Legendary Teams: Partizan Belgrado ’91/’92

Legendary Teams: Partizan Belgrado ’91/’92

Aleksandar Đorđević sta portando la Virtus Bologna verso la vittoria del titolo. Lo vediamo da coach, ma com’era da giocatore? L’appuntamento di oggi con LEGENDARY TEAMS sarà l’occasione perfetta per conoscerlo meglio: il Partizan Belgrado 91/92, squadra del “miracolo”.

Jugoslovensko sportsko društvo Partizan è una delle polisportive più grandi ed importanti d’Europa. La sezione di basket, košarkaKošarkaški klub Partizan, ad inizio anni novanta era soddisfatta per i risultati ottenuti nel decennio precedente, ma al tempo stesso era preoccupata per il ricambio generazionale.

Origini della squadra

Estate 1991, la Jugoslavia si prepara ad affrontare EuroBasket. Al termine del training camp, avviene un fatto che “sconvolge” la carriera di Zeljko Obradovic, capitano di quella nazionale: una telefonata, che cambia e cambierà tutto per la sua carriera e per l’intero universo cestistico europeo.

Al telefono Radojica Nikčević, il presidente del Partizan Belgrado. Una scelta importante, decisiva. Una scelta folle, una proposta che decide di accettare. A soli 31 anni, Obradovic diventa il nuovo allenatore del Partizan Belgrado. Per facilitare il lavoro, gli venne affiancata un’autentica leggenda baskettara: Aleksandar Aca Nikolić, il padre del basket jugoslavo.

Nasce così uno dei Partizan più forti e sorprendenti di sempre.

20 años del Partizán de Fuenlabrada | Deportes | EL PAÍS
Fonte: elpais.com

É la squadra di due giovani stelle, che ben presto faranno la conoscenza con il nostro paese, ovvero Aleksandar Djordjevic e Predrag Danilović.

Problemi politici

Il Paese è scosso dai problemi politici e dalla guerra che coinvolge direttamente ed indirettamente quelle che saranno poi Serbia e Croazia. L’intera penisola balcanica ribolliva. Croazia e Slovenia si dichiararono indipendenti: la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia scricchiolava spaventosamente. Nel settembre del 1991 anche la Macedonia si staccò dalla Federazione. La Bosnia avrebbe aspettato il marzo 1992. La battaglia di Vukovar finì a novembre ’91 con migliaia di morti ed una città quasi distrutta. La guerra in Bosnia e l’assedio di Sarajevo sarebbero iniziati pochi mesi dopo. Macerie e macellerie nel cuore di un continente che non vedeva una guerra da decenni.

La stagione non parte esattamente in discesa, con il Partizan Belgrado a rappresentare una Jugoslavia sempre più smembrata.

A causa dei problemi politici, la FIBA decide che il Partizan non potrà più giocare a Belgrado ed è quindi costretto a scegliersi una casa al di fuori del proprio confine. l Partizan giocherà a Fuenlabrada, comune autonomo della Comunidad de Madrid.

Rinominato simpaticamente Partizan de Fuenlabrada, inizia la stagione europea con un notevole numero di fans presente all’Arena, tra cui i tifosi spagnoli che avevano sposato la causa di Obradovic e compagni.

Il roster

Fonte: https://hotsport.rs

Djordjević, Danilović, Nakić, Koprivica, Stevanović: il quintetto titolare. I primi due sono nomi noti al pubblico italiani, due punti di riferimento con una personalità e una leadership immensa che faranno da guida un gruppo di giovanissimi talenti.

La panchina è corta, come si usava fare in quei anni, ma presenta nomi interessanti, tra cui Zeljko Rebracai.

Il Partizan non gode del favore dei pronostici, ma questi ragazzi non hanno nulla da perdere. Giocano duro, giocano tecnico, giocano a pallacanestro.

Regular Season in Europa

Djordjevic e compagni partono fortissimo, vincono e convincono. Il punto di svolta arriva contro Milano nella terza partita del FIBA European Championship (ovvero l’EuroLega di oggi). La vittoria porta il gruppo ad avere una grande fiducia nei propri mezzi e nessuna paura, spaventando l’Europa. I ragazzi fanno sul serio.

La successiva sconfitta in terra catalana, però, accende una mini crisi per una serie di tre debacle consecutive. Successivamente, il Partizan vince a Salonicco. É una vittoria che fa capire di essere una Squadra con la S maiuscola, in grado di superare momenti difficili e di acquisire sempre più fiducia nei propri mezzi.

PARTIZAN Belgrado vs OLIMPIA Milano, 91/92

Djordjevic e Danilovic incantano l’Europa. L’Italia ammira i due talenti serbi a tal punto che l’anno successivo li porterà entrambi a giocare nel campionato italiano con Olimpia Milano e Virtus Bologna pronte ad aggiudicarsi il loro talento.

Grazie alle vittorie con Milano e Badalona, il Partizan si qualifica ai Quarti di Finale. Il Partizan affronta la Virtus Bologna di Ettore Messina e lo fa con una novità importante: tornare a casa a giocare gara-1 al Pionir, storico fortino degli uomini di Belgrado. Con la serie chiusa a gara-3 dopo partite combattute, per la squadra Jugoslava è Final Four a Istanbul, dove i terribili ragazzi possono scrivere una delle pagine più incredibili della storia del basket europeo.

Le Final Four: il miracolo

Per la terza volta in stagione, nel destino del Partizan Belgrado si presenta l’Olimpia Milano.

La fiducia negli uomini di Obradovic è alta e nel frattempo arriva anche il primo trofeo da allenatore per Obradovic: la coppa jugoslava, il primo di una lunghissima lista dei trofei per questo discreto allenatore.

Il Partizan lotta su ogni pallone. Djordjevic è autore di 20 punti con 3 su 5 dalla lunga distanza mentre Danilovic è il solito devastante giocatore. Il Partizan è un incubo per Milano, terza sconfitta in stagione e addio sogni di gloria. É finale per Obradovic e compagni!

Nell’ultimo atto si ritrova il Joventut Badalona con cui si è già sfidato due volte in stagione regolare. Non è una semplice finale, ma è un appuntamento con la storia per entrambe. Per questo c’è tantissimo equilibrio, nessuna delle due squadre riesce a prevalere, con una tensione palpabile. Si segna con il contagocce e ogni possesso può essere decisivo.

Ad 8 secondi al termine, ecco il MIRACOLO DI DJORDJEVIC. Il playmaker serbo segna un’incredibile tripla fuori equilibrio che regala la vittoria al Partizan Belgrado.

IL PARTIZAN BELGRADO É CAMPIONE D’EUROPA!

É un’impresa leggendaria: di Djordjević e Danilović, di Obradovic, di Radojica Nikčević, presidente dal coraggio immenso.

Ecco come il talento abbia preso il sopravvento su tutto e tutti, infischiandosene degli anni d’esperienza e della carta d’identità.

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