Athletic Pavia, la storia di una grande famiglia

Athletic Pavia, la storia di una grande famiglia

Bentornati gentili lettori! Oggi, per la rubrica sul calcio dilettantistico, vi raccontiamo la storia dell’Athletic Pavia, società tutta incentrata sul settore giovanile.

A raccontarci la storia della società, è con noi il Dott. Fabrizio Salvucci, presidente della società.

Quindi, salite sul nostro Apecar da viaggio, inforcate il cappello di paglia e la camicia a quadretti, il nostro viaggio per l’Italia del pallone di provincia continua!

Buona lettura!

Come è nata la vostra società?

“Athletic Pavia nasce nel 2013 dall’esigenza di creare un’ambiente che potesse offrire qualcosa in più della sola educazione calcistica ai ragazzi. Volevamo creare un luogo dove ragazzi, staff tecnici e famiglie potessero collaborare per la crescita totale del ragazzo. Sia sotto il punto di vista sportivo sia sotto il punto di vista umano.

Da subito è stato chiaro che il calcio poteva essere uno strumento di educazione e di inclusione. Il nostro motto “leave no man behind”, racconta esattamente questo e definisce qual è lo scopo della società: nessuno deve essere lasciato in dietro.

Il fulcro è l’unione di intenti tra staff tecnici e famiglie nel voler formare, attraverso il calcio, dei futuri uomini, qualsiasi sia il punto di partenza.

Questa mission passa dal significato latino di “educare”: tirare fuori. Con la nostra società vogliamo valorizzare tutti i ragazzi, cercando di offrire a ognuno, nel rapporto con i propri tecnici, le condizioni più favorevoli per poter esprimere tutta la propria personalità. Questo avviene insegnando, in primis, i principi di lealtà, sportività, rispetto e cooperazione. I valori sul quale il calcio si fonda.

Athletic Pavia nasce, in definitiva, con l’obiettivo di educare al calcio per educare alla vita”.

Siete solo una scuola calcio oppure avete, o avete in progetto di creare, una squadra per “adulti”?

La vocazione di Athletic Pavia è quella del settore di base e dei settori giovanili. In quelle fasce di età sono riposti i nostri maggiori sforzi perché è da lì che si parte per formare i ragazzi per dotarli degli strumenti adatti per affrontare la vita.

Il nostro motto però ci impone di non fermarci: “no man” significa proprio “nessuno” per questo non possiamo escludere che un domani apriremo le porte a tutti quegli adulti che, condividendo i nostri principi, abbiano ancora voglia di scendere in campo.

Noi però abbiamo fatto una scelta di campo differente da molte altre realtà: da noi i settori giovanili non sono in funzione della prima squadra, ma è la prima squadra che deve essere per i settori giovanili.

Gli adulti, anche ancora in attività, devono portare un beneficio ai ragazzi.

Finché non avremo chiaro quali siano le migliori modalità perché questo avvenga continuiamo a concentraci sulla crescita calcistica e umana dei nostri ragazzi”.

Date molta importanza all’inclusione, avete anche una squadra di ragazzi affetti dalla sindrome di Down. com’è nata l’idea?

“Questo progetto è nato in collaborazione con il centro CLAP ed è una naturale conseguenza dell’impostazione della società.

Il centro CLAP porta avanti una serie di attività che danno la possibilità a questi ragazzi di essere più indipendenti possibile.

Per la riuscita di questo, abbiamo pensato che potesse essere utile il calcio. Il calcio permette loro di socializzare, di mettersi alla prova, oltre che di lavorare sulle qualità tecnico-coordinative necessarie per giocare a calcio.

È un progetto a cui abbiamo sempre tenuto molto, perché è l’espressione più evidente della nostra idea di calcio. Il calcio non può essere solo volto alla prestazione fisica ottimale. Il calcio deve essere un mezzo attraverso il quale, oltre che ricercare la miglior prestazione fisica, si insegnino valori e si permetta ai ragazzi di crescere ed esprimersi”.

Collaborate con l’Università di Pavia, questa unità di intenti in che modo è nata? E l’affiliazione con la Juventus Academy?

“Fin dalla fondazione della Società è stato chiaro che fosse necessario fornire ai nostri ragazzi il meglio, sia educativamente che calcisticamente.

Per questo da subito abbiamo ricercato dei partners che ci permettessero di mantenere alto il livello della pratica sportiva e dei nostri staff tecnici.

Da qui nasce la collaborazione con l’Università di Pavia, che permette agli studenti di effettuare i tirocini curriculari presso le nostre strutture mettendo a disposizione dei ragazzi le competenze tecniche che hanno acquisto nel corso dei loro studi.

Più la società cresce più ci si rende conto che questa preparazione specifica che ci mettono a disposizione gli universitari è preziosa, per questo cerchiamo sempre di più di introdurre nei nostri organici personale formato e specializzato.

