22 Aprile 1968, l’inizio dell’era open e la riunificazione del tennis

22 Aprile 1968, l’inizio dell’era open e la riunificazione del tennis

In questi giorni il mondo dello sport è stato scompaginato dalla creazione della Superlega. Non è la prima volta che si creano tornei “chiusi”, il tennis ne è stato testimone, anche se la questione è ormai superata. Proprio ieri (22 aprile 1968) cadeva il 53° anniversario dall’inizio dell’era open.

CHE SIGNIFICA OPEN?

Oggi non si fa quasi caso quando si parla di “Australian Open”, “US Open” oppure “French Open”. Sono in tanti a non sapere il perché della parola “open”. L’espressione non si riferisce al fatto che i tornei si giochino all’aperto, anche perché in quel caso si parla di tornei “outdoor”. Nel tennis il termine “open” ha un significato storico ben preciso che fa riferimento proprio a ciò che successe quel 22 aprile 1968.

L’ERA PRE-OPEN

Il tennis non è sempre stato come lo conosciamo oggi. Fino al 1968, di fatto, esistevano due circuiti paralleli: da una parte i tornei riservati ai professionisti e dall’altra quelli per i dilettanti. I primi, remunerati per la loro attività, gareggiavano in tornei ed esibizioni esclusive, mentre i dilettanti, ufficialmente spinti a giocare solo per spirito sportivo, potevano giocare i tornei dello Slam e la Coppa Davis.

Il sistema si basava sull’ipocrisia dello “shamateurism”. In sostanza, i dilettanti più forti intascavano cospicue somme sottobanco per partecipare ai tornei più importanti, anche se ufficialmente ciò non era consentito. Il professionismo nel tennis nacque pochi anni dopo la prima edizione di Wimbledon, ma fu solo dagli anni ’20 che iniziò la separazione tra le due categorie. A partire dal 1948 il professionismo si organizzò in un sistema strutturato grazie a Jack Kramer. Negli anni successivi si assistette al passaggio dei più forti dilettanti tra i professionisti. I campioni degli anni ’40, ’50 e ’60 dopo i primi anni di carriera dilettantistica, venivano reclutati per diventare professionisti dovendo però dire addio agli slam tradizionali.

I PRO SLAM

Il mondo del tennis professionistico, oltre ad incentrarsi su mini-tourné con scontri testa a testa tra i vari campioni, prevedeva dei tornei paralleli agli slam tradizionali per dilettanti, i “Pro Slam”. Il primo Pro Slam a disputarsi fu lo U.S. Pro Tennis Championship, nato nel 1927. Nel 1930 sorse il French Pro; torneo disputato sui campi in terra rossa del Roland Garros (fino al 1963) e dal 1964 al 1967 sul legno indoor dello Stadio Pierre de Coubertin. L’ultimo Pro Slam fu Wembley nel 1934, il “Wimbledon dei professionisti”. A questi 3 che ricalcavano per sedi e superfici gli slam dei dilettanti, bisognava aggiungere altri tornei di rilievo come il “Tournament of Champions”, disputato tra il 1956 ed il 1959, la Bristol Cup (1920-1932), gli Australian Pro (1954-1966), il Masters Pro (1957-1965).

Questi tornei furono dominati dal trio Rosewall, Gonzales, Laver. Il primo conquistò 15 titoli (2 U.S. Pro, 8 French Pro e 5 Wembley Pro) su 27 tornei disputati, il secondo 12 (8 US Pro e 4 Wembley Pro) in 26 edizioni giocate, Rod Laver 8 tornei (3 US Pro, 1 French Pro e 4 Wembley) in 15 partecipazioni. I due australiani furono gli unici a stabilire una sorta di Grande Slam dei professionisti, ossia la conquista dei 3 Pro Slam nello stesso anno solare. Rosewall ci riuscì nel 1963, Laver nel 1967.

ALBO D’ORO FALSATi E CARRIERE TAGLIATE

La distinzione tra dilettanti e professionisti crea ancora oggi difficoltà ed incongruenze nella valutazione delle carriere di tennisti che si sono trovati ad attraversare le due epoche, quella dilettanti-professionisti e l’Era Open. I migliori professionisti erano superiori ai migliori dilettanti. Passare dal dilettantismo al professionismo era un salto non da tutti. Rod Laver, che nel 1962 da dilettante aveva completato il Grande Slam, nel 1963 passò tra i pro ma impiegò 2 anni per riuscire ad imporsi.

