Legendary Teams: Tracer Milano e il grande slam

Legendary Teams: Tracer Milano e il grande slam

Rieccoci con la rubrica Legendary Teams, un tuffo nel passato alla scoperta delle squadre che hanno fatto la storia del basket. Dopo essere andati nell’ex Jugoslavia con il Partizan, torniamo in Italia, anni ’80, rivivendo i trionfi della Tracer Milano (attuale Olimpia Milano).

Il grande slam della TRACER MILANO

L’Olimpia sponsorizzata Tracer affronta la stagione guidata dal coach Dan Peterson.

Si presenta in prima fila tra le candidate per la vittoria finale, forte dell’asse D’Antoni-Meneghin (mai scalfito da una carriera di successi e battaglie infinite), dell’avvento della superstar Bob McAdoo, trentacinquenne considerato negli USA sulla via del tramonto, e del rookie Ken Barlow (23′ scelta da Notre Dame) e di un Roberto Premier diventato uno dei giocatori più forti d’Europa e un’instancabile macchina da canestri. I soliti critici hanno storto il naso vedendo le date di nascita di Dino e Bob, ma le carte di identità non entrano in campo. I due campioni, anche se stagionati, avendo innato il culto della vittoria, hanno fanno la differenza soprattutto nelle partite punto a punto.

Stagione italiana

In Regular Season la squadra ha stentato poiché Bob doveva togliersi di dosso un po’ di ruggine ed ambientarsi. Si classifica al 4º posto dietro a Varese, Cantù e Virtus Bologna.

In Coppa Italia, invece, elimina successivamente: Cremona, Pavia, Cantù e Reggio Emilia. La finale, disputatasi il 25 marzo 1987, vede la vittoria della Tracer Milano su Pesaro.

Tracer Milano
Fonte: Gazzetta dello Sport

Arrivano i playoff: la Tracer ha eliminato la Scavolini 2-1 e la Divarese 2-0. È finale! Per la prima volta si gioca al meglio delle cinque partite: l’avversaria è la Mobilgirgi Caserta guidata dal tecnico Franco Marcelletti e dal play Ferdinando Gentile. Milano vince le prime due partite fuoricasa. La terza si disputa al Palatrussardi di Milano il 25 aprile 1987: una partita molto accesa, che vede la vittoria 84 a 82 per la squadra milanese che conquista così il suo 23º scudetto, il terzo consecutivo.

Coppa dei campioni

In Coppa Campioni la Tracer riesce ad avanzare agli ottavi di finale grazie al ritrovato Bob. Per questa edizione la formula con i turni eliminatori e il girone di semifinale è stata utilizzata per l’ultima volta.

Il percorso verso la finale inizia agli ottavi contro gli scozzesi dell‘Edimburgo, turno sulla carta agevole per Milano però costretta nella gara d’andata ad un pareggio; i molti “oriundi”, incuranti della scarsa tradizione del basket scozzese, non hanno mostrato timore reverenziale, forzando i termini della contesa anche al Palalido. 

Nei quarti l’avversario è costituito dai greci dell’Aris di Salonicco: questa serie è la chiave di volta non solo della competizione ma anche dell’intera epopea milanese firmata dal nucleo di D’Antoni, Meneghin e McAdoo. All’andata, la Tracer sprofonda nel baratro più assoluto, incassando un -31 (98-67). Una settimana dopo al PalaTrussardi, ecco il miracolo. Fomentati da una forza morale senza precedenti, i giocatori della Tracer non risparmiano energie, colpi e canestri impossibili: Milano rimonta vincendo 83 a 49. Vittoria che nei cuori dei tifosi biancorossi rimarrà indelebile.

Si qualifica al girone di semifinale con Milano e Tel Aviv che si ritrovano a pari punti in vetta alla classifica e guadagnano il diritto di concorrere per il titolo in “campo neutro”.

La finale tra la Tracer Milano e il Maccabi Tel Aviv è un tripudio all’emozione e all’equilibrio assoluto. Nel primo tempo è il Maccabi a raggiungere la pausa sul +3, dopo l’intervallo, Milano trova il sorpasso e poi il massimo allungo sul 58-52 al 31′. Sotto la spinta del pubblico gialloblu, gli israeliani tornano in partita con la complicità dei problemi fisici di Meneghin e dei falli di D’Antoni. L’ultimo minuto di gioco è l‘apoteosi della tensione: la gestione del Tel Aviv è scellerata. Poi, finalmente, la sirena. Con il risultato di 71-69, i milanesi possono finalmente alzare la Coppa dei Campioni nella notte di Losanna.

È GRANDE SLAM!

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