A.S. San Colombano Calcio, una fucina di talenti

A.S. San Colombano Calcio, una fucina di talenti

Eccovi ritornati! Vi aspettavamo! Prendete qualcosa da bere, mettetevi comodi e venite con noi a esplorare, come ogni settimana, i meandri del calcio dilettantistico del nostro paese!

Questa settimana, vi proponiamo l’intervista che abbiamo fatto con Tino Cornaggia, amministratore delegato della A.S. San Colombano Calcio, squadra d’Eccellenza Lombarda.

Come mai è stato scelto di onorare un campione della scherma come Franco Riccardi e dedicargli lo stadio?

Franco Riccardi ha vinto tre medaglie d’oro ed una d’argento alle Olimpiadi, esattamente nel 1928, 1932 e 1936. Inoltre, è stato capitano della nostra squadra nel ’36.

Se non ci fosse stata la guerra nel 1940 avrebbe partecipato ancora ai giochi olimpici e magari anche vinto.

Per cui credo che una persona che ha rappresentato un blasone così importante per San Colombano non abbia eguali all’interno della nostra comunità.

È giusto che il Comune abbia deciso di dedicargli lo stadio comunale: i meriti sono assolutamente indiscutibili”.

Quanto puntate forte sul settore giovanile? Nomi importanti sono usciti dal vostro vivaio, come Matri e Caracciolo e molti altri.

“Il settore giovanile è da sempre il nostro fiore all’occhiello e ciò è testimoniato da importanti esempi, come Claudio Bonomi, ex Napoli e Torino.

Caracciolo non ha bisogno di presentazioni. Un altro è sicuramente Ardemagni, ex Atalanta e bomber del campionato cadetto. Non possiamo dimenticare Francesco Bolzoni, ex Inter e Nazionale Under. Matri è passato da noi però era molto piccolo e ha fatto solo un breve periodo.

Mi viene in mente anche Loprieno, uno dei nostri attaccanti più prolifici che ha giocato anche nella Triestina. E poi Mario Scetti, ex Varese e lunga permanenza in C”.

Avete in questo momento dei talenti e giovani di qualità pronti a fare il salto professionistico?

“Di ragazzi validi ne abbiamo sempre ogni anno. Tuttavia, pensare attualmente a passaggi importanti in società professionistiche non mi permette di individuare profili specifici.

Del resto, una volta erano i dirigenti di società a portare direttamente i giocatori nelle squadre professionistiche. Non per vanto ma fui io a portare Bolzoni all’Inter e Ardemagni al Milan.

Ora i ragazzini vengono seguiti da numerosi osservatori già all’età di 7-8 anni. Per cui i più bravi vengono subito prescelti e approdano fin da subito in squadre blasonate.

Diciamo che la nostra Storia ha dato molto in passato e adesso aspetta l’ascesa di qualche fenomeno (ride n.d.r.)”.

Qual è il vostro obiettivo con la prima squadra e a livello societario? Il salto in Serie D?

“Non credo che la Serie D sia alla nostra portata, anche perché siamo finiti in un girone da Champions League (ride n.d.r.). Nel girone B ci sono tantissime pretendenti che hanno stravolto le squadre iniziali per vincere. Noi non abbiamo fatto nulla di tutto ciò.

Siamo comunque contenti e consapevoli di aver agito nell’interesse dei ragazzi stessi che siano i giovani e quelli meno giovani. Il prosieguo del campionato, come ho già affermato in altre circostanze, è per riguardo loro. In ogni caso sul campo non regaleremo niente a nessuno. Giocheremo ogni partita col massimo impegno come sempre abbiamo fatto. Alla fine, vedremo i risultati”.

Come ha impattato la pandemia a livello societario?

“Io sono dal principio un contestatore dei protocolli che sono stati attuati. Altri sport hanno avuto meno problemi e meno obblighi rispetto al nostro settore. Questa cosa mi lascia ancora perplesso. Chiaramente non abbiamo vissuto bene questa situazione.

Ciò che mi ha dato maggiormente fastidio è stato assistere all’insorgere di problematiche nei ragazzini più piccoli i quali sono stati privati della loro attività calcistica: era uno sfogo per loro.

Personalmente sono convinto che lo sport all’aria aperta non sia assolutamente motivo di contagio. Tutta questa precauzione non l’ho mai condivisa”.

Qual è la vostra linea societaria?

“Abbiamo cercato di seguire i protocolli nei limiti della ragionevolezza. Alcune volte si è agito oltre i limiti imposti ma per questo mi assumo e mi sono sempre assunto le mie responsabilità.

Però credo di aver scelto spesso il male minore: ciò significa non fare ammalare i giocatori in pieno inverno precludendo uno spogliatoio caldo e una doccia. Questo è appunto uno dei tanti punti che ritengo assurdi”.

Come vi state preparando a una possibile ripresa del campionato? Quali sono le difficoltà?

“Le difficoltà maggiori, che sono state poi anche i motivi di riflessione per la ripartenza o meno, sono date da due aspetti distinti. In primis l’obbligo dei tamponi per tutto l’organigramma della squadra: questo è un impegno che il giovedì e il venerdì deve essere onorato per poter giocare nel fine settimana. In secondo luogo, il fatto di giocare a porte chiuse è un’altra grave anomalia.

Non capisco perché una società che può garantire 500 spettatori in tribuna, non possa ospitarne almeno un centinaio con gli adeguati distanziamenti e accorgimenti sanitari. Tutto ciò è in contrasto con la logica e il buon senso”.

Il calcio italiano aiuta le piccole / medie realtà calcistiche?

“Questa è una domanda difficile. Bisogna ammettere che il guaio economico del settore è di livello generale. Probabilmente ad alti livelli i veri problemi devono ancora emergere.

Nella nostra realtà abbiamo ben chiaro cosa ci attende. Le federazioni che dovrebbero supportarci aspettano i fondi dallo Stato. Nel momento in cui le federazioni non vengono finanziate alle società non arriva nulla. È sicuramente un aspetto rilevante che dovrebbe far riflettere”.

Anche per questa settimana è tutto, vi aspettiamo per settimana prossima e altre nuove avventure. Sempre qui, puntuali come orologi svizzeri, sulle colonne di Coast2CoastBlog!

lascia un commento

Your email address will not be published.