Tennis e Olimpiadi, una storia che non è mai stata tutta rose e fiori

Tennis e Olimpiadi, una storia che non è mai stata tutta rose e fiori

È in corso in questi giorni il torneo olimpico di tennis. Ai nastri di partenza diverse sono state le assenze illustri (Federer, Nadal, Thiem, Berrettini, Serena Williams, Azarenka, Halep, Andreescu, Gauff, etc). Ennesima conferma di come la storia tra il tennis e le olimpiadi non sia mai stata tutta rose e fiori.

TENNIS E OLIMPIADI, L’INIZIO DELLA STORIA (1896-1924)

Nei primi Giochi Olimpici moderni nel 1896, il tennis rientrava negli sport olimpici. Le discipline sportive nelle prime olimpiadi moderne erano nove (atletica, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, scherma, sollevamento pesi, tiro a segno e tennis). Altri sport come il calcio esordirono nei giochi del 1900, il tennis, dunque, ebbe un ruolo d’avanguardia anche per la presenza di atlete donne. Alle olimpiadi di Parigi del 1900 furono ammesse tutte le specialità tennistiche, singolare maschile e femminile, doppio maschile e femminile e doppio misto. Ad eccezion dell’edizione inaugurale, in cui l’oro fu conquistato dallo sconosciuto irlandese John Pius Boland, nelle successive edizioni, tra il 1900 e il 1924 l’albo d’oro fu di primissimo livello. I vincitori furono i fratelli Doherty, Arthur Gore, Vincent Richards in campo maschile, Charlotte Cooper, Dorothea Chambers, Suzanne Lenglen e Helen Wills nel femminile.

L’ULTIMO TANGO A PARIGI 1924

Il rapporto, fin lì apparentemente idilliaco, tuttavia, si interrompe bruscamente nel 1924, quando la Federazione Internazionale e il Comitato Olimpico entrarono in conflitto. I motivi scatenanti furono due, la folle proposta del CIO di sospendere gli Slam durante l’anno olimpico e la disputa sulle marche delle palline. A rinfocolare la questione fu la nascita del professionismo. De Coubertin era restio all’idea di introdurre anche atleti professionisti alle Olimpiadi e decise l’uscita del tennis dai Giochi Olimpici.

TENNIS E OLIMPIADI, LA STORIA SI INTERROMPE

Nel 1927, tre anni dopo i Giochi di Parigi, i due ori Olimpici Vincent Richards e Suzanne Lenglen abbandonarono il dilettantismo per diventare professionisti. Il fatto fece enorme scalpore e gettò nel panico il Comitato Olimpico Internazionale, intento ad organizzare i giochi di Amsterdam dell’anno successivo. Altri campioni seguirono l’esempio capeggiati dallo sportivo più famoso dell’epoca, il tennista americano William Tatem (Bill) Tilden. Per timore che atleti di altre discipline seguissero le orme dei tennisti, il CIO decise di estromettere il tennis in modo definitivo dalle Olimpiadi. La decisione ebbe effetto a partire dall’edizione olandese del 1928.

IL FALLIMENTARE TORNEO DIMOSTRATIVO DI CITTÀ DEL MESSICO…

Da quel momento, dunque, Olimpiadi e tennis vissero su binari separati senza mai incrociarsi. Nel 1968, dopo 44 anni dalle VIII Olimpiadi di Parigi, a Città del Messico, il tennis fu riammesso con un torneo dimostrativo, in cui erano ammessi solo i tennisti rimasti dilettanti. Fu l’estremo tentativo del sistema di rilanciare il tennis dilettantistico a spese di quello professionistico. Il progetto naufragò miseramente, d’altronde avvenne contemporaneamente all’inizio dell’era open ed alla fine della separazione dilettanti-professionisti. Il cambiamento in atto era ormai irreversibile e non si poteva tornare indietro, giocare per puro spirito ludico era ormai un concetto anacronistico. L’inizio dell’era open contribuì ad accrescere i malumori dei vertici del CIO che decisero di estromettere nuovamente il tennis.

IL TORNEO ESIBIZIONE A LOS ANGELES 1984

Col passare degli anni anche in altri sport il professionismo prese il sopravvento e gli organizzatori dei giochi olimpici si resero conto che il dilettantismo era ormai memoria del passato. Le due entità provarono timidamente a riabbracciarsi nella riunione di Baden-Baden, in Germania, nell’ottobre del 1981. Il ricongiungimento andò per gradi, con un altro torneo esibizione disputato a Los Angeles nel 1984. Ma fu solo a partire da Seul 1988 che il tennis tornò ufficialmente sport olimpico, dopo 64 anni dai giochi parigini del 1924.

TENNIS E OLIMPIADI: UNA STORIA ALTALENANTE (1988-2021)

Molti campioni disertarono l’edizione coreana e l’oro fu conquistato da Miloslav Mecir, tennista cecoslovacco bravo ad approfittare della moria delle teste di serie nei primi due turni e ad avere la meglio di Stefan Edberg in semifinale. Mecir aprì la strada ad una serie di vincitori, in ambito maschile, non di primissima fascia.

