L’Italia di Mancini: le certezze di una squadra pronta per l’Europeo

L’Italia di Mancini: le certezze di una squadra pronta per l’Europeo

L’Italia di Mancini, lo scorso venerdì sera, ha affrontato la Repubblica Ceca. Una gara senza storia, nella quale gli azzurri hanno dimostrato, ancora una volta, di essere un gruppo pieno di certezze.

UN’ITALIA PIENA DI CERTEZZE

Italia-Repubblica Ceca. Un film già visto in questi mesi pre-Europeo. Gli azzurri hanno asfaltato i cechi, chiudendo i conti dopo poco più di un’ora di gara. La squadra di Mancini gioca ormai a memoria, con meccanismi oliati come se questi ragazzi giocassero insieme ogni settimana. Il tecnico jesino ha costruito un gruppo forte e unito, che si presenta al grande appuntamento con numerose certezze.

FORMAZIONE

Gli azzurri sono scesi in campo con il solito 4-3-3, molto fluido come vedremo. Mancini si è affidato alla doppia regia di Jorginho e Locatelli. Corsia mancina occupata da Spinazzola, mentre in avanti si è visto quello che forse è il trio titolare: Berardi-Immobile-Insigne.

FASE DI NON POSSESSO DELL’ITALIA

Partiamo dalla fase di non possesso. L’Italia è una squadra che non conosce l’attesa. Intendo quella che vediamo spesso nel nostro campionato. Gli azzurri tentano sempre di alzare la pressione, per difendersi il meno possibile sotto la linea del pallone. Guardate come Barella si sgancia per andare ad infastidire il portiere rivale, che fatica così ad impostare con tranquillità. Anche Jorginho accorcia sul mediano, per togliere ai cechi una fonte di gioco.

Nella ripresa avviene la stessa cosa. Qui sono addirittura quattro gli azzurri che provano a chiudere l’avversario su un lato del campo. E guardate Jorginho, il nostro mediano, dov’è.

L’Italia, almeno quella vista sino a questo momento, sa riconoscere i diversi momenti della partita. Se deve difendersi lo fa, ma senza snaturarsi. Tiene compatte le due linee, grazie soprattutto al fantastico lavoro senza palla degli esterni alti, Berardi e Insigne. Attenzione, però, non è mai un’attesa passiva. Guardate Berardi come parte per aggredire il portatore di palla.

FASE DI COSTRUZIONE E SVILUPPO DELL’ITALIA

La squadra di Mancini, quando ha il pallone tra i piedi, riesce ad essere sempre molto fluida. Contro la Repubblica Ceca abbiamo visto una classica impostazione da 4+2: i quattro difensori si posizionavano nel primo terzo di campo, supportati dai due registi Jorginho e Locatelli.

Ma alla fine quando l’avversario si posizionava sotto palla, gli azzurri sfoggiavano la costruzione che più li caratterizza, ovvero quella a tre. Florenzi rimaneva bloccato sulla destra. Spinazzola si alzava e con Berardi dava ampiezza al sistema di Mancini.

E da qui si vede la vera fluidità della formazione azzurra. Locatelli, come accade anche con Verratti, in più di un’occasione andava a posizionarsi sul lato mancino, occupando la posizione originaria di Spinazzola. Il movimento a salire di quest’ultimo, invece, portava Insigne a convergere, avvicinandosi ad Immobile.

Ed ecco come l’Italia di Mancini occupa la trequarti avversaria. Cinque giocatori che si dispongono sui ‘cinque corridoi’ verticali del campo. Guardate Immobile come viene sostenuto da Barella, completamente sganciato dagli altri due componenti della mediana. Berardi, molto largo, è invece pronto a ricevere il lancio di Locatelli.

L’IMPORTANZA DELLE DUE CATENE nell’italia di mancini

L’esterno del Sassuolo si trova quasi sempre larghissimo sulla destra, ricevendo il pallone a ridosso della linea laterale.

Ma è su questo lato che l’Italia effettua i maggiori scambi di posizione. Barella occupa solitamente il corridoio intermedio, ma non è raro vederlo largo, proprio al posto di Berardi, che a sua volta si accentra. Qui, l’ala neroverde riceve da Florenzi e si appoggia sul gioiello nerazzurro che, a sua volta poi, lancerà nello spazio il compagno.

Nel secondo tempo stessa dinamica. Il tutto per dare meno riferimenti possibili ai giocatori rivali.

Sul lato opposto i principi sono differenti. Giocate ricorrenti e riconoscibili. L’Italia cerca spesso di effettuare un sovraccarico sul lato mancino. Più giocatori, infatti, riducono il proprio raggio d’azione andando ad intasare quella porzione di campo. L’obiettivo è semplice: attrarre diversi uomini della squadra avversaria, per poi ribaltare velocemente il gioco sul lato opposto e giocarsi l’uno contro uno.

Sia nella prima che nella seconda frazione i due registi di Mancini si avvicinavano a Spinazzola e Insigne, per sviluppare in maniera efficace la fase offensiva.

INSIGNE E IL SOLITO IMPERATIVO dell’italia DI MANCINI

Ovviamente non possiamo non citare il faro di questa Nazionale: Lorenzo Insigne. Il giocatore partenopeo, in maglia azzurra, non è mai stato così al centro del gioco. Sulla ‘carta’ dovrebbe agire sull’esterno, ma è più un classico numero 10, pronto a ricevere tra le linee per inventare.

Qui Lorenzo si fa trovare alle spalle della mediana ceca. Accentrando la sua posizione, può dialogare con maggiore facilità con Immobile e, al tempo stesso, liberare la corsia mancina per le scorribande di Spinazzola.

Locatelli, Jorginho o lo stesso Bonucci sanno che Insigne lì in mezzo c’è sempre e non possono far altro che imbucare centralmente.

E poi c’è un ultimo principio, al quale Mancini terrà particolarmente: portare più uomini possibili in area avversaria. Come accaduto nelle precedenti occasioni, anche contro la Repubblica Ceca l’Italia cercava di riempire l’area rivale con tre o quattro effettivi in media.

Inutile dire che così facendo aumentano sensibilmente le possibilità di capitalizzare le azioni create. Insomma, Mancini ha plasmato un gruppo forte e unito, che si presenterà all’appuntamento europeo con numerose certezze. Le premesse sono buone, l’entusiasmo è alle stelle. Buona fortuna Italia!


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