River Pieve, un’enclave argentina in Garfagnana

River Pieve, un’enclave argentina in Garfagnana

Oggi, per la rubrica settimanale sul calcio dilettantistico di Coast2CoastBlog, la rubrica più caliente e focosa come un tango, vi proponiamo una storia incredibile. Infatti, abbiamo intervistato Francesco Canozzi, presidente del River Pieve, squadra garfagnina di Eccellenza, gemellata men che meno che con il ben più famoso River Plate, la celebre squadra di Buenos Aires.

Quindi, lasciate per un momento la vostra grigliata di asado, poggiate sul tavolo la vostra cerveza fria, e venite a conoscere con noi questa mitica avventura che unisce due continenti e due città completamente diverse, nel nome della passione che ci unisce tutti: quella per il calcio.

Buona lettura!

Com’è nato il River Pieve?

“La società è nata nel 2005 dalla volontà e dall’impegno di un gruppo di amici che voleva semplicemente giocare a calcio insieme. Molti di noi giocavano già, chi negli amatori chi in categoria. Nel giugno di quell’anno, ci siamo trovati nel bar dove ci troviamo sempre e abbiamo tirato giù il progetto della squadra, i cui giocatori eravamo proprio noi stessi fondatori. La squadra era una squadra di amici fatta per giocare negli amatori. L’allenatore era il proprietario del bar in cui abbiamo fondato la squadra.

Com’è nata questa affinità con il ben più famoso River Plate?

“Molti di noi erano simpatizzanti del River, anche per una questione meramente territoriale, in quanto i colori di Pieve Fosciana sono proprio il bianco e il rosso, per cui, visto il nome del nostro paese, abbiamo fatto il gioco di parole e ci siamo chiamati River Pieve.

In tutti noi, poi, era vivido il ricordo del River di Ortega degli anni ’90, per cui è stata una scelta facile. Ovviamente adesso la passione per il River, che inizialmente era solo di alcuni, si è sparsa in tutti i nostri giocatori e i nostri tifosi”.

Qual è stata la storia del River?

“Siamo partiti, ci siamo iscritti al Torneo UISP Amatori della Garfagnana in Serie B, e, visto lo squadrone che avevamo messo insieme (avevamo anche due giocatori, Davini e Pennacchi, che avevano giocato fino all’anno prima in Seconda Categoria), subito al primo anno siamo stati promossi in Serie A. Inoltre, ai tempi, il vincitore del torneo di B si giocava i Playoff con le squadre di A e qui siamo usciti solo in semifinale ai rigori. Ti puoi immaginare la felicità che avevamo.

L’anno successivo abbiamo costruito una squadra simile e abbiamo vinto il campionato, che ai tempi era il massimo a cui potevamo ambire.

Dopo un anno d’amatori, ci siamo decisi a fare un salto di qualità e di iscriverci alla Terza Categoria FIGC. La possibilità di fare questo passo economicamente ci è stata data dal fatto che, in quell’anno, abbiamo iniziato a organizzare la festa della Bistecca, che abbiamo sospeso solo quest’anno per il covid, e che ha avuto un enorme successo, divenendo una sagra di importanza regionale e anche oltre. Per noi, la sagra è un fattore fondamentale, è cresciuta in simbiosi con la squadra e, insieme agli sponsor, è la nostra principale linea di finanziamento economico.

In ogni caso, da lì, sportivamente è stata una crescita continua. Dopo due anni di Terza, abbiamo vinto Campionato e Coppa e, nel 2011, siamo saliti in Seconda. Qui siamo rimasti 5 anni e, tra l’altro, purtroppo subimmo anche un brutto lutto, in quanto, il nostro allenatore di allora, Roberto Fanani, morì mentre era in carica. Nel 2016, siamo stati promossi in Prima Categoria, vincendo i Playoff in Seconda.