IL GOLDEN SLAM DI STEFFI GRAFF

L’edizione femminile 1988, al contrario, diventò una delle più importanti di sempre. Steffi Graf dopo aver vinto Australian Open, Roland Garros e Wimbledon conquistò l’oro e vincendo qualche mese più tardi anche agli Us Open completò il “Golden Slam”, la conquista delle 4 prove dello slam e dell’oro olimpico nello stesso anno (impresa sfumata in questi giorni a Novak Djokovic).

FINALI TRA CARNEADI

Nell’edizione 1992 a Barcellona andò in scena probabilmente la finale olimpica meno blasonata di sempre. A contendersi il metallo più prezioso furono lo svizzero Marc Rosset e lo spagnolo Jordi Arrese, rispettivamente n. 35 e 37 nella classifica di fine anno. Lo svizzero si impose al termine di una battaglia di oltre 5 ore raggiugendo l’apice della carriera. Le edizioni successive andarono leggermente meglio con i trionfi di Kafelnikov (2000) e Massu (2004), intervallati da quello di Andre Agassi nel 1996 profeta in patria anche grazie all’assenza di 6 dei primi 7 della classifica (Sampras, Chang, Kafelnikov, Muster, Becker, Krajicek, etc).

LA FINE DEL REGNO SVIZZERO (2008)

Tra 2008 e 2012 la storia tra tennis e olimpiadi raggiunse l’apice. Pechino fu teatro del passaggio di consegne tra Federer e Nadal. Lo spagnolo dopo il successo a Wimbledon scalzò lo svizzero dalla vetta del ranking mettendo fine alla striscia record di 237 settimane andando a vincere la medaglia d’oro (argento per Gonzales e bronzo per Djokovic). Il trionfo di Rafa innalzò notevolmente il prestigio dell’albo d’oro.

WIMBLEDON A COLORI (2012)

Nel 2012 a contribuire al successo fu la location con la possibilità di giocare di fatto un 2° Wimbledon (senza il dress code del bianco) a distanza di poche settimane da quello ufficiale. Il successo andò all’idolo di casa Andy Murray che spezzò il sogno di medaglia d’oro di Roger Federer prendendosi la rivincita dopo la sconfitta maturata sugli stessi campi pochi giorni prima e gettò le basi per il successo ai Championships dell’anno successivo.

RIO 2016 E TOKYO 2021

Già a partire dal 2016 il rapporto si incrinò nuovamente. A pesare fu certamente la scelta di eliminare l’assegnazione di punti da parte di ATP e WTA. Metà della top10 rimase a casa, anche per colpa del virus Zika trasmesso dalle zanzare. Quest’anno diversi giocatori a causa di un altro virus ben più pericoloso e delle conseguenti restrizioni sanitarie hanno preferito disertare l’appuntamento di Tokyo per concentrarsi sulla stagione del cemento nordamericano.

SLAM > OLIMPIADI

L’esilio forzato dei tennisti non aveva fatto altro che accrescere il prestigio dei tornei del Grande Slam. Per oltre 60 anni i grandi campioni del tennis, a differenza degli altri sport, avevano visto nei 4 major i tornei più prestigiosi mentre la medaglia d’oro non costituiva il sogno di una carriera. D’altronde, fondare la propria carriera su un torneo disputato ogni 4 anni era impensabile per qualunque tennista. Il torneo olimpico seppur importante (sicuramente più prestigioso degli ATP 500 e 250 e paragonabile con le ATP Finals e i Masters1000 storici) è innegabilmente inferiore agli slam.

UN INTRALCIO ALLA STAGIONE

La collocazione in calendario è uno dei motivi più rilevanti. Per molti è vissuto come un intralcio alla stagione, trovandosi tra Wimbledon e gli Us Open. Non a caso, ben 24 tra i top-50 del ranking maschile e 15 nella medesima graduatoria tra le donne hanno saltato l’appuntamento a cinque cerchi. Se per alcuni l’assenza è stata giustificata con problemi fisici, parecchi hanno preferito semplicemente giocare o prepararsi per altri tornei

CONSIDERAZIONI FINALI

Ciò non significa che le medaglie olimpiche nel tennis non valgano o che i tennisti non vogliano vincerle. Dimostrazione emblematica sono le lacrime di Djokovic dopo la sconfitta al 1° turno a Rio de Janeiro. Ma è pur vero che molti giocatori senza ipocrisie preferiscono concentrarsi apertamente su tornei che assegnano punti e denaro a discapito dello spirito olimpico. Ad eccezione dei più forti con reali chance di medaglia, per tennisti di medio livello è logico fare i conti in tasca. Non si possono biasimare giocatori come Ruud e Norrie che hanno preferito successi e piazzamenti che hanno fruttato denaro e punti. Detto ciò, il torneo acquisisce uno status unico permettendo ai giocatori di rappresentare la propria nazione, situazione non abituale per i tennisti, dediti a giocare unicamente per se stessi. Ciò rende un successo olimpico certamente indimenticabile ed unico nell’arco della carriera. Negli ultimi 20 anni le Olimpiadi stanno recuperando parte del gap ritagliandosi un posto nella storia del tennis. Chiedere a gente del calibro di Rosset e Massu tra gli uomini o Monica Puig (vincitrice della prima storica medaglia d’oro per Porto Rico) tra le donne, se questi ultimi baratterebbero la medaglia vinta con uno slam.

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