Top Moments: Giro d’Italia

Top Moments: Giro d’Italia

Top Moments prosegue questa settimana con i migliori momenti del Giro d’Italia, partito ieri da Torino con la crono individuale vinta da Filippo Ganna. Sotto la nostra lente d’ingrandimento, un trittico di edizioni recenti che ha particolarmente emozionato gli appassionati.

Top Moments Giro d’Italia 2010: Ivan Basso e la Liquigas all’inseguimento della rosa

tanti uomini per una sola maglia

Ai nastri di partenza del Giro 2010 tutti gli occhi sono puntati su Ivan Basso, deciso a bissare il successo del 2006. La Liquigas, forte del varesino e di un giovane Vincenzo Nibali, si presenta come la squadra più completa. Gli avversari, però, non mancano. Da Aleksandr Vinokurov all’iridato Cadel Evans, da Michele Scarponi a Damiano Cunego fino al vincitore del Tour 2008 Carlos Sastre, il lotto dei pretendenti alla vittoria finale è agguerrito.

La prima tappa a modificare significativamente la fisionomia della generale è la cronosquadre con arrivo a Cuneo, vinta proprio dalla Liquigas, che consegna la maglia rosa provvisoria a Nibali e il secondo posto a Basso. I due, successivamente, perdono terreno dagli altri contendenti nella tappa di Montalcino, a causa di una caduta sul tratto di sterrato, reso scivoloso dall’incessante pioggia. La rosa passa, al termine di quel giorno, sulle spalle di Vinokurov, terzo al traguardo dietro Evans e Cunego. A questo punto la corsa resta comunque apertissima e i distacchi ancora colmabili, ma l’undicesima frazione scompagina tutte le previsioni.

fuga bidone

La Tappa 11, oltre 260 km da Lucera a L’Aquila, si prefigura adatta a una fuga da lontano. Ed effettivamente un drappello corposo, circa cinquanta corridori, si sgancia dal gruppo principale, lanciandosi in avanscoperta. Il vantaggio dei fuggitivi, forte della mancanza di accordo nel plotone della maglia rosa, sale fino a toccare i venti minuti. Tardivamente, dietro si comprende l’entità del danno, si corre frettolosamente ai ripari, ma i proverbiali buoi sono scappati. La più classica delle fughe bidone giunge in porto con dodici minuti sui migliori della classifica, guidata ora dall’australiano Richie Porte. Tutti i favoriti sono fuori dalla top ten, scavalcati anche da Sastre e Bradley Wiggins, rimasti attardati nei giorni precedenti ma capaci di prendere oggi il treno buono.

Top Moments Giro d'Italia 2010. Tappa 11 Lucera - L'Aquila
Giro d’Italia 2010, tappa 11: Lucera – L’Aquila. Fonte: procyclingstats.com

Da lì in poi comincia un’altra corsa per i big del Giro, costretti a fare corsa dura nei restanti 10 giorni per recuperare i minuti di ritardo concessi.

rincorsa alla rosa

La tappa 14, con la scalata del Monte Grappa e la picchiata verso Asolo, è la prima occasione per ridurre il gap. A farla da padrone, in questa mission impossible, è sempre la Liquigas, che alza il ritmo in salita e lancia Nibali verso la vittoria parziale. Il giorno seguente tocca a Basso menare le danze sul terribile Zoncolan e rifilare più di un minuto a tutti gli altri. Al termine di questa due giorni micidiale la maglia passa dalle spalle di Porte, in evidente difficoltà ma ancora secondo in graduatoria, a quelle di David Arroyo.

Lo spagnolo, già più volte nei primi dieci finali dei grandi giri, pare l’osso più duro, ma è costretto alla resa nel fine settimana conclusivo. La tappa 19, prevedente un passaggio sul Mortirolo nel tragitto da Brescia all’Aprica, si rivela quella decisiva. Scarponi, Basso e Nibali giungono insieme, e in quest’ordine, al traguardo, rifilando tre minuti a Vinokourov, Sastre, Evans, Arroyo e oltre cinque a Porte. Il varesino, grande favorito alla vigilia, può finalmente vestire di nuovo la rosa dopo quattro anni e sentire il giro in pugno.