La stagione 2018/2019, poi, è stata un bellissimo trionfo. Quell’anno eravamo allenati da Edoardo Micchi, un professionista del calcio in Garfagnana, che nel 2016 aveva giocato come nostro attaccante dopo aver smesso di giocare per il Castelnuovo Garfagnana. Avevamo iniziato male, ma ci siamo rialzati e, nella seconda parte di stagione, abbiamo fatto una cavalcata incredibile fatta di dieci vittorie consecutive e vari momenti memorabili, coronata con la insperata e incredibile vittoria del campionato di Prima Categoria con sei punti di vantaggio e la salita in Promozione.

In Promozione, è stata un’altra annata memorabile. Infatti, siamo arrivati allo stop per il Covid con una partita in meno della capolista Prato, ma con un punto solo in meno, per cui, grazie alla migliore media punti ponderata, con la classifica cristallizzata siamo risultati vincitori del Campionato e siamo saliti in Eccellenza. La vittoria comunque è stata meritata, in quanto, alla sospensione, noi eravamo molto più in forma del Prato e gli avevamo recuperato moltissimi punti in Classifica in poco tempo.

Quest’anno, purtroppo siamo riusciti a fare una sola giornata prima del nuovo stop, che per noi sarà permanente perché abbiamo deciso, con grande senso di responsabilità, di non presentarci ai nastri di partenza ad aprile. Quelli che lo hanno fatto sono solo coloro che, già a settembre, avevano qualche ambizione di gloria ed erano attrezzati per tentare l’assalto alla Serie D.

Per noi, aveva poco senso ripartire con le retrocessioni bloccate, senza velleità di salita di categoria e senza pubblico sugli spalti. Aspetteremo tempi migliori”.

Cogliendo la palla al balzo, quanto e come ha inciso il Covid sul River?

“Quando vivi in una società del genere, in cui sei amico e coetaneo di più o meno tutti, è come vivere in una grande seconda famiglia. È un hobby che diventa una seconda vita. E quindi il calcio manca a tutti noi, però forse è l’ultimo dei problemi adesso, no?

Noi speriamo veramente tanto di ripartire il prima possibile in sicurezza, con il pubblico sugli spalti, però credo che sia secondario rispetto alla famiglia, agli amici e così via. Quando si potrà, ripartirà anche questa passione”.

Avete una squadra giovanile?

“Questo era il primo anno in cui avevamo una juniores, in quanto avevamo ereditato quella del Piazza al Serchio. Prima non ne avevamo, e per noi era un grosso handicap, figlio di un altro grosso handicap: la mancanza di uno stadio di proprietà.

Noi non abbiamo avuto uno stadio nostro o in gestione, e questo forse, per i costi alti e il disagio costante, dà una importanza ancora maggiore al lavoro che abbiamo fatto in questi anni.

Siamo stati ospiti in vari stadi della zona: Poggio, Villa Collemandina, Pieve Fosciana, Castelnuovo. Quest’anno eravamo a Piazza al Serchio, dove ci hanno accolto a braccia aperte e finalmente ci hanno dato la struttura in gestione.

Abbiamo fatto un vero e proprio Tour della Garfagnana”.

A Pieve Fosciana, quindi, ci sono due squadre, voi e il Pieve Fosciana. Che rapporto avete con i vostri cugini?

“C’è sicuramente una rivalità molto forte. Abbiamo giocato il derby in Promozione.

Comunque, Pieve Fosciana è un paesino di 2500 anime con due squadre in Promozione, puoi immaginarti il livello di rivalità e agonismo che si sente. Gli sfottò sono tantissimi ed è una situazione molto divertente oltre che surreale.

E comunque, ad oggi, stiamo vincendo noi, visto che siamo in Eccellenza”.

Altri derby?

“Oggi Castelnuovo sicuramente. In Seconda Categoria, il derby era con il Pontecosi, in Prima con il Pieve Fosciana e con i Diavoli Neri di Gorfigliano, poi ancora Pieve in Eccellenza e oggi il Castelnuovo.

Tra l’altro, questo derby piace molto ai nostri supporters argentini perché loro vestono Giallo-Blu come il Boca Juniors, e quindi sembra ripresentarsi quassù sui monti il Derby di Buenos Aires.”

