederlo sono i più piccini, come nel secondo aneddoto della storia. Un paio di anni fa, infatti, Schär diede a una bambina il proprio bidon. La piccola fu così felice che a distanza di tempo parla ancora di quell’episodio.

L’elvetico chiude con una considerazione sul ciclismo, lo sport che più avvicina attori e spettatori. Una dinamica che nessuno potrà impedire.

Solidarietà dai colleghi

Il post ha ricevuto largo apprezzamento dal resto del gruppo. Dal compagno di squadra Greg Van Avermaet al fresco vincitore della Sanremo Jasper Stuyven, sono in molti coloro che hanno sottoscritto le parole dello svizzero. Chris Froome ha commentato con “What is our sport coming to, rilanciando poi un tweet di un tifoso che festeggiava per aver ricevuto da lui una borraccia alla Volta a Catalunya, bollando come ridicolo l’atteggiamento dell’UCI.

Stefan Küng, connazionale di Schär, ha proposto di organizzare un lancio di borracce collettivo per, come avrebbe detto Jannacci, vedere l’effetto che fa. L’australiano Richie Porte ha affermato “Is there a governing body more out of touch with its sport?“, ponendo l’accento sullo scollamento esistente, a suo dire, tra il board della federazione e l’essenza del ciclismo.

Alex Dowsett (Israel Start-Up Nation) e Cesare Benedetti (Bora Hansgrohe), da parte loro, hanno espresso lo stesso concetto di Schär: l’importanza che il dono delle borracce ha da sempre nel ciclismo, specialmente per gli appassionati più giovani.

C’è stato anche chi ha provato a sdrammatizzare, come Sean De Bie in vista della Scheldeprijs.

Anche ex corridori, ora addetti ai lavori, hanno voluto dire la loro sulla vicenda. Tra i tanti citiamo il commissario tecnico azzurro Davide Cassani e l’olimpionico su pista Silvio Martinello, già commentatore RAI, il quale, senza mezzi termini, ha definito demenziali le decisioni dell’UCI.

Dura, e sempre via Twitter, anche la reazione dell’Assocorridori. L’associazione italiana ha partecipato lo scorso inverno alle riunioni per la stesura del nuovo regolamento, dove era stato garantito che sarebbe stato permesso gettare le borracce in sicurezza in presenza di pubblico. Una promessa, stando a quanto avvenuto, evidentemente disattesa.

La carne al fuoco, insomma, è tanta, ma prima è necessario fare un passo indietro. Il triste primato di Schär, infatti, è tale solo entro i confini del circuito UCI World Tour. In termini assoluti c’era già stata una prima volta.

La prima sanzione: Kyle Murphy getta una cartaccia al GP Miguel Indurain

È necessario portare indietro le lancette di 24 ore e trasferirsi nella Navarra, comunità autonoma spagnola teatro del GP dedicato a un grande ex del pedale, Miguel Indurain, e facente parte del circuito UCI Pro Series.

Protagonista di questo infelice battesimo è Kyle Murphy, ciclista statunitense della Rally Cycling. Come riporta il sito cyclingnews.com, il corridore avrebbe gettato a terra l’involucro di un gel energetico assunto durante la competizione. L’accaduto, visto da uno dei commissari dell’organizzazione, ha fatto così scattare la squalifica a meno di 25 kilometri dal traguardo.

Un provvedimento giudicato eccessivo dal direttore sportivo del team americano Patrick McCarty, che, dopo essersi confrontato con il proprio tesserato, ha ribadito l’accidentalità di quanto avvenuto (la cartaccia sarebbe inavvertitamente scivolata dalle mani di Murphy) e accusato apertamente il commissario di aver applicato la regola in quanto la squadra coinvolta fosse solamente della categoria Pro Team e non schierasse grossi nomi capaci di fare pressione sulla stampa e creare un caso mediatico.

Un’accusa, se posta in questi termini, infondata, alla luce di quanto accaduto in Belgio il giorno seguente. La formazione di Schär è appartenente al circuito mondiale e conta nomi del calibro di Van Avermaet, campione olimpico e uno dei ciclisti più influenti del panorama internazionale. Inoltre, il fatto contestato allo svizzero sarebbe stato più facilmente condonabile rispetto a quanto fatto dall’americano, in quanto presente la scusante del porgere la borraccia ai tifosi.

Gli episodi, però, non finiscono qui.

Il fiandre femminile: ancora borracce incriminate

Mentre i colleghi maschi erano in vista dei primi muri fiamminghi, scattava anche il Giro delle Fiandre femminile. Tra le atlete impegnate, Letizia Borghesi del team Aromitalia, pizzicata a gettare una borraccia al di fuori delle zone adibite e, quindi, anch’ella squalificata.

L’azzurra ha voluto condividere il proprio pensiero sui social, scusandosi per il proprio comportamento. A parziale discolpa ha affermato di aver compiuto il gesto senza pensarci, poiché non ancora abituata alle nuove regole e impegnata nel tratto finale della corsa a giocarsi le proprie carte. Quando si entra nelle fasi cruciali della gara, ha continuato, è difficile ragionare sempre con la necessaria lucidità.

Non è mancato, però, un appello al buonsenso. Le borracce non restano a terra ad inquinare, ma sono preda dei tifosi, che le accolgono con un sorriso. Le nuove norme, ha chiuso, ne permetteranno sempre meno.