Giro d'Italia 2010. Tappa 19 Brescia - Aprica
Giro d’Italia 2010, tappa 19: Brescia – Aprica. Fonte: procyclingstats.com

All’indomani, infatti, l’azione conclusiva di Evans verso Ponte di Legno è valida solo in ottica podio, ma l’australiano guadagna una manciata di secondi appena, insufficienti per impensierire chi gli sta davanti. La crono conclusiva di Verona si trasforma in una passerella che conferma distacchi e posizioni: Basso, Arroyo e Nibali sul podio, Scarponi ed Evans, che può consolarsi con la maglia rossa della classifica a punti, poco fuori.

redenzione

Si tratta di una vera e propria redenzione per Ivan Basso, dopo i fattacci del 2006 e la squalifica del 2007 per tentato doping. Un periodo difficile, come lo stesso corridore ha raccontato nell’autobiografia In salita controvento. Nel libro, scritto con Francesco Caielli, Basso ha ammesso l’ossessione tossica per il Tour de France che l’ha portato ad avvalersi della consulenza del dottor Eufemiano Fuentes e la voglia di mollare la bici dopo la squalifica. Fortunatamente, con l’affetto delle persone più care e il duro lavoro, ha saputo cambiare rotta, riuscendo a rimettersi in sella e a regalare, a sé stesso e ai tifosi del pedale, il bis al Giro con una delle più belle imprese del ciclismo recente.

Top Moments Giro d’Italia 2016: Vincenzo Nibali ribalta il Giro in due giorni

A caccia del bis dopo la delusione del Tour

Anche al Giro del 2016 c’è un atleta in cerca del suo secondo successo rosa: Vincenzo Nibali. Nonostante un grande finale di stagione precedente, culminato con la vittoria al Lombardia, il siciliano deve dimenticare il podio fallito al Tour de France da campione in carica e l’occasione si presenta alla corsa di casa. Palmares alla mano, il campione italiano è l’uomo da battere e fino al primo dei due weekend alpini è effettivamente il meglio piazzato in graduatoria tra i pretendenti.

difficoltà sulle Dolomiti

Il tappone dolomitico, con traguardo a Corvara, rimescola, però, le gerarchie. Esteban Chaves, vincitore di giornata, e Steven Kruijswijk, nuova maglia rosa, sembrano avere una marcia in più in salita. Nibali, primo dei big a muoversi, deve difendersi, ma riesce comunque a guadagnare terreno sugli altri favoriti come Rafal Majka, Domenico Pozzovivo e Alejandro Valverde. Per lo Squalo si ipotizza solo un momento di appannamento, ma la frazione seguente, una cronoscalata sull’Alpe di Siusi, mette a nudo una condizione che sembra non esserci.

Giro d'Italia 2016. Tappa 15 Castelrotto - Alpe di Siusi
Giro d’Italia 2016, tappa 15: Castelrotto – Alpe di Siusi. Fonte: procyclingstats.com

Nei quasi undici chilometri di arrampicata il messinese non trova il giusto ritmo e chiude venticinquesimo, cedendo terreno a tutti i diretti concorrenti. A brillare è ancora Kruijswijk, che per questione di centesimi deve cedere la tappa ad Alexander Foliforov, ma rafforza la propria leadership, spingendo Chaves a oltre due minuti. Chi reagisce alla debacle del giorno precedente è Valverde, che va addirittura a prendersi la vittoria nella frazione successiva davanti alla maglia rosa, sempre più padrona della corsa. Per Nibali altra giornata storta che vale l’uscita dai primi tre della generale e un coro unanime: stante la condizione attuale, per trionfare nuovamente al Giro ci sarà da attendere l’anno prossimo.

La gara a tappe, però, non è finita, c’è ancora il weekend conclusivo sulle Alpi italo-francesi. Già dalla frazione di Pinerolo, il messinese sembra aver ritrovato brillantezza. Il capolavoro arriva il giorno dopo, che prevede lo sconfinamento in Francia tramite il lunghissimo Colle dell’Agnello, il cui culmine supera i 2700 metri d’altitudine.

