Top Moments Olimpici: Jury Chechi, il riscatto di Atlanta ’96

Top Moments Olimpici: Jury Chechi, il riscatto di Atlanta ’96

Le Olimpiadi di Tokyo 2020 si avvicinano: mancano 5 settimane. Continua il viaggio di Coast2coast alla scoperta delle imprese passate di atleti italiani ai Giochi estivi. La scorsa settimana avevamo parlato della leggenda di Federica Pellegrini. Prima ancora avevamo raccontato di Stefano Baldini, Pietro Mennea e del fioretto femminile a Londra 2012. Oggi è il momento di ricordare la straordinaria storia di Jury Chechi ad Atlanta ’96.

il sogno infranto a barcellona

Dopo aver partecipato alle Olimpiadi di Seul ’88, il nome del giovane Jury Chechi inizia a circolare con una certa frequenza. Il ginnasta azzurro infatti nei quattro anni che precedono l’appuntamento a cinque cerchi di Barcellona ’92, vince due bronzi mondiali agli anelli, un oro europeo nella stessa specialità, oltre a fare incetta di vittorie ai Giochi del Mediteranneo del 1991. C’è poco da dire, Jury Chechi è il grandissimo favorito per la vittoria della gara agli anelli alle olimpiadi catalane. Proprio in questo momento succede l’imponderabile. Qualcosa che frena l’ascesa vertiginosa de Il SIgnore degli Anelli azzurro.

Durante un allenamento, a un solo mese dall’inizio delle Olimpiadi, Jury si rompe il tendine d’achille destro. Un colpo durissimo che manda in mille pezzi quattro anni di lavoro, sudore e sacrifici. Un colpo che avrebbe potuto mettere la parola fine sulle speranze di Jury di portarsi a casa una medaglia olimpica. Un infortunio di una gravità pesante e delicato, per cui il pieno recupero era tutt’altro che scontato. L’azzurro, però, fin da subito non sembra abbattersi ed è proprio in questo frangente che tutta Italia inizia ad accorgersi della tenacia di quel piccoletto di Prato con due bicipiti giganteschi. Jury va a Barcellona in qualità di commentatore con la promessa di rivedersi ad Atlanta, quattro anni dopo.

Jury Chechi ad Atlanta ’96: un viaggio tracciato nel destino

Quello che riesce a fare Jury Chechi, nell’avvicinamento ad Atlanta ’96, sono imprese che solo le leggende sono capaci di realizzare. Per 5 anni non ce n’è per nessuno. Letteralmente. Dai Mondiali del 1993 di Birmingham, Chechi inizia un filotto di ori iridati che si concluderà con il quinto consecutivo a Losanna nel 1997. Proprio in questo periodo nasce il soprannome ispirato alla grande saga di Tolkien. Jury Chechi è il primo italiano dai tempi di Franco Menichelli (anni ’60) a vincere un titolo mondiale nella ginnastica. Tutto questo dopo essersi rotto un tendine d’Achille.

Inutile dire che Jury Chechi arriva ad Atlanta ’96 non come favorito, ma come vincitore annunciato. Però, si sa, l’appuntamento olimpico è qualcosa che va al di là della semplice performance sportiva. Spesso gli atleti, alle Olimpiadi, tirano fuori la miglior prestazione della vita. Nulla è scontato. Jury sa che tutto il lavoro fisico e mentale, il recupero, la fatica di quattro anni, portano a un esercizio di circa 50 secondi in cui può succedere di tutto. Jury sa che il destino è solo nelle sue mani. Chiaramente, in Italia, le aspettative sono altissime. L’azzurro si isola da tutto e regala un esercizio che, se non è la perfezione, si avvicina moltissimo. Jury Chechi ad Atlanta ’96 mette le mani su quella medaglia d’oro che gli era sfuggita per uno scherzo del destino quattro anni prima. Una rincorsa dura ma bellissima che ha regalato allo sport italiano una delle più grandi imprese di sempre.

lascia un commento