Come si è sviluppato questo legame con il ben più famoso River argentino? Siete in contatto?

Sì, siamo in contatti anche abbastanza stretti.

Nella primavera del 2019, tramite social, siamo stati notati da una testata sportiva argentina, TYC Sport, il loro Sky per intendersi. Un loro giornalista ci ha contattato via Facebook, ci ha chiesto un po’ di cose sulla nostra storia, incuriosito dal nome e dalla maglia, e mi ha intervistato.

L’articolo (qui il link) ha avuto un successo clamoroso in Argentina (perché sai, laggiù quando parli di River o Boca la gente impazzisce completamente), molto più del normale anche per TYC.

Gli chiedemmo un po’ per gioco di metterci in contatto con la dirigenza del River Plate, e, mentre ero in trasferta all’estero per lavoro, mi arrivò un audio WhatsApp da Rodolfo D’Onofrio jr., il figlio del presidente del River, che diceva che era in vacanza a Firenze, aveva letto di noi e voleva incontrarci.

Lui sarebbe stato disposto a venire a Pieve Fosciana, ma, per non scomodarlo troppo, siamo andati noi da lui in albergo. Io sono tornato di corsa da dov’ero, e con tutti coloro che erano in zona e potevano, sono andato a incontrarlo. Rodolfo è stato gentilissimo, ci ha accolto con tutta la famiglia al completo, compresa la sorella Clara, abbiamo bevuto insieme e discorso tutto il giorno, gli abbiamo raccontato la storia della squadra e della nostra passione per i colori Bianco-Rossi, e addirittura abbiamo fatto anche un facetime con Rodolfo sr. dall’Argentina.

È stato veramente, veramente divertente ed emozionante. Inoltre, siamo rimasti in contatto e spesso ci scambiamo dei messaggi di auguri.

Nel frattempo, è salita la nostra visibilità in Argentina, tanto che ci ha scritto anche Diario Olè, che è la loro Gazzetta dello Sport, e, siccome era il periodo in cui De Rossi era al Boca, scrisse un articolo in cui diceva “De Rossi guarda, questo è il River d’Italia” (qui il link). Tutta questa visibilità ci ha portato molto seguito in Argentina, per cui sotto i nostri post ci sono sempre tantissimo commenti in spagnolo e abbiamo parecchia gente che ci segue da oltreoceano.

Tutto è avvenuto nel 2019, per cui tra questo e la vittoria del campionato di Promozione, si può dire che sia stato veramente il nostro Anno d’Oro”.

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

“I nostri obiettivi per il futuro sono sicuramente ripartire in sicurezza e tranquillità e disputare il campionato d’Eccellenza. Il prossimo anno l’obiettivo sarà quello di vivere un campionato tranquillo e di guadagnarsi senza troppe ansie la salvezza.

Per il resto, per me è veramente difficile rispondere. Fino a un paio di anni fa, se mi avessero detto che avrei giocato il derby con il Castelnuovo mi sarei messo a ridere. Per cui, quello che posso dire è che siamo ambiziosi e siamo un gruppo di amici. Noi ci divertiamo a fare ciò che facciamo ed è stato bello riuscire a far passare questo spirito a tutta la squadra, e questo ci basta.

Non lo so, per il futuro non lo so, speriamo di fare dei bei campionati d’eccellenza e poi vediamo. Crescere ancora ora come ora sembra difficile perché siamo al limite delle nostre possibilità economiche, ma non si sa mai. Vedremo!”

Visto che storia incredibile quella del River Pieve? Abbiamo rispettato le attese?

Comunque, per oggi è tutto, tornate pure a progettare la vostra grigliata settimanale o come entrare sulle tibie al primo che passa appena riapriranno i calcetti, noi vi aspettiamo sempre qui, sempre su Coast2CoastBlog, per raccontarvi anche settimana prossima una nuova entusiasmante storia dal Mondo (calcistico) di Sotto!

Arrivederci!

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