Il calcio dilettantistico in Italia: una storia lunga 80 anni

Il calcio dilettantistico in Italia: una storia lunga 80 anni

Benvenuti e benvenute! Rieccoci, come ogni settimana, qui sulle colonne di Coast2CoastBlog per parlare di calcio dilettantistico!

Oggi, però, non parliamo della storia di una società e non raccontiamo neanche le gesta di un grande o piccolo eroe del calcio di provincia. No. Questa settimana parliamo della storia del calcio dilettantistico tout court.

Sì. Avete capito bene. Pensateci: parliamo sempre di Serie D, Eccellenza, Promozione, Categorie varie e così via, ma vi siete mai fermati a pensare e a chiedervi: “Perché avranno creato il calcio dilettantistico? Potevano essere tutti professionisti o tutti amatori?”?

Se voi siete tra di loro, allora questo è l’articolo giusto per voi!

PERCHÈ DILETTANTI?

Per prima cosa, bisogna risolvere un problema: perché parliamo di dilettanti? E chi è un dilettante?

Alla seconda domanda è più semplice rispondere: un dilettante, a rigor di legge, “è uno sportivo che svolge la propria attività per semplice diletto”. Cioè, in parole povere, che non è pagato per giocare (che poi questo sia totalmente vero è discutibile).

Alla prima si può rispondere con più calma. E la risposta affonda le sue radici fino agli albori dello sport per come lo conosciamo oggi.

Infatti, come moltissimi di voi sapranno, nell’Ottocento, di fatto, nacque lo sport come lo conosciamo oggi. Gruppi di gentiluomini (nobili o borghesi, ricchi, facoltosi e molto annoiati) in tutta Europa decisero che gli sport andavano regolamentati e resi giochi nobili, adatti ai signori e al loro diletto. Così nacque il calcio, il rugby, il cricket, l’equitazione e le miriadi di discipline che compongono lo sport mondiale.

Inizialmente, lo sport era per amateur, cioè, appunto, per gentleman che dedicavano anima e corpo all’attività sportiva solo per piacere e non per il vile denaro, cavalleristicamente rispettosi delle regole e degli avversari. Annoiati, colti e sognanti membri di quella strana e istrionica élite sociale della Belle Époque su cui si potrebbero scrivere fiumi d’inchiostro. Alla De Coubertin, fedeli all’idea del “l’importante è partecipare” e a quella de “i valori prima di tutto”.

E furono signori come loro che portarono nel nostro paese. Signori come James Richardson Spensley, medico, filantropo, studioso di lingue, filosofie e religioni antiche, e fondatore della sezione football (avviata nel 1896) del Genoa Cricket & Football Club.

Poi, però, prima in Inghilterra e poi in tutta Europa e in tutto il mondo, il vile denaro, la fama e lo show business hanno vinto, e, come descrive magistralmente la serie Netflix The English Game, il professionismo si è fatto strada, gli atleti hanno cominciato ad essere pagati e il calcio non è stato da meno.

Ma è rimasto in vita un luogo dove il calcio è ancora e solo uno sport per sognare a occhi aperti: il calcio dilettantistico.

IL CALCIO DILETTANTISTICO IN ITALIA

Facciamo un salto avanti di qualche decennio. 1952. La Seconda Guerra Mondiale è finita da 7 anni. Tre anni prima è avvenuta la tragedia di Superga e il calcio italiano sta cercando di rinascere dalle ceneri lasciate da vent’anni di Fascismo e da cinque di guerra.

Dopo aver disputato dal 1948 al 1952 il Campionato di Promozione interregionale, è nato il campionato di “Quarta Serie” nazionale. Ecco l’embrione della Serie D e del calcio dilettantistico nostrano. La formula cambia infinite volte, ma il succo non cambia: il calcio di provincia è vivo, vegeto e florido più che mai.

Nel 1956/57, il torneo di viene scisso in due campionati. Poi, dopo un anno, si cambia di nuovo: 3 gironi di “prima serie” e otto gironi di “seconda serie”. Nel 1958 si torna alla Quarta Serie a 6 gironi, chiamata dall’anno successivo Serie D.

Con la riforma del 1978/79, finalmente nasce l’attuale campionato di Serie C, suddiviso in C1 e C2. Le cose cambiano di nuovo nel 1980, con la creazione di 12 gironi, formati da 16 squadre, con una promozione e tre retrocessioni per girone.

Nel 1990/91, cominciò la riforma dei campionati che durò due anni e portò a una forte riduzione delle squadre partecipanti e alla nascita del Campionato Amatori. Così la storia del calcio dilettantistico italiano è completa. Il meccanismo delle promozioni fu modificato con l’inserimento degli spareggi intergironi e l’aumento delle retrocessioni da quattro a sei per girone.

IL DILETTANTISMO OGGI

Oggi sicuramente non siamo l’Inghilterra con quattro serie professionistiche, tre semi-professionistiche e una miriade di tornei locali dilettantistici e amatoriali (la mitica Sunday League), ma possiamo dire che ce la caviamo.

La Serie D, o “Interregionale” come dir si voglia, è la serie dilettantistica più importante ed è l’unica nazionale. Conta 9 gironi da 18 squadre ciascuno e chi vince il proprio girone viene promosso in Serie C e partecipa ai Playoff scudetto.

Sotto di essa abbiamo l’Eccellenza, che conta 28 gironi e si porta in dote altrettante promozioni in D dirette, oltre alle 7 attraverso i playoff.

Poi abbiamo la Promozione, che comprende quasi 1000 club suddivisi in ben 59 gironi di livello provinciale o regionale.

Infine, abbiamo il livello più basso del dilettantismo italiano. le tre Categorie, dove giocano le squadre più piccole, spesso di rione o di quartiere.

IL CALCIO POPOLARE: UNA PASSIONE SENZA FINE

Queste sono le categorie che tengono fede all’adagio di Eduardo Galeano: “Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa lì ricomincia la storia del calcio”, e al vecchio motto del calcio semiprofessionistico inglese “Not for money, but for the love of the game” (“Non per i soldi, ma per l’amore del gioco”).

Come abbiamo visto nelle scorse settimane e negli scorsi mesi (e continueremo a vedere ancora, tranquilli), è qui che il sogno di ogni ragazzino con il pallone in mano di imitare i propri beniamini sul rettangolo d’erba si fa realtà almeno per 90 minuti. Ed è qui che anche uno “scarpone”, “un uomo con i piedi montati al contrario” come il sottoscritto, può trovare una casa, una maglia e, chissà, anche 15 minuti di gloria alla Andy Warhol.

È qui che il calcio vive e prospera come il gioco più bello del mondo.

Speriamo di esservi stati utili per capire meglio il mondo del nostro sport preferito!

In ogni caso, vi aspettiamo qui, come ogni settimana, nella rubrica sul calcio dilettantistico, per scoprire nuove incredibili e appassionanti storie.

Perché il calcio è passione, e con la passione si possono scalare le montagne!

Arrivederci!

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