Tutto ciò ha sicuramente “falsato” le classifiche e l’albo d’oro dei tornei dell’epoca. Ad esempio nella classifica dei titoli del Grande Slam tennisti come Laver e Rosewall possono vantare “solo” 11 e 7 slam. Ciò perché Rosewall per ben 11 anni della sua carriera fu bandito dagli slam tradizionali a causa del suo passaggio tra i professionisti. Stesso discorso per Rod Laver che perse 5 stagioni (20 Slam). Ancora peggio andò a Pancho Gonzales. Dopo aver vinto gli U.S. Championships nel 1948 e 1949 (da dilettante), il passaggio al professionismo nel 1950, lo tagliò fuori dai tornei del Grande Slam per ben 18 anni.

UN GIGANTE DAI PIEDI D’ARGILLA

Esemplare in senso diametralmente opposto è Roy Emerson. Il tennista australiano può vantare 12 titoli del GS, record fino al 2000 (quando fu superato da Pete Sampras). Numeri alla mano, Emmo dovrebbe essere un papabile G.O.A.T. di questo sport. Tuttavia i suoi slam, tra il 1961 e il 1967, furono vinti a livello amatoriale, in un periodo in cui molti dei migliori giocatori erano passati tra i professionisti e non erano quindi ammessi ai tornei del Grande Slam.

Curiosamente, infatti, il più forte rivale in quegli anni fu Fred Stolle, il suo compagno di doppio. Se si prendesse la lista dei plurititolati a livello Slam, dietro Federer (20), Nadal (20), Djokovic (18) e Sampras (14), troveremmo lui a quota 12, davanti a gente del calibro di Borg, Laver, Rosewall, etc. Nel 2000, al momento del sorpasso di Sampras, l’australiano si complimentò con Pistol Pete riconoscendo che i tornei vinti dall’americano erano più consistenti dei suoi. Emerson era consapevole di non essere stato il migliore giocatore della sua epoca e che negli anni ’60 avrebbe vinto molto meno se si fosse dovuto confrontare con Rosewall, Laver e Gonzales.

I PRIMI PASSI VERSO IL CAMBIAMENTO

I primi a rendersi conto che la distinzione tra dilettanti e professionisti era anacronistica furono gli inglesi. Nel 1959, gli organizzatori di Wimbledon decisero di organizzare un torneo riservato ai professionisti, ma furono costretti a desistere non ricevendo il sostegno della LTA (la federtennis britannica). Nel 1960 ci fu il primo passo. L’Assemblea Generale dell’ILTF votò per l’abolizione della distinzione dilettanti-professionisti. La proposta, tuttavia, ottenne solo 134 voti su 209, non raggiungendo i 2/3 necessari e fallendo l’obiettivo per una manciata di voti.

LA FINE DELLA DIVISIONE DILETTANTI-PROFESSIONISTI

La svolta ci fu nel 1966 quando Jack Kramer, mise ai voti per l’ennesima volta la riforma. Bocciata per pochi voti Kramer ottenne come parziale riconoscimento che si potesse disputare un torneo tra professionisti a Wimbledon. Nell’agosto 1967, un paio di mesi dopo l’edizione ufficiale, i migliori 8 professionisti si sfidarono in un mini-torneo, vinto da Rod Laver e passato alla storia per essere il primo torneo trasmesso a colori dalla BBC. Il successo della manifestazione con folle di appassionati entusiasti di poter ammirare Laver, Rosewall, Gonzales, fu tale da convincere la Federtennis britannica a lanciare il professionismo. L’entusiasmo fece cadere il muro, l’assemblea interna a fine 1967 si espresse a stragrande maggioranza: 295 favorevoli e 5 contrari. Il torneo britannico aveva fatto il passo decisivo. Preso atto della situazione, l’Assemblea ILTF del 30 marzo 1968, a Parigi si adeguò. I delegati votarono all’unanimità.

IL PRIMO TORNEO OPEN

Il 22 aprile 1968, dunque, si apriva il 1° torneo Open al British Hard Court Championships di Bournemouth. Il primo incontro open fu tra il professionista australiano Owen Davidson e il dilettante scozzese John Clifton. Il primo punto fu giocato alle 13:43 e ad aggiudicarselo fu Clifton. Il match fu invece vinto da Davidson in 4 set col punteggio di 6-2, 6-3, 4-6, 8-6. Il torneo, disputato nel sud dell’Inghilterra, a dispetto del nome “hard” si giocò su terra battuta, fu conquistato dall’australiano Ken Rosewall sul connazionale Rod Laver. Il titolo gli valse un assegno di 2.400 dollari. Qualche settimana dopo, il Roland Garros avrebbe ospitato il primo Slam “Open” della storia (vinto ancora da Rosewall su Laver). Dall’anno successivo, la federazione tennistica internazionale aprì tutti i tornei ai professionisti. Poi nel 1972 nacque l’Association of Tennis Professionals (ATP); il tennis aveva imboccato la strada dello sport che oggi conosciamo.

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