Belgio-Portogallo: i lusitani pagano il cinismo dei diavoli rossi

Belgio-Portogallo: i lusitani pagano il cinismo dei diavoli rossi

Belgio-Portogallo, disputata domenica sera a Siviglia, è stata una gara a tratti divertente, vinta di misura dai diavoli rossi che, con cinismo si sono assicurati i quarti di finale di questo Euro 2020.

DIAVOLI ROSSI CONCRETI, LUSITANI SPRECONI

Belgio-Portogallo. Un match che di certo non ci ha annoiato, anche per via dell’elevato tasso tecnico sceso sul terreno di gioco. Una gara vinta di misura dai diavoli rossi che, dopo esser passati in vantaggio con Thorgan Hazard, si sono difesi con ordine, per sfruttare le ripartenze veloci. Dall’altra parte i lusitani hanno palesato, per l’ennesima volta in questo campionato europeo, i propri limiti dal punto di vista della finalizzazione.

FORMAZIONI

Martinez si è affidato al solito 3-4-2-1, con Witsel e Tielemans in cabina di regia. Meunier e T. Hazard, invece, agivano ai fianchi del trio De Bruyne-Lukaku-E. Hazard. Il Portogallo è sceso in campo con il 4-3-3, con Renato Sanches e Moutinho intermedi, a supporto di Jota, Bernardo Silva e Cristiano Ronaldo.

FASE DI POSSESSO PORTOGALLO E NON POSSESSO BELGIO

I lusitani avviavano la manovra con i quattro difensori, che aumentavano il raggio d’azione, mentre Palhinha accorciava per facilitare l’uscita del pallone.

De Bruyne allora accentrava la propria posizione, cercando di oscurare il mediano portoghese e togliere così uno sbocco di gioco ai rivali.

Comunque l’intero reparto offensivo dei diables rouges, spesso nella prima mezz’ora di gara, alzava la pressione andando praticamente uomo su uomo, a ridosso dell’area avversaria.

In caso di mancato recupero della sfera nella metà campo nemica, gli uomini di Martinez si schieravano con un compatto 5-2-3, con Hazard e Meunier praticamente difensori aggiunti.

FASE DI POSSESSO BELGIO E NON POSSESSO PORTOGALLO

Dall’altra parte il Belgio costruiva con i tre difensori e toccava più a Witsel supportarli. Tielemans spesso infatti si posizionava in verticale rispetto al centrocampista del Dortmund, interscambiandosi con De Bruyne, per non far mai mancare un uomo tra le linee. Eden Hazard andava a sostenere Lukaku, mentre il fratello Thorgan e Meunier si alzavano all’altezza del reparto offensivo.

E proprio l’altissima posizione di questi due esterni bassi, costringeva Diogo Jota e Bernardo Silva a ripiegare, come due veri e propri terzini. Inutile dire che così facendo, il Belgio per lunghi tratti, nella prima frazione, ha schiacciato il Portogallo nella propria metà campo.

Soprattutto T. Hazard, data la sua maggiore propensione ad offendere, ha obbligato Bernardo Silva a svolgere una mansione prettamente difensiva.

Difatti non era raro vedere Dalot stringere e diventare braccetto di Pepe, con l’ala dei Citizens che svolgeva il compito di un quinto di difesa.

Ovviamente Bernardo Silva questo lavoro può farlo ma per un breve minutaggio, perché semplicemente il suo ruolo in campo è un altro. E infatti, poco prima dell’intervallo, il Belgio ribalta l’azione appoggiandosi su Lukaku. T. Hazard, tutto solo per il ritardo di B. Silva, viene servito all’indietro e può liberare senza problemi il destro che infila Rui Patricio.

i problemi del portogallo

Chiaramente la squadra di Martinez, con cinismo, ha sfruttato una disattenzione dei lusitani, ma bisogna dire che questi ultimi avrebbero avuto poi a disposizione tutta la ripresa per pareggiare i conti. Ma ciò non è accaduto.

Già nei primi 45’ nessun portoghese è andato ad occupare la zona di rifinitura, per cercare di innescare Ronaldo.

Anzi, spesso lo juventino si trovava circondato da maglie rosse, completamente isolato nell’ultimo terzo di campo.

Ma sono difetti di sistema che forse anche lo stesso Ronaldo genera. Il numero 7 è ormai difficilmente collocabile tatticamente e sul terreno di gioco fa un po’ quello che vuole. Qui, per esempio, Diogo Jota recupera palla e parte in percussione. Alza la testa, ma Ronaldo non c’è, è sulla fascia destra.

Cristiano, lo sappiamo, ama svariare per tutto il fronte offensivo, ma non sa o forse non vuole fare la prima punta a tutti gli effetti. Anche qui non va a prendere ‘le botte’ dai centrali del Belgio, preferisce muoversi verso l’esterno. Ma il Portogallo così è praticamente spuntato.

Stessa dinamica nella ripresa. Guerreiro sta per andare al traversone, alza la testa ma al centro dell’area CR7 non c’è, perché è di fianco a lui. Allora tocca a Renato Sanches, Joao Felix e a Bruno Fernandes andare ad impegnare la retroguardia belga. Ma non parliamo certo di tre giganti…

Il Portogallo nel secondo tempo, con le sostituzioni effettuate da Fernando Santos, riesce ad intasare il cuore del campo con diversi uomini.

Viene inserito anche Andre Silva, che finalmente può aiutare Ronaldo a riempire l’area di rigore avversaria. Il Portogallo infatti va vicinissimo al pari.

Ma tutto ciò doveva avvenire prima, non negli ultimi venti minuti finali. Il Belgio non ha di certo demeritato, ma ha avuto di fronte una squadra spuntata e con poche idee.

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