Grande spazio alla Superlega, ma in pandemia al dilettantismo chi ci pensa?

Grande spazio alla Superlega, ma in pandemia al dilettantismo chi ci pensa?

Bentornati, gentili lettori, nella rubrica più amata e invidiata di Coast2CoastBlog, la rubrica sul calcio dilettantistico. Oggi parleremo di un tema molto delicato: chi aiuta il dilettantismo, dilaniato dalla pandemia?

Vi aspettavate come ogni settimana il racconto della storia di una delle tante realtà del territorio? Stavate già pregustando, con l’acquolina in bocca, storie incredibili come quella del River Pieve di settimana scorsa?

E invece no, questa settimana si cambia musica! (ma tranquilli, torneranno presto).

Lasciate stare la pinta, mettete giù le freccette, smettete di mangiare i salatini, perché ci imbarcheremo in una avventura diversa dal solito. Quindi, inforcate gli occhiali, mettetevi la giacca buona, versatevi un bicchiere di Porto, perché si va nei salotti buoni della politica.

Nella notte (non) ci sorridevano le stelle

Settimana scorsa, con il favore delle tenebre (o meglio, a favore di fuso orario statunitense ed asiatico), l’accoppiata Agnelli-Perez ha annunciato la nascita della famigerata Superlega. Con sè, i due avevano altri dieci gaudenti presidenti, con gli occhi a forma di dollaro, tipo cartoons Disney, tutti presi a pensare alle montagne di soldi che erano sicuri di guadagnare dalla “Rivoluzione del Pallone”.

Poi, rivolte di piazza, consultazioni parlamentari, comparizioni tv, gran lanciare di stracci e a furor di popolo, in 48 ore il progetto è naufragato in una nuvola di polvere comparabile a una tempesta di sabbia del Sahara.

Sì, lo sappiamo che ormai ne siete satolli, ne hanno parlato tutti (noi compresi) e molto spesso a sproposito. E, come al solito, ci siamo divisi nei due partiti del sì e del no, pronti a difendere con le armi in pugno la nostra barricata.

Sconvolti da centinaia di bombe mediatiche, c’è chi si è immolato per la causa, chi si è estraniato, chi si è messo a guardare con fare nichilista, cercando di capire il vincitore di questa lotta insulsa, un incontro di boxe tra atleti di bassa categoria, con Ceferin ed Agnelli a fronteggiarsi come due drama queen.

No, noi non vogliamo tornare su queste (tristi e ridicolmente pericolose) vicende, ma piuttosto, vi vogliamo chiedere, come nella famosa scena dei Simpson: “e al calcio dilettantistico e giovanile chi ci pensa?

DILETTANTISMO E PANDEMIA: IL BALLO DEI DIMENTICATI

Le società sportive sono al verde, dopo più di un anno, senza partite e allenamenti per i propri ragazzi. Le quote dei tesserati non sono entrate nelle casse, così come gli incassi dei biglietti per le partite. Le attrezzatture per poter permettere ai propri giovani di potersi allenare hanno avuto un costo, ma con l’aumento dei contagi e del conseguente dpcm è stato tutto invano.

Per quanto riguarda il dilettantismo, poi, spesso si è creato caos nei dpcm e c’è stata una vera confusione da parte delle istituzioni. Non si capiva chi si poteva allenare, chi ripartire e in quali modalità. Molte società hanno alzato bandiera bianca, proprio perchè economicamente non pronte per garantire tutte le esigenze sanitarie ai propri tesserati.

La FIGC pensa a come contrastare la superlega, ma tutte le società territoriali da chi sono tutelate e protette? C’è bisogno di finanziamenti, perchè i nostri bambini hanno bisogno delle scuole calcio, ma senza strutture come fanno? Dove crescono i nostri talenti, se le piccole società di quartiere non riescono a tirare la carretta?

Il calcio ha bisogno di una riforma, che possa anche partire dall’alto, ma non si può lasciare la base traballante, perchè altrimenti crolla tutto. È come una casa: la parte sopra può essere fatta di mattoni e acciaio, ma se sotto c’è la sabbia, prima o poi cade. C’è bisogno di dare energia a quel calcio che i nostri bambini respirano, perchè non tutti partono dall’Inter Academy, dai pulcini del Milan o della Juventus, ma dalla società sportiva del paese. Ma se falliscono, i nostri figli dove vanno?

Allora cerchiamo di partire prima dalla base, cercando di aiutare chi fa coltivare un sogno, chiamato calcio, dei nostri ragazzi.

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