Man City-Chelsea, Tuchel e un modo differente di intendere la difesa a tre

Man City-Chelsea, Tuchel e un modo differente di intendere la difesa a tre

Man City-Chelsea, finale di Champions League, è stato il match che ha sfatato, forse in maniera definitiva, un falso mito: in Europa con la difesa a tre non si vince. Tuchel l’ha utilizzata e ha trionfato. Perché in fondo è sempre l’interpretazione a fare la differenza.

QUEL MODO DIFFERENTE DI DIFENDERSI

Man City-Chelsea, finale di Champions League. Una gara poco spettacolare a dir la verità. Il City ha provato come sempre a dominare sul piano del gioco, senza però capitalizzare. La squadra di Tuchel è stata paziente, cercando di capire quando e come colpire l’avversario. Il colpo del KO i Blues lo hanno sferrato pochi prima di rientrare negli spogliatoi, sfruttando una serie di errori degli Sky Blues. E alla fine i londinesi l’hanno portata a casa giocando proprio con la tanto snobbata difesa a tre. Perché, in fondo nel calcio, i numeri non sono altro che una distrazione. Ciò che conta è l’interpretazione.

FORMAZIONI

Il Man City è sceso in campo con il solito 4-3-3 fluido, come poi vedremo. Guardiola ha deciso di schierare De Bruyne falso nueve, affiancato da Sterling e Mahrez. Tuchel si è affidato al suo 3-4-2-1: Havertz e Mount agivano alle spalle di Werner, unica punta.

FASE DI POSSESSO CHELSEA E NON POSSESSO MAN CITY

I Blues avviavano l’azione con i tre difensori centrali, spesso il portatore era Azpilicueta che si sganciava palla al piede. Jorginho e Kante si posizionavano in verticale, con il francese che così poteva galleggiare tra le linee. James e Chilwell davano ampiezza, supportati comunque dai continui movimenti del trio offensivo.

Una volta presidiata la metà campo avversaria l’obiettivo degli uomini di Tuchel era chiaro: occupare l’ultimo terzo di campo con almeno cinque giocatori. Havertz e Mount stringevano la propria posizione, per facilitare le scorribande di Chilwell e James sulle corsie esterne.

Il Man City, coerentemente all’idea del suo allenatore, alzava la pressione per provare a non fare ragionare gli avversari.

Quando il Chelsea riusciva ad oltrepassare il centrocampo, i Citizens si difendevano con il loro 4-3-3 di base.

FASE DI possesso MAN CITY E NON POSSESSO CHELSEA

La squadra di Guardiola, in fase di costruzione, si posizionava con una difesa a tre. Walker rimaneva bloccato dietro con Stones e Ruben Dias. Zinchenko si accentrava, supportando la mediana. Il movimento dell’ucraino faceva così slittare Foden, che diventava un vero e proprio trequartista, al fianco di De Bruyne. L’ampiezza era affidata a Sterling e Mahrez, sempre molto larghi sui due lati.

E l’intenzione di Guardiola era quella di portare più uomini possibili nel cuore del campo, per sfruttare la superiorità numerica nel corridoio centrale. Qui sono in cinque gli Sky Blues ad intasare quelle zone, muovendosi continuamente per non offrire riferimenti ai rivali.

Ma il Chelsea si difendeva con un compatto 5-2-3. E attenzione, la linee arretrata dei Blues, in fase di non possesso, non era nemmeno a tre ma sempre palesemente a cinque.

Guardate, però, a che altezza si difendeva il team di Tuchel e quanto erano vicini tra loro i reparti. Difesa a cinque sì, ma lo spirito era quello di una squadra che non aveva alcuna voglia di subire passivamente le avanzate avversarie.

LA MOSSA DI TUCHEL E I PROBLEMI DEL MAN CITY

E non è solo questione di compattezza o di posizione del baricentro. Ma parlo di come, pur con una linea arretrata visivamente conservativa, gli uomini di Tuchel erano pronti a difendere aggredendo in avanti.

Qui il Chelsea difende quasi a centrocampo con la solita difesa a cinque. Ma Rudiger, sull’impostazione del Man City, ha già rotto la linea e si prepara a mangiare la caviglie di Bernardo Silva, prima che quest’ultimo riceva la sfera.

E ancora. Il City costruisce, Mahrez si porta alle spalle della mediana blues, ma di fronte trova subito il muro di Rudiger, che si è alzato per non concedere libertà all’algerino.

Azpilicueta, il braccetto di destra, fa la stessa identica cosa con De Bruyne.

Il belga è stato uno dei peggiori in campo anche e soprattutto per la gabbia costruitagli attorno dai londinesi. Qui l’ex Wolfsburg è praticamente circondato.

Anche Foden è stato seguito a vista, forse meglio dire pedinato. La stellina inglese veniva braccata a turno da Jorginho o da Kante, che non lo hanno fatto ragionare.

Il Man City, dunque, cercava di reagire aumentando sempre più l’intensità del pressing. Jorginho qui va in soccorso di Azpilicueta, ma sono quattro gli Sky Blues che gli fanno sentire il fiato sul collo. Il problema era che il Chelsea non andava in affanno, gestendo alla grande la pressione avversaria. E Tuchel sapeva che avrebbe dovuto sfruttare gli inevitabili spazi che i Citizens avrebbero concesso, puntando sulla tecnica e rapidità dei suoi.

Così il Chelsea ribalta velocemente l’azione e, con pochi passaggi, manda in porta Havertz, che sorprende Ederson e decide il match. Qui tutti abbiamo visto gli errori di Stones e ZInchenko. Sottolineamo, però, il movimento ad uscire di Werner che si allarga e porta con sé Ruben Dias, svuotando la corsia centrale per l’inserimento senza palla dell’ex Leverkusen.

IL TESORO DEL CHELSEA: N’GOLO KANTE

Ma veniamo al vero uomo in più del Chelsea: N’Golo Kante. Il francese, se rapportata al valore della gara, ha forse disputato la sua migliore prestazione da quando veste la maglia dei Blues. Come sempre era ovunque, faceva per tre.

Abbiamo già accennato prima al suo lavoro su Foden, praticamente annullato. Anche qui l’ex Leicester francobolla il giovane inglese.

Con Jorginho formano ormai una coppia perfetta e lo si vede anche in fase di copertura. Guardate qui come si dividono le marcature sui fantasisti del Man City.

E se gli uomini di Tuchel venivano sorpresi alle spalle, ecco che Kante in pochi istanti recuperava il terreno perso, sventando il pericolo. Qui la sua scivolata pazzesca e pienamente sul pallone, col povero De Bruyne sempre più sconsolato.

Naturalmente sulle ripartenze blues non era raro assistere ad un N’Golo pronto ad accompagnare l’azione, come avvenuto qui.

Insomma, un motorino. Un giocatore unico. La ciliegina su una torta gustosissima, assemblata dal professor Tuchel, che è riuscito a sfatare la falsa leggenda della difesa a tre mai vincente in Europa. Lui, per lunghi tratti, sulla linea arretrata ha schierato ben cinque uomini, affidando loro compiti precisi. Perché, in fondo nel calcio, i numeri non sono altro che una distrazione. Ciò che conta è l’interpretazione.

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