Djokovic non 6 il Goat, ma “solo” il più forte (dell’era open)

Djokovic non 6 il Goat, ma “solo” il più forte (dell’era open)

Ormai anche la matematica è d’accordo, Novak Djokovic è il più forte giocatore dell’era open ma non è il Goat (GOAT è l’acronimo di Greatest of All time).

WIMBLEDON LETTERALMENTE DOMINATO

Le aspettative alla vigilia vedevano tutti i pronostici a favore del serbo. Il torneo ha dunque rispettato il pronostico. Nole prima della finale ha perso solo un set all’esordio contro il britannico Draper, giusto il tempo di prendere le misure con la superficie. Il percorso fino ai quarti di finale è stata una vera e propria autostrada con nessun top 50 affrontato. In semifinale e finale Djokovic ha alzato il livello a sufficienza per tenere a bada il giovane ma sprecone canadese Shapovalov e il buon Berrettini.

I RECORD (quasi da goat) di Djokovic

– Il serbo ha conquistato il 6° titolo ai Championships, scavalcando Bjorn Borg e piazzandosi alle spalle del terzetto composto da Sampras e Renshaw (appaiati a quota 7) e Federer (8);

– Per Nole si tratta del 20° slam (agganciati Federer e Nadal, primatisti nell’era open);

– Djokovic diventa il 2° tennista nella storia a vincere 3 slam su 3 superfici diverse nello stesso anno dopo Nadal nel 2010;

12° a completare l’accoppiata Roland Garros – Wimbledon nella stessa stagione. Prima di lui solo Borg (1978, 1979, 1980), Laver (1962, 1969), Nadal (2008, 2010), Lacoste (1925), Crawford (1933), Perry (1935), Budge (1938), Patty (1950), Trabert (1955), Hoad (1956), Federer (2009);

– Djokovic diventa il 5° tennista a vincere Australian Open, Roland Garros e Wimbledon nella stessa stagione dopo Crawford (1933), Budge (1938), Hoad (1956) e Laver (1962, 1969);

– 3° stagione con 3 slam vinti (2011-15-21), eguagliato Federer (2004-06-07).

IL MIGLIORE DELL’ERA OPEN, LA MATEMATICA NON È UNA OPINIONE

Il tennista serbo sta infrangendo tutti i record del tennis maschile. Prima di aver raggiunto i 20 Slam, nel 2021 aveva ottenuto il record di settimane al comando della classifica ATP e a fine stagione quasi certamente chiuderà per la 7° volta in testa al ranking.

Gli amanti del duo Federer-Nadal, non possono trovare peli nell’uovo per nascondere una verità ormai acclarata: Novak Djokovic è il miglior giocatore dell’era open. Il titolo intascato a Wimbledon permette a Djokovic di pareggiare l’unico numero in cui inseguiva ancora il duo svizzero-spagnolo. Ora tutte le statistiche principali sono dalla parte del campione di Belgrado.

I NUMERI NON MENTONO

Settimane e anni da n.1, double career grande slam (conquista dei 4 slam 2 o più volte), double golden masters (conquista dei 9 masters 1000, 2 o più volte), maggior numero di big titles (slam+atp finals+masters 1000), h2h favorevoli con Nadal (30-28) e Federer (27-23).

Come se non bastasse, Nole sembra lanciatissimo verso il Grande Slam: una impresa riuscita appena 3 volte in oltre 100 anni di storia, l’ultima 52 anni fa. I numeri in favore del serbo sono ancora più netti se si prendono in esame gli ultimi 10 anni a partire dal 2011. In questo arco di tempo Nole ha vinto più di Roger e Rafa messi insieme (19 vs 14) e li ha battuti praticamente 2 volte su 3 (23-12 contro il maiorchino e 21-10 contro l’elvetico) quando li ha trovati sulla sua strada e crescono in modo esponenziale negli ultimi 4 anni in cui il serbo ha raccolto 8 slam contro i 5 di Nadal (4) e Federer (1).

E pensare che il bottino poteva essere ancora maggiore se non ci fosse stata la pandemia con relativa cancellazione dell’edizione di Wimbledon 2020 e la famosa pallata alla giudice di linea agli Us Open 2020. Senza questi eventi eccezionali quota 20 sarebbe già stata scavallata.

DJOKOVIC il GOAT? NO, impossibile paragonare tennisti ed epoche diverse

Tutto (o quasi) sembrerebbe deporre in favore della tesi per cui Djokovic è il Goat, ma non è così. Innanzitutto bisognerebbe cosa si intenda con più grande. Qualora grande fosse inteso come più forte e vincente non potremmo però limitarci a confrontare semplicemente i palmares e le statistiche dei vari campioni. Per far ciò però dal 1877 ad oggi ci sarebbe dovuto essere un circuito immutabile, con gli stessi tornei, le stesse condizioni. Paragonare tennisti di epoche diverse è esercizio probabilmente inutile e non fattibile, il tennis è cambiato considerevolmente negli anni. Materiali, racchette, palline, superfici non sono state costanti con inevitabili riflessi sul modo di giocare e conseguentemente sulle vittorie e sui palmares dei giocatori.

