Breve storia del Draft NFL

Breve storia del Draft NFL

La storia del Draft NFL è costellata di campioni annunciati, promesse non mantenute, atleti sbocciati solo verso la fine della carriera e assoluti carneadi. Nel percorso di avvicinamento all’edizione 2021, da svolgersi nella tre giorni tra 29 aprile e 1 maggio, abbiamo cercato di individuare quali saranno le stelle del futuro (trovate qui le nostre analisi sulla draft class ’21). In questa sede, invece, tratteremo un’altra storia, quella della nascita del draft.

Prima della sua introduzione, i giocatori che entravano nella NFL erano liberi di firmare con qualsiasi squadra. Un sistema che tendeva a rafforzare i team più prestigiosi o con maggiore disponibilità economica. Decisivo per il cambiamento dello status quo fu il caso di Stan Kostka, stella della Minnesota University.

il caso di Stan Kostka

Kostka, di ruolo fullback, vinse il campionato nazionale universitario nel 1934, al termine del quale divenne eleggibile per la NFL. Le sue prestazioni collegiali lo avevano reso il prospetto più ambito e tutte le franchigie della lega avviarono trattative per assicurarsele anche a livello professionistico. Curiosa la modalità con cui il giocatore negoziò. Si faceva recapitare dei telegrammi con le offerte salariali e rispondeva, mentendo, di averne ricevute altre superiori, in modo da far alzare la posta ai corteggiatori.

Alla fine, nell’agosto ’35, la spuntarono i Brooklyn Dodgers, con una proposta da 5000$ annui più un “bonus di benvenuto” di 500. Una cifra che lo rese il giocatore più pagato dell’epoca, anche se tradì le attese in lui riposte, giocando un solo anno nell’NFL. Nel mentre, le altre franchigie non erano rimaste a guardare.

Proposta e introduzione del draft

Nella caccia al talento del Minnesota avevano sperato di poter recitare una parte importante i Philadelphia Eagles, senza però ottenere risultati. Ciò aveva già spinto il loro proprietario Bert Bell a sottoporre alla lega l’idea di un draft per regolare l’ingresso di nuove leve nei roster delle squadre. Il meccanismo avrebbe dato il diritto al team con il peggior record in stagione regolare di scegliere uno degli universitari eleggibili con il quale negoziare in via esclusiva. A scelta compiuta, l’ovale sarebbe passato alla seconda peggior classificata e così via, fino alla miglior piazzata dell’annata appena conclusa.

Avendo ricevuto accoglienza favorevole la proposta a una riunione di lega nel maggio ’35, il nuovo sistema fu adottato. Il primo Draft NFL ebbe luogo l’8 febbraio 1936, presso il Ritz-Carlton Hotel di Philadelphia.

Il primo Draft NFL

Il funzionamento fu quello che abbiamo già visto. Da una rosa di novanta senior collegiali le squadre scelsero i loro futuri atleti. I turni di scelta, i giri, furono nove e a scegliere per primi furono proprio gli Eagles di Bell, che chiamarono Jay Berwanger.

Questi, halfback da Chicago University e già insignito dell’Heisman Trophy, premio riservato al miglior giocatore di football collegiale, non trovò però l’accordo con Phila. I suoi diritti, dunque, furono ceduti in uno scambio ai Chicago Bears, senza che il risultato cambiasse: la prima scelta assoluta del primo draft non mise mai piede nella NFL. In realtà, non fu una notizia, in quanto solo ventiquattro degli ottantuno selezionati accettarono di giocare tra i pro.

Ciononostante, il draft non fu più abbandonato e, negli anni, subì varie modifiche, mentre le squadre si attrezzavano per migliorare i propri criteri di scelta.

Gli scout

Una di queste migliorie fu la nascita degli scout, figure adibite a scovare i migliori talenti del football universitario. Inizialmente, infatti, per visionare un atleta collegiale ci si basava sulle notizie della stampa, sulle visite che il management delle squadre riusciva a fare nelle varie università o su conoscenze che segnalavano i talenti frequentanti le scuole della loro area.

Stando alle fonti, i primi ad avvalersi di queste nuove figure professionali furono i Los Angeles Rams, che nel ’46 ingaggiarono Eddie Kotal, ex giocatore dei Green Bay Packers. Il compito affidatogli fu quello di viaggiare per gli istituti statunitensi, raccogliendo informazioni sui giovani più promettenti.

I giri del draft

Abbiamo visto lo strutturarsi dell’edizione ’36 in nove giri, che divennero dieci dall’anno seguente, essendosi aggiunti alle nove franchigie dell’epoca proprio i Rams, allora stanziati a Cleveland. Due anni più tardi ci fu un raddoppio delle tornate, che da dieci salirono a venti. Peraltro, si deve segnalare che nel ’38-’39 il secondo e quarto round furono riservati alle cinque peggiori franchigie per record.

Un ulteriore incremento si ebbe con il passaggio ai trenta giri del ’43, in concomitanza con la Seconda guerra mondiale, nell’eventualità che i giocatori scelti fossero chiamati alle armi. Terminato il periodo bellico, i round non calarono di numero, ad eccezione del ’49 che ne vide solo venticinque, fino al 1960, quando ridiscesero a venti.

Nel ’67, con la fusione tra NFL e AFL, la quale aveva anch’essa un proprio draft in cui venivano spesso scelti atleti selezionati anche dalla NFL e che portò a battaglie, legali e sportive, sui giocatori più ambiti, si passò a diciassette giri, ridotti a dodici nel ’77. L’ultimo ritocco si ebbe negli anni Novanta, con l’entrata in vigore della formula attuale a sette giri nel 1994, dopo che nel ’93 erano stati otto.

Nel frattempo, l’evento aveva raggiunto un’importanza che i media avevano capito di poter sfruttare.

Copertura mediatica

Il primo network a interessarsi della trasmissione in diretta del Draft NFL fu ESPN, che, nato nel ’79, acquistò i diritti per la diretta del draft 1980. Una mossa che all’epoca parve poco sensata, ma che si rivelò vincente nel corso degli anni. Basti pensare che la prima serata del draft 2010, che andò in onda nella serata del 22 aprile, fu seguita da sette milioni di telespettatori statunitensi.

Già da qualche anno, però, ESPN non era sola. La stessa lega, tramite NFL Network, iniziò proprio nel nuovo millennio a trasmettere live l’evento. Negli ultimissimi anni si sono aggiunte, con il loro carico di analisti, Fox e ABC. In tal modo, il draft è divenuto, citando lo storico Richard Crepeau, il più grande momento legato alla NFL tra quelli non strettamente sportivi. Ne sono un’ulteriore prova i mock draft, cioè le simulazioni delle scelte che le squadre effettueranno, che iniziano a circolare già un paio di anni prima della draft night.

Per approfondimenti: playitusa.com, thedailygopher.com, nytimes.com, packersnews.com, landryfootball.com, ussporthistory.com, profootballhof.com, barstoolsports.com, nytimes.com

Fonte immagine: Wikipedia

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