Djokovic senza avversari, l’alba di una nuova weak era?

Djokovic senza avversari, l’alba di una nuova weak era?

Il successo a Wimbledon ha certificato il suo status di più forte giocatore dell’era open. Djokovic sembra non avere avversari e ai prossimi Us Open proverà a realizzare il mitico Grande Slam.

DJOKOVIC COME IL BUON VINO O SENZA AVVERSARI?

Lo slam appena conquistato porta ad 8 il conto dei major vinti dal serbo dopo aver compiuto 30 anni, nessuno ne ha collezionati tanti. Andando avanti con l’età parrebbe logico assistere a una flessione nei risultati; e invece il serbo da over 30 in quattro stagioni ha innalzato le percentuali di successo rispetto agli anni precedenti. Negli ultimi quattro anni, tralasciando il 2017 (in cui Nole sembrava essersi perso), ha viaggiato alla media di 2 slam all’anno, incrementando il bottino rispetto ai dieci anni precedenti in cui ne ha raccolti 12 (media 1,2). Si potrebbe pensare che la percentuale risenta del quadriennio 2007-10 in cui Djokovic, 20-23enne, seppur n. 3 del mondo, non aveva ancora fatto il definitivo salto di qualità ed era un gradino sotto Federer e Nadal che dominavano incontrastati.

Scomputando quel periodo, nell’arco dal 2011 (anno dell’esplosione del serbo con ¾ slam vinti) al 2016, in sei stagioni conquista 11 slam (media 1,8). Medie apparentemente simili a quelle attuali, ma in realtà non così sovrapponibili. In ben 3 anni su 6 Djokovic conquista solo 1 slam all’anno perdendo ben 5 finali su 8 disputate nel triennio 2012-13-14. La media sale vertiginosamente nel biennio 2015-16, il periodo nero di Nadal, incapace di superare i quarti di finale per 2 stagioni.

GLI AVVERSARI DI DJOKOVIC NEGLI SLAM

Ciò che balza agli occhi paragonando il sessennio 2011-16 e il quadriennio 2018-2021 è il diverso campo avversari affrontato nelle finali. Tra 2011 e 2016 Djokovic affronta solo 4 avversari, Federer (3-0), Nadal (3-3), Murray (5-2), Wawrinka (0-2). Tra 2018 e 2021 gli avversari si diversificano. Ai Federer (1-0) e Nadal (1-1) si aggiungono Anderson (1-0), Del Potro (1-0), Thiem (1-0), Medvedev (1-0), Tsitsipas (1-0) e Berrettini (1-0).

Evidente come il livello degli avversari sia inferiore. Balzano agli occhi le assenze di Murray e Wawrinka, non al livello dei fab 3 ma nettamente più forti dei next gen. Federer e Nadal, invece, sono più logori e vecchi e raggiungono meno spesso l’atto conclusivo. Aumentano, dunque, i rivali alla prima finale slam o comunque monoslammer rispetto al periodo precedente in cui il meno titolato (Wawrinka) vanta 3 prove del grande slam.

LA “WEAK” ERA DI FEDERER

I detrattori di Federer hanno spesso evidenziato il più modesto livello degli avversari affrontati dallo svizzero prima dell’avvento di Nadal e Djokovic parlando di una vera e propria “weak era”. Lo svizzero, infatti, ha vinto oltre metà dei suoi titoli (11 su 20) nel quadriennio d’oro 2004-2007 battendo tennisti di buon livello ma non campionissimi come Hewitt, Roddick, Safin, Gonzales, Baghdatis, un Agassi over 30 e le versioni giovani di Nadal e Djokovic, che per quanto fenomeni di precocità (lo spagnolo a 19 anni conquistava il 1° RG, il serbo a 20 anni era il più giovane a raggiungere la semifinale nei 4 slam) solo qualche anno più tardi sarebbero diventati campioni a tutto tondo su ogni superficie. Dal 2008 in avanti, infatti, trovandosi di fronte dapprima Nadal (competitivo ai massimi livelli anche su cemento) e Djokovic (esploso definitivamente nel 2011) il numero di successi cala vistosamente, 8 titoli in oltre un decennio.

UNA NUOVA WEAK ERA?

