La storia della settimana: Vujadin Boskov tra Totti e Sampdoria

La storia della settimana: Vujadin Boskov tra Totti e Sampdoria

Vujadin Boskov è stato un grandissimo allenatore, ricordato come un secondo papà da tutti i giocatori che lo hanno avuto come allenatore. In Italia lo ricordiamo soprattutto per la vittoria dello scudetto con la Sampdoria nella stagione 1990/1991.

BOSKOV, UN ALLENATORE DAL GRANDE LATO UMANO

Dopo aver vinto un campionato e aver raggiunto una finale di Coppa Campioni con il Real Madrid, l’allenatore jugoslavo approda in Italia sulla panchina dell’Ascoli nel 1984, subentrando a Mazzone. Boskov non riesce ad evitare la retrocessione del club, ma comincia a farsi conoscere nel calcio italiano.

Nel 1986 arriva l’occasione Sampdoria. Il presidente Paolo Mantovani vuole portare in alto la società blucerchiata. Nel mercato arrivano un certo Mancini dal Bologna e Vialli dalla Cremonese e manca soprattutto un condottiero, individuato proprio in Boskov. I primi anni in blucerchiato portano a due Coppe Italia, ma il vero successo arriva nella stagione 1990/1991.

La vittoria dello scudetto viene data per certa alla Juventus di Maifredi, in cui militava un certo Roberto Baggio, ma dopo tre giornate la Sampdoria fa capire di che pasta è fatta. I giornalisti criticano la gestione da parte di Boskov, accusato di far fare la formazione a Vialli e Mancini, ma in realtà, come raccontato da Pietro Vierchowod più tardi, l’allenatore jugoslavo ascoltava i propri giocatori, ma poi finiva col sorprendere tutti.

Un esempio? In un aneddoto raccontato da Vierchowood a Gianluca di Marzio, i giocatori chiesero al tecnico di far giocare Cerezo. L’allenatore jugoslavo era d’accordo, ma a pochi minuti prima della partita, succede l’imprevedibile. La maglia da titolare viene consegnata a Katanec e quella partita la Sampdoria la vinse grazie a un suo gol.

BOSKOV E LA SUA SAMPDORIA

In quell’annata dello scudetto, in Italia le grandi squadre erano altre: c’era il Napoli di Maradona, il Milan di Sacchi, l’Inter e la Juventus. Tutte queste rose non avevano però un condottiero come Boskov, capace di creare un gruppo unito e coeso. Un allenatore che dall’esterno e dalla provenienza poteva sembrare duro e forte, in realtà sapeva trattare al meglio i propri giocatori.

Regalava loro leggerezza, tanto criticata dai giornalisti dell’epoca, durante gli allenamenti e soprattutto sapeva ascoltare i propri calciatori, anche se poi proseguiva con la sua idea. La gestione del gruppo, dunque, fu fondamentale perchè cercò di rendere tutti partecipi, anche se come disse Mihajlovic, intervenuto a “Rabona“:

” Tu pensavi che facesse ciò che gli dicevi, invece faceva ciò che diceva lui”

LA FINALE CONTRO IL BARCELLONA E L’ESORDIO DI TOTTI

Nel 1992 la Sampdoria di Boskov arriva in finale di Coppa Campioni, disputata a Wembley, contro un mostro sacro come il Barcellona, allenato da Johan Cruijff. La partita viene decisa da una punizione di Ronald Koeman che trafigge Pagliuca. Un vero peccato, perchè avrebbe potuto veramente coronare un percorso straordinario dell’allenatore jugoslavo.

Dopo la Sampdoria, Boskov continua la sua esperienza da allenatore in Italia con Roma, Napoli e Perugia, ma è proprio con la squadra della capitale che avviene qualcosa di speciale, che segna un data importante nella storia del calcio italiano. Nel 1993, nel corso di una partita contro il Brescia, avanti di 2 reti, decide di far debuttare un ragazzino di 16 anni e mezzo. Mihajlovic, ai tempi alla Roma, suggerisce di metterlo in campo per gli ultimi 15 minuti. Alla fine l’allenatore jugoslavo lo ascolta e chiama un certo Francesco Totti a esordire con la maglia giallorossa.

Il resto è storia.

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