Il modello Red Bull: come e perchè sta conquistando il mondo del calcio

Il modello Red Bull: come e perchè sta conquistando il mondo del calcio

Un progetto nato quindici anni fa che sta dando, da un paio d’anni a questa parte, i suoi primi frutti. Il modello Red Bull sta conquistando il mondo del calcio, dal Sud America all’Africa, passando per l’Europa.

dagli sport estremi alla formula 1

Vi sarete chiesti almeno una volta come mai un’azienda come Red Bull avesse tanto interesso ad investire nel mondo dello sport. Dalla scuderia di Formula 1 all’hockey sul ghiaccio, lo sport è sempre stato visto dal colosso austriaco come un terreno fertile per i suoi affari. Tutto ebbe inizio nel 2004 quando Dietrich Mateschitz, co-fondatore della nota casa produttrice di energy drink, ebbe l’idea di pubblicizzare il marchio in numerosi eventi di sport estremi. In quell’anno si lancia nel mondo della F1 e rileva la Jaguar Racing rinominandola in Red Bull Racing, con la quale vince quattro titoli iridati, e la scuderia italiana Minardi formando la Toro Rosso. Fino al 2011 possiede anche un team NASCAR denominato Team Red Bull, chiuso alla fine di quella stagione.

ESORDIO NEL CALCIO NEL 2005

Nel 2005 l’azienda si rende conto di poter sfondare anche nel mondo del calcio, e acquisisce il Salisburgo. Il club viene rebrandizzato: cambiano colori sociali, stemma e nome tramite un processo che spesso ha fatto storcere il naso alla frangia più conservatrice del tifo. Nel 2006 viene rilevata la squadra americana dei New Jersey MetroStars che vengono rinominati in New York Red Bull, presentandosi alla platea newyorkese con l’acquisto di Thierry Henry e Rafa Marquez. L’anno successivo il toro rosso sbarca anche in Sudamerica fondando la Red Bull Brasil, club del massimo campionato Paulista che attende ancora oggi la sua prima promozione nel Brasilerao. Nel 2008 prova anche a portare il progetto in Africa fondando il Red Bull Ghana, squadra fallita solo un anno dopo.

IL RITORNO IN EUROPA CON IL LIPSIA

Gli affari vanno bene ma per ottenere risultati importanti c’è bisogno dell’acquisizione di un club che possa ambire alla promozione in un campionato top, e l’occasione arriva nel 2009. La Red Bull decide di inserirsi nel campionato tedesco rilevando la società di quinta divisione del SSV Markranstädt, cittadina vicina a Lipsia. Come era avvenuto a Salisburgo, il passaggio di proprietà provocò vibranti proteste da parte dei tifosi del club originario. Si presentò anche un altro problema in fase di iscrizione al campionato. La Federcalcio Tedesca non consente che nel nome di un club ci sia la sponsorizzazione di un prodotto, così la Red Bull ideò il nome di RasenBallsport Lipsia (sport della palla sull’erba). Superati questi problemi l’azienda austriaca entra a far parte del calcio tedesco con l’obiettivo di portare il Lipsia in Bundesliga entro 10 anni.

UN PROGETTO CHE FUNZIONA

I primi feedback sul buon lavoro che si stava svolgendo non si fanno attendere. Il Salisburgo in sedici anni di gestione vince ben undici volte il campionato austriaco, raggiungendo le semifinali di Europa League nel 2017-2018. La punta di diamante del progetto rimane il Lipsia, che continua a dare grandi soddisfazioni agli inventori della bibita energetica più famosa del mondo. Nel 2012 arriva ad occupare il ruolo di direttore sportivo, e successivamente di allenatore, Ralf Ragnick. Avrete sicuramente sentito nominarlo nelle cronache sportive circa un anno fa, quando è stato molto vicino alla panchina del Milan. Con tre anni di anticipo rispetto alle previsioni la squadra della città sassone viene promossa in Bundesliga nel 2015-2016. Da quel momento in poi il Lipsia si è sempre classificato minimo al sesto posto in campionato, con due secondi posti e raggiungendo le semifinali di Champions nella passata stagione. Al momento è secondo dietro al Bayern Monaco.

IN CHE MODO SI LAVORA NEL TEAM RED BULL ?

Abbiamo potuto vedere come la crescita del progetto Red Bull nel calcio sia stato un percorso lento ma con una grande programmazione alle sue spalle, che si basa su alcuni punti fermi da seguire:

  • Player Trading
  • Formazione e sviluppo di staff tecnici moderni
  • Scouting mondiale
  • Strutture all’avanguardia

Il player trading è il punto fondamentale che ha permesso alla Red Bull di far crescere talenti pronti per il calcio europeo. Il laboratorio è il Salisburgo, che forma i giocatori e li prepara al grande salto nel Lipsia, come successo a Håland, Upamecano e Szoboszlai. Di contorno ai calciatori c’è un’attenta formazione di staff tecnici e allenatori che oggi occupano panchine prestigiose come Julian Nagelsmann, attuale allenatore del Lipsia, Marco Rose del Borussia M’gladbach e Roger Schmidt del PSV. Fondamentale è anche la rete di scouting estesa in tutto il mondo, che ha permesso di scovare negli anni talenti del calibro di Timo Werner, Naby Keita e Sadio Manè.

I CENTRI D’ALLENAMENTO E IL SOCCERBOT

I centri d’allenamento forniti da Red Bull alle sue squadre sono i più innovativi del pianeta, sempre pronti a mettere a disposizione nuove tecnologie di allenamento e macchinari di ultima generazione.

L’innovazione più interessante degli ultimi anni è sicuramente il “soccerbot“, uno strumento che tra le varie finalità ha quello di allenare il decision making, cioè la capacità decisionale degli atleti in una determinata situazione. Il calciatore viene messo all’interno di un cerchio che ha un diametro di circa 10 metri, sul quale sono presenti degli schermi che proiettano segnali e azioni da gioco alle quali l’atleta deve rispondere in pochi millesimi di secondo.

UN’ UNICA FILOSOFIA DA SEGUIRE

Nonostante le critiche sul fatto che sia un progetto fondato su squadre senza storia e per questo spesso odiate nei propri campionati, il progetto della Red Bull funziona anche in termini economici, realizzando ormai da anni plusvalenze da capogiro. Il segreto di questo successo? Sicuramente una grande organizzazione e una minuziosa scelta di ogni singolo elemento da inserire nei vari team. Un progetto che ha proiettato il Lipsia dalle divisioni inferiori del suo campionato all’élite europea, seguendo una filosofia ben precisa, come ha spiegato l’ex capo scout della squadra Johannes Spors: La filosofia al primo posto, questa è la vera differenza tra il gruppo Red Bull e il resto delle squadre. È un fattore chiave per essere un club di successo: provare e innovare in ogni stagione, in ogni dipartimento”.

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