Allo stesso modo Djokovic, dopo essere approdato in un circuito dominato da Roger e Rafa con inevitabili difficoltà nell’imporsi fino al 2010, ora dinanzi a sé vede un parco avversari più modesto. Non ce ne voglia Berrettini, al quale va il giusto tributo (1° italiano in finale a Wimbledon in 144 anni), ma spulciando i nomi dei finalisti slam degli ultimi 15 anni, Matteo probabilmente è il meno forte assieme ad Anderson. Federer in particolare sembra ormai all’ammazzacaffè. Lo svizzero ha subito l’onta del bagel (appena il 2° in carriera nel nuovo millennio) in quello che era il suo giardino di casa da un buon giocatore ma non certamente un campione come il polacco Hurkacz. Nadal, che non si sa come tornerà sul cemento nordamericano, sulla terra rossa ha fatto registrare una stagione pessima per i suoi standard. Lo spagnolo ha sì vinto 2 tornei ma salvando in entrambi i casi match point (contro Tsitsipas e Shapovalov) col serio rischio di non portare a casa alcun titolo. In ogni caso il maiorchino non batte Djokovic sul duro dalla finale degli Us open 2013, preistoria.

LA LOST GENERATION

Dopo le annate eccezionali del 1986-87, i nati tra fine anni ’80 e metà anni ’90 non hanno reso come dovuto. I vari Raonic, Nishikori, Dimitrov si sono dimostrati non all’altezza negli slam raccogliendo appena 2 finali slam, andando a formare la cosiddetta Lost Generation. L’ATP da qualche anno ha lanciato la campagna “Next Generation” per abituare gli appassionati a questi nuovi giocatori e a quello che sarà. I vertici del tennis mondiale temono un crollo di interesse al ritiro dei big 3. Situazione analoga a quella verificatasi ad inizio anni 2000, quando stavano per ritirarsi Sampras e Agassi e l’ATP lanciò la campagna promozionale “New balls, please”. È evidente che sia saltata una generazione.

Basti pensare che l’unico campione slam nato negli anni ’90 nonché più giovane campione slam in attività è Dominic Thiem, quasi 28enne, il cui unico titolo è stato frutto di circostanze particolari (assenze di Federer e Nadal, squalifica di Djokovic). Non considerando l’austriaco, il più giovane campione slam è Cilic, 33enne. Spetta ora ai vari Medvedev, Tsitsipas, Zverev fare il salto definitivo per non andare a creare una seconda lost generation. Ad oggi, i cosiddetti rebels hanno raccolto quattro sconfitte in altrettante finali slam e sembra proprio che per arrivare al successo abbiano bisogno del pensionamento dei fab 3.

Senza veri avversari, IL RIVALE ORA è Sè STESSO

Quanto detto non mira a sminuire i successi del serbo ma è evidente che paiono aprirsi vere e proprie praterie. Novak Djokovic, a dispetto dell’età (34 anni) sembra molto più fresco rispetto ai suoi eterni rivali. Il rivale più grande verso l’obiettivo massimo però potrebbe essere la sua testa; Serena Williams nel 2015 perse contro la nostra Robertina Vinci battuta più dalla pressione opprimente di chiudere il cerchio dei 4 slam che dalle pur buone qualità della nostra connazionale. Uno scenario simile potrebbe quindi accadere al serbo, magari schiacciato dalle aspettative di mezzo mondo e dalla tensione dell’avvicinarsi ad un appuntamento con la storia.

SCENARI FUTURI

In tal senso bisogna sottolineare come il serbo, sebbene sempre più dominante, in realtà non sia nell’apice della sua carriera a livello di prestazioni. Le sue versioni 2011 e 2015 erano certamente superiori. All’epoca mancò il filotto completo perché costretto ad affrontare avversari ben più forti (Federer non ancora trentenne, Nadal, Murray, Wawrinka al suo zenith) di quelli attuali. Il serbo, inoltre, ora si focalizza esclusivamente sugli slam. Nella fase centrale della carriera faceva incetta di masters 1000 e atp finals arrivando a disputare 80 partite a stagione. Non è semplice fare previsioni, ma se dovesse completare il GS tra 2 mesi cosa farà il serbo? Manterrà le motivazioni continuando a vulturizzare il circuito o accuserà un calo fisiologico lasciando strada ai next gen? Difficile a dirsi, ma per come ci ha abituato, sia in caso di successo che di sconfitta agli Us open continuerà la sua corsa, cercando di scavare un solco più grande possibile rispetto ai suoi rivali.

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