Fino agli anni ’70 si giocava con racchette in legno con cui i tennisti di oggi non saprebbero minimamente giocare. Le stesse superfici sono state omologate per rendere il gioco più uniforme. A Wimbledon, ad esempio, dopo il cambio nella miscela dell’erba nel 2001, ormai si gioca in modo quasi analogo al cemento e alla terra rossa. In passato ciò era praticamente impensabile. Sulla terra rossa si assisteva ad estenuanti scambi da fondocampo, mentre sul verde si praticava il serve and volley.

Esistevano gli specialisti, i terraioli tennisti forti sulla terra e impresentabili sull’erba come Muster, Bruguera, Kuerten. All’opposto, gli erbivori, eccezionali a Wimbledon ma che sulla terra giocavano per onor di firma (Ivanisevic, Henman, Cash). Per decenni, solo il mitico Borg è sembrato non risentire del cambio di superficie a livello di risultati, ottenendo ben 3 doppiette RG-Wimbledon. Ma come gioco tra Parigi e Londra stravolgeva completamente schemi e tattiche.

Anche il Grande slam presentava difficoltà diverse. Fino al 1974 gli slam si giocavano su 2 superfici, 3 slam su 4 erano sull’erba, oggi si è aggiunto il cemento. I confronti diventano ancora più proibitivi se si pensa alle difficoltà delle trasferte. Nella prima metà del ‘900 pochissimi stranieri partecipavano al torneo per ragioni economiche e logistiche. Per anni i tabelloni degli Australian open presentavano illustri defezioni, grandi campioni del passato come Renshaw, Tilden, Lacoste, Riggs, Kramer e Gonzales non hanno mai partecipato al torneo. Altri come Borg e Connors figurarono solo in un paio di edizioni.

Per non parlare della separazione dilettanti-professionisti che ha tagliato la carriera a campioni come Laver, Rosewall e Gonzales. Scorrendo la classifica ufficiale dei titoli slam vinti, i due australiani ne possono vantare 11 e 7, l’americano appena 2, ma ne avrebbero potuti vincere molti di più se non fossero stati banditi dagli slam per 5, 11 e 18 anni. In quel periodo di esilio forzato, questi grandi campioni si contendevano i “Pro Slam” che ricalcavano per sedi e superfici gli slam dei dilettanti. Questi tornei furono dominati dal trio Rosewall, Gonzales, Laver. Il primo poteva vantare 15 titoli, il secondo 12, Rod Laver 8. Sommando il tutto, avremmo Gonzales con 14 (12+2) titoli, Laver con 19 (8+11), Rosewall addirittura con 22 (15+7).

Alla luce di queste argomentazioni, sostenere che Djokovic sia il Goat è quantomeno forzato. Ciò non per demeriti del serbo, ma perchè individuare il migliore di tutti i tempi è praticamente impossibile. Ci sono troppi se e ma, troppe variabili da considerare, troppe cose sono cambiate nel tempo.

LE “COLPE” DI DJOKOVIC

Il serbo nonostante successi in serie continua a pagare dazio in termini di affetto rispetto a Federer e Nadal. In quasi tutti i campi il pubblico parteggia per i suoi avversari. A volte gli spettatori gli tifano contro per questioni patriottiche. Altre semplicemente perché il pubblico non vuole assistere a match a senso unico e supporta il tennista meno dotato sperando riesca a far partita pari. Fatto sta che Djokovic gioca spesso come se stesse affrontando un rivale in trasferta in coppa Davis.

I capi di imputazioni a lui contestati sono tanti; gli viene imputato di avere un tennis poco spettacolare, per alcuni troppo attendista e basato sul fisico. Il serbo non avrebbe l’eleganza di Federer, un vero e proprio artista con la racchetta o l’eroicità del guerriero Nadal. Gli si contestano atteggiamenti a volte esagerati nelle esultanze (magliette strappate o urla belluine) o finti come gli MTO chiamati in situazioni negative di punteggio.

La realtà è che il serbo sconta l’essere arrivato dopo Federer e Nadal, quando la stragrande maggioranza degli spettatori aveva già scelto i propri preferiti. Così, se inizialmente è stato visto come il terzo incomodo simpatico e perdente, successivamente è passato alla scomoda posizione di autentico dominatore reo di aver inflitto ripetute batoste ai più amati rivali. Per molti, dunque, Djokovic ha la colpa di aver rotto il giocattolo del Fedal.

CONCLUSIONI

Su questo probabilmente il serbo non potrà farci nulla: Djokovic continuerà a vincere e macinare record da papabile Goat senza ricevere l’adeguato amore del pubblico. Ma d’altronde situazioni simili non sono nuove nella storia del tennis. Diversi campioni del passato hanno saputo vendersi meglio a livello di immagine rispetto ad altri. Il pubblico generalista conosce e ricorda molto più un Mcenroe o un Agassi rispetto a Lendl e Sampras, nonostante i secondi siano stati tennisti nel complesso più forti e vincenti. Allo stesso modo, Federer e Nadal anche tra 20-30-40 anni saranno ricordati maggiormente rispetto a quel serbo che spulciando Wikipedia comparirà in testa alla classifica del maggior numero di tornei del grande slam vinti.

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