Legendary Teams: Pallacanestro Cantù sul tetto d’Europa nell’82 e ’83

Legendary Teams: Pallacanestro Cantù sul tetto d’Europa nell’82 e ’83

Quando si parla di Pallacanestro Cantù si pensa sempre alla società in crisi di questi anni, dimenticando la grande storia del passato. Nell’appuntamento di oggi dedicato ai Legendary Teams vogliamo riscoprire parte della Pallacanestro Cantù gloriosa: ci catapultiamo negli anni ’80, quando vinse ben due volte in Europa.

PALLACANESTRO CANTÙ: alla scoperta di una squadra leggendaria

Siamo nel periodo del dominio del basket italiano in Europa e alla serie dei successi varesini in Coppa dei Campioni degli anni ’70 si sono affiancati quelli dell’Olimpia e della Pallacanestro Cantù nella Coppa delle Coppe.

1982, LA PRIMA COPPA DEI CAMPIONI

Punti fermi della squadra griffata Squibb sono l’allenatore Valerio Bianchini e il capitano e leader Pier Luigi Marzorati, il miglior playmaker italiano dell’epoca, “l’ingegnere volante” con la caratteristica tecnica di passare il pallone in salto. Tra coach e playmaker si sviluppa un grande rapporto e una grande intesa.

Cantù partecipa alla Coppa dei Campioni nell’82, una nuova sfida che porta la società a modificare l’assetto del quintetto: Flowers viene confermato, ma non Boswell, sostituito con Charles Jerome Kupec (detto CJ per le sue iniziali). Kupec è dotato di un tiro da lontano mortifero: le sue conclusioni vengono soprannominate “bombe K”.

I riflettori sono accesi sulla Coppa, dove Cantù supera agilmente la prima fase con un record perfetto di 4-0, passeggiando su Vienna e Partizani Tirana. Approdata nel girone finale a 6 con Maccabi, Partizan Belgrado, Barcellona, EBBC Den Bosch e Panathinaikos, Cantù batte all’ultima giornata il Maccabi (già sicuro della finale) e si qualifica per l’atto conclusivo proprio contro i campioni d’Israele.

Il 25 marzo 1982, Cantù e Maccabi si affrontano: le due squadre, ovviamente, si conoscono a memoria. Cantù riesce a imporre un gioco fisico con ritmo basso e controllato, con un Marzorati di lusso in regia (anche 18 punti per lui): le maglie difensive reggono splendidamente, mentre, dall’altra parte del campo, fioccano i canestri di CJ Kuper (23 punti, top-scorer della partita) e Flowers (21).

Cantù vince 86-80 e solleva la prima Coppa dei Campioni della storia. Diventa il comune europeo più piccolo a riuscirci, e il primo club a mettere in bacheca tutte e tre le coppe continentali.

1983, IL BIS CONTRO L’OLIMPIA MILANO

L’avvicinamento alla stagione successiva è testimone di grandi cambiamenti: Ford diventa main sponsor e Giancarlo Primo sostituisce sulla panchina Valerio Bianchini. A livello di roster, cambiano anche gli americani: Cantù vira su Wallace Bryant e Jim Brewer. Il primo è un centro rookie, una scommessa. Il secondo, invece, è un veterano NBA, fresco di anello vinto con i Los Angeles Lakers di Kareem Abdul-Jabbar e Magic Johnson.

La squadra risponde benissimo a livello internazionale, come testimonia la cavalcata che la porta a mettere le mani sulla Coppa Intercontinentale a inizio stagione. Cantù se la aggiudica a punteggio pieno, dominando il girone a 6.

Nella Coppa dei Campioni, Cantù supera agevolmente i primi due turni di qualificazione. Nel gironcino a 6 conclusivo, i biancoblù ritrovano la Billy Milano, il Real Madrid, il CSKA Mosca, il Maccabi Tel Aviv e il Cibona Zagabria.

Cantù si qualifica alla finale grazie alla vittoria all’ultima giornata: è un derby tutto italiano contro la stessa Olimpia, in programma il 24 marzo 1983. È l’ultima finale della Coppa Campioni disputata tra due squadre della stessa nazione.

Una gara dura, di marca prettamente difensiva sia fisicamente che tatticamente, sofferta, senza esclusione di colpi e risolta nei secondi finali, polemiche incluse.

Cantù parte forte toccando anche il +15, e quando Meneghin è costretto a uscire per 5 falli assapora già il gusto della vittoria. Ma Milano pressa, difende e “sputa sangue”, rientra e si porta -7 a 45 secondi dalla sirena. Ancora una volta sembra fatta, ma una serie di gravi errori offensivi riportano l’Olimpia a -1 con la palla in mano a 13 secondi dalla fine.

E qui avviene l’episodio chiave. D’Antoni trova uno scarico per Boselli, che sbaglia il tiro della possibile vittoria: il tentativo di lay-up di Gallinari viene oscurato da Jim Brewer, che piazza la stoppata decisiva.

Pallacanestro Cantù vince 69-68 e mette in bacheca la seconda Coppa dei Campioni della storia.

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