Top Moments Giro d'Italia 2016. Tappa 19 Pinerolo - Risoul
Giro d’Italia 2016, tappa 19: Pinerolo – Risoul. Fonte: procyclingstats.com

Il riscatto passa dalla Francia grazie al gioco di squadra

È sulle rampe della durissima ascesa che Chaves, Kruijswijk, e Nibali staccano Valverde, da sempre poco avvezzo alle alte quote. Lo Squalo torna a crederci, il podio diviene possibile e con esso la vittoria di tappa. Perciò, dopo lo scollinamento, si pone in testa al gruppetto dei migliori, per distanziare ulteriormente lo spagnolo. Il turning point del Giro avviene in questo momento. Nel tentativo di tenere le ruote di uno scatenato Nibali, Kruijswijk sbaglia una traiettoria e impatta la muraglia di neve a bordo strada, cadendo sull’asfalto dopo una spettacolare piroetta, fortunatamente senza riportare danni fisici consistenti.

Giro d’Italia 2016. La caduta di Kruijswijk nella discesa dal Colle dell’Agnello

L’olandese riesce a inforcare nuovamente la bici, ma ormai gli avversari sono scappati a tutta velocità giù per le rampe, verso il fondovalle. La sua rincorsa si rivelerà vana, perché davanti non hanno intenzione di fermarsi. Nibali, infatti, può avvalersi della preziosa collaborazione del compagno Michele Scarponi, già facente parte dei fuggitivi della prima ora e transitato per primo in cima all’Agnello. Grazie all’apporto del marchigiano e di Ruben Plaza, gregario di Chaves, il divario dal capoclassifica si amplia e, chilometro dopo chilometro, il rosa di Kruijswijk, frastornato, dolorante e senza compagni di squadra, si fa sempre più sbiadito, lasciando lo Squalo e il Colibrì colombiano a giocarsi la corsa.

Sull’ascesa finale, verso Risoul, Nibali imprime l’accelerata decisiva, alla quale Chaves deve arrendersi, e taglia solitario il traguardo. Le nubi nere delle Dolomiti sono spazzate via, il messinese c’è e lotta per la generale, guidata ora dal piccolo colombiano.

Manca ancora una tappa di montagna, quella che riporterà la carovana in Italia, fino a Sant’Anna di Vinadio. Nibali, galvanizzato dal successo, mette la squadra a tirare e sulla penultima erta, il Colle della Lombarda, stacca nuovamente Chaves, che deve cedere il passo anche a Valverde, mentre Kruijswijk alza definitivamente bandiera bianca. La tappa sarà appannaggio dei fuggitivi di giornata, ma Nibali guadagnerà sufficiente terreno per strappare la maglia simbolo del primato al rivale e alzare al cielo di Torino, ventiquattro ore dopo, il suo secondo Trofeo senza fine.

Dall’inferno al paradiso

Sembrava spacciato Vincenzo Nibali all’indomani della tappa di Andalo vinta da Valverde. Oltre quattro minuti e mezzo dalla maglia rosa e una gamba lontana parente di quella dei giorni migliori. Ai microfoni della Rai, lo storico preparatore Paolo Slongo aveva parlato di “esami” da sostenere al termine della corsa per verificare che fosse tutto in ordine sul lato fisico. A una settimana di distanza, il mondo è completamente girato, gli avversari sono stati piegati e lo Squalo mette in bacheca il suo secondo Giro, dopo aver letteralmente ribaltato sia la corsa che lo sfortunato Kruijswijk.

Top Moments Giro d’Italia 2018: la doppia impresa di Chris Froome

Il Giro 2018, con partenza da Israele, registra il ritorno sulle strade rosa di Chris Froome a otto anni dall’ultima apparizione. All’epoca, il britannico era un nome noto solo agli appassionati più attenti, ora è un pluricampione affermato in cerca dell’ultimo grande giro ancora assente nel suo carniere.

Un britannico inatteso sugli scudi

Inizialmente, i protagonisti sono gli altri contendenti. La cronometro inaugurale vede imporsi il campione uscente Tom Dumoulin, ma dal primo arrivo in salita, sull’Etna, a prendersi la scena è Simon Yates. Il britannico meno atteso si posiziona secondo alle spalle del compagno Chaves e veste la rosa, consolidandola con le successive vittorie al Gran Sasso e Osimo, che gli valgono anche la maglia azzurra, mentre Froome scivola a oltre tre minuti dal connazionale.