Qualche kilometro prima aveva rischiato grosso anche Annemiek van Vleuten, vincitrice della prova femminile. La campionessa europea, già più volte iridata, si era liberata di una borraccia a poco più di 40 km dall’arrivo. Come riferisce sporza.be, l’alfiere della Movistar, intravista una figura vestita di blu, l’avrebbe scambiata per un membro dello staff della propria squadra, credendo così di poterle gettare il bidon ormai esaurito. In realtà così non era, ma la giuria ha deciso di non intervenire, in quanto ciò sarebbe avvenuto entro i confini di una waste zone.

Conclusioni

Come si è potuto notare, le nuove regole hanno creato più di qualche problema gestionale e posto questioni riguardanti la stessa essenza del ciclismo. Tralasciando, per il momento, la questione concernente la presenza dei tifosi a bordo strada in un contesto di emergenza sanitaria.

Il souvenir del ciclismo

L’usanza di gettare le borracce verso i tifosi è profondamente radicata nella storia di questo sport. Fa parte della tradizione ed è, l’abbiamo ripetuto, l’anello di congiunzione tra l’atleta e lo spettatore. Gli amanti dei concerti usano tenere i biglietti come ricordo di quell’esperienza; quando andiamo in viaggio assaltiamo i negozi di souvenir anche solo per accaparrarci una calamita da frigorifero; nell’epoca degli smartphone ogni scusa è buona per fare una foto e fissare in eterno un frammento del tempo vissuto e che non tornerà. Nel ciclismo non si paga il biglietto e non ci sono chioschi (ok, un’ora prima di determinate corse passa la carovana dei gadget); i corridori vanno veloci e gli scatti escono mossi.

Ecco, la borraccia è il souvenir del ciclismo. Il meritato premio di ore passate sotto il sole ad attendere il passaggio del serpentone di sudore e colori, di fatica e catene, di vittorie e giornate storte. La borraccia è la reliquia del campione, il calice del gregario, il sogno del bambino. È il primo passo verso il mondo dei professionisti. La bicicletta è di seconda mano, di una taglia inadatta, con i copertoni spaiati, ma la borraccia è uguale a quella dei pro. Con essa anche il peggiore dei ferri vecchi si trasforma in un bolide all’avanguardia tecnologica. Per il professionista è solo un contenitore plastico, per il ragazzino vale cento giorni in maglia rosa.

Pertanto, ritengo doveroso da parte della federazione tutelare questo elemento di costume che tanta parte gioca nell’accendere la passione per le due ruote, in particolare nei giovanissimi, che saranno i fenomeni, ma anche i comprimari, di domani.

Certezza della pena

Non penso che le nuove regole siano criminali, anzi, ne capisco la logica sottesa. Soprattutto, credo che, per non creare spinosi precedenti, le regole vadano applicate inflessibilmente, anche a costo di apparire spietati. Dispiace per Murphy, Schär e Borghesi, traditi dalla sfortuna, dalla generosità o dalla trance agonistica, ma, come recitava un adagio latino, dura lex, sed lex.

Detto ciò, qualcosa deve necessariamente essere rivisto. Si deve conciliare la sicurezza con lo spirito del ciclismo, il progresso con la tradizione. Senza dimenticare che gli atleti non hanno sempre la forza di fare la scelta giusta, in preda all’adrenalina e provati dagli sforzi. Trovo giusto, quindi, considerare i tratti finali dei percorsi, quando le energie vengono meno, waste zone.

Da ultimo, il regolamento deve essere condiviso da tutte le parti in causa. Dico questo perché da recenti sviluppi emerge che non sia proprio andata così.

necessità di Un regolamento condiviso

Abbiamo già visto la posizione dell’Assocorridori, che lamentava un cambiamento di rotta sul tema delle borracce ai tifosi. Ne ha parlato anche Matteo Trentin a bici.pro, svelando che in inverno si era giunti a un accordo che manteneva la possibilità di lanciare le borracce al pubblico. Ciò, però, è stato successivamente rimosso dalla versione definitiva del regolamento, con la complicità del CPA, l’associazione dei ciclisti professionisti, presente al tavolo delle decisioni nella figura del presidente Gianni Bugno. L’ex campione del mondo ha affermato di essersi fatto convincere dalle motivazioni addotte dall’UCI e di aver votato a favore dell’espulsione per il lancio delle borracce ai tifosi.

Ancorché comprensibili le motivazioni della federazione, Bugno avrebbe dovuto ricordarsi della propria posizione di tutore delle istanze dei ciclisti. Che, badate bene, non vuol dire fare solamente gli interessi dei corridori, ma principalmente agire nell’interesse di essi. In parole povere: se si era data la parola su di un determinato argomento, sarebbe stata buona norma insistere per parlarne nuovamente con gli atleti prima di votare. Un episodio che mette per l’ennesima volta in dubbio le buone intenzioni dell’UCI in fatto di comunicazioni con i ciclisti, proprio uno degli aspetti che la federazione si era promessa di migliorare.

La buona notizia è che dopo i fatti del weekend il CPA si è aggiornato in videoconferenza e ha già chiesto all’UCI una modifica dell’attuale regola, sperando di ottenerla già durante la riunione del Professional Cycling Council in programma per il prossimo 14 aprile.

L’auspicio è che si riesca, a stretto giro di posta, nel miglioramento della normativa vigente, senza che il regolamento perda in chiarezza, armonizzando esigenze ambientali e securitarie con la genuina passione, marchio di fabbrica del pubblico ciclistico.

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