Sarri-Pirlo, idee a confronto

Sarri-Pirlo, idee a confronto

Andrea Pirlo è chiamato a ridare un’identità precisa ad una squadra che da troppo tempo l’ha persa, ma serve tempo.

PIRLO HA GIÀ INCISO?

Nell’estate 2019 la Juventus decide di mettere fine all’era Allegri. Agnelli in primis ha compreso che, per poter diventare una protagonista stabile del panorama europeo, la sua squadra avrebbe dovuto ricevere input diversi dal proprio allenatore. Dei principi diversi. Così viene scelto il Comandante, Maurizio Sarri. Sappiamo tutti come è andata. All’ennesima fallimentare campagna europea della Vecchia Signora, a tutti è parsa chiara una cosa: fra Sarri e il gruppo squadra non c’era feeling. Non c’è mai stato. Ed ecco il coup de théâtre del Presidente Agnelli: Andrea Pirlo. Non ha mai allenato. Questo lo sappiamo tutti. Ma ha idee chiare e può riportare quel senso di juventinità che in panchina manca da diverso tempo. Servirà pazienza. Ma la svolta tanto sperata è in atto? Si è già intravisto qualcosa? Proviamo ad analizzare i tratti di continuità e le differenze fra le concezioni calcistiche del Comandante e quelle del Maestro.

INFATUAZIONE SARRIANA – Nella scorsa stagione sono state decisamente poche le occasioni nelle quali la Juventus è sembrata realmente una squadra di Sarri. Anzi, volendo estremizzare, solamente in due match di campionato la Vecchia Signora è sembrata una creatura sarriana. Parlo delle due sfide contro l’Inter. Difatti, nella gara di andata disputata a San Siro, i bianconeri battono la rocciosa Inter di Conte grazie ad una prestazione maiuscola. Compatti in entrambi le fasi, con un rombo in costruzione e un 4-4-2 in fase difensiva, i giocatori seguono le idee dell’allenatore toscano, provando spesso fraseggi e triangolazioni. Come avviene in occasione del gol che decide il match, ovvero il 2-1 di Higuain, dopo quei famosi 24 passaggi prima di battere Handanovic.

Al ritorno il Comandante rinuncia al trequartista e propone l’amato 4-3-3, anche se, a palla persa, i suoi ragazzi si schierano con due linee da quattro, come possiamo notare qui.

Nel secondo tempo, i bianconeri, sempre molto corti, surclassano i nerazzurri proponendo un grande calcio, a tratti divertente. La Juve vince 2-0 ma ciò che colpisce è la voglia di non dare punti di riferimento all’avversario, cercando sempre di fornire più soluzioni al portatore di palla e di conseguenza migliorando il palleggio.

DUE MONDI OPPOSTI – Ma parliamo di picchi di prestazione. Per il resto della stagione la vera Juventus di Sarri non si è mai vista. Spesso, anzi, la squadra faceva il solletico all’avversario, provando a palleggiare in modo sterile, con pochi smarcamenti e faticando a riempire l’area. Come avvenuto durante Juve-Cagliari, lo scorso gennaio.

E così una Juve abituata, sia da Conte che da Allegri, a cercare l’ampiezza e la profondità anche alzando il pallone, si è trovata a far suo un abito che mai si sarebbe sognata di indossare gli anni precedenti. In Napoli-Juve, i bianconeri non impensieriscono mai gli uomini di Gattuso, non muovendosi mai senza palla e non provando mai ad allargare il gioco e alla fine, infatti, escono sconfitti dal San Paolo.

UN’IDEA DIFFERENTE – Ma il presente si chiama Andrea Pirlo. Ha idee chiare ma non è un’integralista come il tecnico toscano. Si è discusso molto circa il suo modo di intendere il gioco del calcio. Si è detto: gioca a 3, no anzi gioca a 4. In realtà, il tecnico bresciano schiera sì i suoi uomini con un modulo fluido, come vedremo, ma che di base è un 4-4-2 molto semplice, come è possibile comprendere sin dal primo match disputato contro la Sampdoria.

E proprio guardando questa stessa partita, balza subito all’occhio la continua ricerca della verticalità e dell’ampiezza, diversamente dalla versione macchinosa di Sarri. Ecco che qui Frabotta è pronto a ricevere, larghissimo, un preciso lancio di Bonucci.

I bianconeri una settimana dopo sfidano la Roma. É palese la voglia di palleggiare da parte degli uomini di Pirlo, che chiudono il primo tempo con il 64% di possesso ma sotto di un gol e avendo effettuato solo un tiro in porta (dati Sofascore.com). Ma anche in questo incontro possiamo notare qualcosa di differente rispetto al passato: la voglia di riempire con più uomini possibili l’area di rigore avversaria. Ed è un vero imperativo nell’idea di Pirlo.

UNA COSTRUZIONE NON SEMPLICE – Come detto sopra, la Juve del Maestro si posiziona in campo con due linee da quattro, ma questo avviene in fase difensiva, come accadeva con Sarri. Ma in fase di costruzione di un’azione offensiva, il sistema subisce evidenti variazioni. Danilo, vero uomo chiave ormai, si allinea ai due difensori, formando una difesa a 3, mentre Cuadrado dall’altra parte si alza. Si arriva, così, al tanto chiacchierato 3-4-1-2 o 3-2-5. Qui contro la Lazio, sempre in linea con la fluidità del sistema, Kulusevski e Rabiot diventano degli interni di centrocampo e possiamo assistere ad un 3-5-2 offensivo.

La Juve fatica a chiudere la partita. Non accorcia in avanti, bensì si arrocca dietro come ai tempi di Allegri. Rischia più volte di prendere il pareggio, come avviene in questa occasione su un cross di Savic per Marusic.

A 30 secondi dalla fine incassa il goal di Caicedo. Le scalate richieste dal sistema fluido di Pirlo non sono ancora immediate e se Danilo sembra beneficiarne, come dimostrano i 94 tocchi in tutto il match (dati SofaScore.com), Kulusevski fatica a ricoprire due compiti differenti.

Nel match contro il Cagliari la Juventus ha sicuramente convinto, ma c’è ancora tanto da fare. Pirlo sta costruendo, i suoi ragazzi lo stanno seguendo. Ciò che viene loro richiesto non è semplice ma è certamente affascinante. Bisognerà avere pazienza, senza perdere la lucidità. Quindi calma, ci pensa il Maestro.

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