Quando il calcio incontro il cinema: Diego Maradona di Asif Kapadia

Quando il calcio incontro il cinema: Diego Maradona di Asif Kapadia

Per la prima puntata di questa nuova rubrica, si è deciso di partire dall’avvenimento che ha sconvolto il mondo del calcio nelle ultime settimane: la scomparsa di Diego Armando Maradona. Da qui l’idea di recensire il documentario del 2019 di Asif Kapadia.

NON SOLO DIEGO MARADONA

A dispetto del titolo il documentario, frutto di oltre 500 ore di materiale inedito donato dalla famiglia al cineasta inglese, non è un racconto focalizzato solo sulla figura del mito, ma racconta il rapporto viscerale tra il Pibe de Oro e la città di Napoli. La città partenopea anni ’80 è la coprotagonista della pellicola e si mostra in tutta la sua bellezza e in tutte le sue contradizioni, immergendo lo spettatore in uno spazio siderale quasi ancestrale. Non solo la città ma l’intero popolo napoletano si presenta come protagonista della vicenda, un popolo che ha scelto ed elevato Maradona non solo a figlio prediletto, ma come il campione del riscatto, e della rivincità personificata. Questa simbologia arriva naturale, non è mai sottolinea o ostentata. La retorica, appassionata ma banale, da terzomondisti, è lasciata ad altri.

NON SOLO LUCE MA TANTE OMBRE

Il documentario del regista di origine indiana però non è solo mitizzazione del calciatore che fu, ma anzi squarcia l’aura mistica che avvolge l’atleta e mostra le ombre dell’uomo. Così Kapadia prende Maradona e ne mostra il suo lato putrescente, le sue amicizie imbarazzanti (il grande spazio lasciato ai rapporti tra il giocatore e la Camorra) i suoi eccessi, la sua megalomania e la sua vigliaccheria. Quando si parla del Pibe molto spesso si sente la frase “Se non si fosse drogato sarebbe diventato ancora più grande“. Proprio questo è il primo, immediato, messaggio che Diego Maradona ci consegna. La sua visione porta lo spettatore a chiedersi chi sia stato veramente Diego, se il ragazzo capace di atti di puro amore, come testimoniato dai numerosi filmini privati, o l’arrogante star generosa di evitabili provocazioni?

La risposta la si lascia allo spettatore, perchè lo scopo del documentario non è mai quello di dare giudizi morali ma come dice il suo stesso nome, di documentare. Chiunque voglia dare una risposta al quesito, o chiunque voglia (ri)scoprire il mito del diez può recuperare il lungometraggio su Netflix.
Alla prossima settimana con una nuova recensione.

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