In aggiunta a queste competenze sul campo, abbiamo cercato dei partners che permettessero di inserire i nostri ragazzi e i nostri staff tecnici in percorsi di crescita e di confronto con realtà più grandi e diverse dalla nostra.

Inizialmente è nata una collaborazione con la Juventus Academy. Negli ultimi anni, la società ha deciso di legarsi al settore giovanile dell’Atalanta.

Questo ci ha permesso di osservare e confrontarci con uno dei migliori settori giovanili d’Italia, partecipando ad allenamenti condotti dai responsabili delle categorie dell’Atalanta e sfidando in gare amichevoli i pari età.

Questo sodalizio ha portato anche una continua formazione e aggiornamento dei nostri staff tecnici che hanno la possibilità di confrontarsi spesso e in modo approfondito con i responsabili di settore di Atalanta per cercare di offrire, nel nostro piccolo, un’educazione calcistica quanto più vicina alla loro”.

Curate moltissimo i social, addirittura con un canale YouTube. come si concilia con il vostro modo di essere società?

“Oggi attraverso i social networks possiamo raggiungere una quantità potenzialmente infinità di persone.

Non abbiamo mai voluto che i nostri social networks fossero solo una pagina di promozione delle attività, ma abbiamo cercato di costruire qualcosa attraverso la forza che i social ci hanno messo a disposizione.

Per questo, abbiamo sempre cercato di utilizzare i profili social in due direzioni.

La prima è stata quella della valorizzazione del ragazzo. Ognuno dei nostri atleti sa che il giorno del suo compleanno i nostri profili social gli faranno gli auguri da parte di tutti noi. Questo ha permesso, soprattutto in questi periodi di distanziamento e di chiusure, di far rimanere viva la comunità di Athletic Pavia. Ogni ragazzo sa di essere speciale per noi, non potevamo dimostrarglielo al centro sportivo allora abbiamo cercato di farlo in altri modi.

La seconda è quella extracalcistica: Athletic Pavia non è una realtà avulsa dal mondo ma è inserita in una realtà con la quale condivide gioie e drammi.

Abbiamo sempre usato i nostri profili per scopi non direttamente calcistici ma anche in linea con la nostra idea di fondo: se possiamo fare qualcosa di utile per qualcuno non ci curiamo che sia al di fuori dell’ambito sportivo.

Così negli anni i nostri social sono divenuti cassa di risonanza di iniziative che condividono con noi l’esigenza di non lasciare indietro nessuno. Abbiamo sostenuto la “La giornata nazionale della colletta alimentare“, una raccolta fondi per aiutare le famiglie dell’Albania dopo il terremoto del 2019, la Onlus “Insieme per Ruzira” e, nella fase più acuta della pandemia ,abbiamo promosso tramite i social una raccolta fondi per donare delle attrezzature al Policlinico di Pavia.

I social sono per noi cassa di risonanza di quanto di bello si possa fare per i nostri ragazzi e per gli altri”.

Quanto e come ha impattato la pandemia sul vostro lavoro?

La pandemia ha cambiato il modo di concepire lo sport e le figure degli allenatori. Da marzo 2020 abbiamo capito che a ognuno di noi era chiesto uno sforzo più grande per permettere ai nostri ragazzi di continuare a crescere.

Più di prima, gli allenatori hanno cercato di mantenere un rapporto diretto con i ragazzi. Gli allenamenti fatti in video-conference spesso si trasformavano in chiacchierate e in racconti personali dei ragazzi. Il lavoro di ogni allenatore è diventato sempre di più quello di essere un punto di riferimento per i propri atleti.

Anche il lavoro sul campo è cambiato: le norme di distanziamento hanno imposto a ogni allenatore di ripensare i propri schemi lavorativi, dando fondo a inventiva e creatività. Si è cercato di continuare un percorso calcistico senza contatto, riuscendo a coinvolgere i ragazzi in modi fino ad ora impensati.

Il lavoro è cambiato, ma, avendo però chiaro l’obiettivo, tutti i nostri tecnici hanno dato il meglio di sé per adeguarsi a questo nuovo mondo”.

Quali sono i progetti futuri?

“Il progetto futuro è sempre lo stesso: non lasciare indietro nessuno. Questo si sostanzia in molte attività che vi permetteranno nel corso del tempo di poter essere, sempre di più, punto di riferimento per famiglie e ragazzi.

Il primo progetto che vorremmo concludere è la costruzione di un salone coperto che ci permetta di accoglie i ragazzi per aiutarli con i compiti scolastici, e permetta di organizzare incontri con le famiglie per potersi confrontare”.

Avete visto che storia emozionante l’Athletic Pavia? Questa società e il suo modo di essere famiglia e palestra di vita prima ancora che società sportiva è un esempio che dovrebbe insegnare moltissimo a tante altre realtà!

Ti va di scoprire altre incredibili storie? Ripassa da qua anche settimana prossima!

Sempre qui, sempre su Coast2CoastBlog!

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