Il capitano del Team Sky, non si dà per vinto e riesce a imporsi nella durissima frazione del Monte Zoncolan, risalendo fino alla quinta posizione in generale, rosicchiando, però, solo pochi secondi a Yates.

Top Moments Giro d'Italia 2018. Tappa 14 San Vito al Tagliamento - Monte Zoncolan
Giro d’Italia 2018, tappa 14: San Vito al Tagliamento – Monte Zoncolan. Fonte: procyclingstats.com

Questi rimane in controllo della corsa e, addirittura, allarga il divario tra sé e gli inseguitori, facendo suo anche il tappone dolomitico di Sappada, nel quale Froome paga gli sforzi del giorno precedente. Passata indenne anche la cronometro da Trento a Rovereto e alla luce delle prestazioni in salita, Yates sembra avviato verso la conquista del Giro, ma l’ultimo weekend alpino non inizia per lui nel migliore dei modi. Nella tappa con arrivo a Pratonevoso, arrivano i primi segnali di cedimento da parte della maglia rosa, ora tallonato da Dumoulin. Non un buon segnale in vista della frazione successiva, quella da Venaria Reale al Monte Jafferau, caratterizzata dal temibile Colle delle Finestre.

impresa d’altri tempi

Le difficoltà di Yates rinvigoriscono gli avversari, in particolare Froome, che sul Finestre mette alla frusta la squadra, mandando definitivamente fuori gioco il leader della generale. A questo punto accade l’impronosticabile: Froome non si accontenta del ritmo dei compagni, ma prova l’azione dalla distanza, piazzando una frullata delle sue a ottanta chilometri dal traguardo, sullo sterrato. Nessuno ha la forza di seguirlo in quella che ricorda un’azione kamikaze, un attacco da ciclismo in bianco e nero, quando si correva con le maglie di lana. Mai previsione fu più sbagliata.

Top Moments Giro d'Italia 2018. Tappa 19 Venaria Reale - Bardonecchia
Giro d’Italia 2018, tappa 19: Venaria Reale – Bardonecchia. Fonte: procyclingstats.com

Il britannico continua imperterrito nella sua azione, scollina dal Finestre, divora il Sestriere e giunge all’arrivo in solitaria, con tre minuti sul più immediato inseguitore, Richard Carapaz, che precede gli altri uomini di classifica. Tra questi perde significativamente terreno Pozzovivo, mentre Yates, alla deriva, accusa quasi quaranta minuti e cede entrambe le maglie in suo possesso al connazionale.

Il Giro è tutt’altro che chiuso, poiché Dumoulin resta a quaranta secondi dal capoclassifica, ma il giorno successivo, a Cervinia, Froome si difende egregiamente dal ritorno dell’olandese. Il Giro e suo e si gode la meritata incoronazione in quel di Roma, teatro della passerella finale.

Anche le macchine hanno un cuore

Due cose stupiscono. La prima è la dimensione dell’impresa, che abbiamo già ricordato appartenere a una fase eroica del ciclismo. La seconda è che tale impresa sia stata firmata dal corridore più scientifico e moderno che ci sia. Froome ci aveva abituati a vincere col calcolo, a massimizzare il guadagno riducendo lo sforzo, a controllare la corsa con la propria squadra, una macchina perfetta a completo servizio del leader. Nessuno si sarebbe aspettato un capolavoro del genere, un autentico spot per il ciclismo, dal Team Sky e dall’uomo che più di chiunque altro ne ha incarnato la filosofia. In ciò, a mio parere, risiede l’aspetto peculiare di questo top moment.

Verso nuovi Top Moments

Questi alcuni dei migliori momenti vissuti nel recente passato dal Giro d’Italia. L’auspicio, come in ogni puntata di Top Moments, è di poter assistere a gesta degne di essere ricordate durante le prossime tre settimane di gara. Sempre assumendo che percorrere oltre 3000 km su una bicicletta da corsa da un capo all’altro dell’Italia non sia, già di per sé, meritevole di nota.

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