Atalanta-Juventus: la Dea gioca e pensa da grande squadra

Atalanta-Juventus: la Dea gioca e pensa da grande squadra

Atalanta-Juventus, andata in scena domenica pomeriggio, è stata una gara combattuta. Entrambe le squadre si sono difese con estrema attenzione, ma alla fine l’ha spuntata la Dea, con la fame tipica di una big europea.

ATALANTA O JUVE: QUAL È LA VERA BIG?

Atalanta-Juventus. Una gara che non ha deluso le aspettative. Certo, le squadre non hanno offerto uno spettacolo indimenticabile, ma è stata l’occasione per capire che, forse, nel nostro campionato qualcosa è cambiato. La Vecchia Signora abbaia ma non morde ed è sempre poco incisiva nella metà campo avversaria. La Dea gioca come sempre, prende coraggio col passare dei minuti e, alla fine, stende il nemico col colpo delle grandi squadre: la giocata del singolo, quella che ormai i bianconeri, in certe partite, faticano a trovare.

FORMAZIONI

I padroni di casa sono scesi in campo con il solito 3-4-1-2, con Pessina alle spalle della coppia Muriel-Zapata. Pirlo si è affidato all’ormai noto 4-4-2 ‘fluido’: Chiesa agiva sul fronte mancino, supportando Dybala e Morata nel reparto avanzato.

FASE DI POSSESSO ATALANTA E NON POSSESSO JUVE

Sappiamo bene come la squadra di Gasperini cerchi l’ampiezza sin dalla prima costruzione. La Dea impostava dunque a tre: i due braccetti aumentavano il loro raggio d’azione quasi come due terzini. Intanto Freuler e De Roon, i due mediani, cercavano di supportare la linea arretrata per facilitare l’uscita del pallone.

I nerazzurri non seguono però uno schema fisso, poichè spesso infatti assistiamo a dei veri e propri interscambi di posizione, volti a scompaginare il sistema rivale. Guardate per esempio qui dove si trovano Maehle, l’esterno destro, e Freuler, il mediano.

Dunque, non è raro vedere Toloi che si sgancia in avanti per creare superiorità numerica. Atalanta che comunque cerca sempre di portare, come vedremo meglio dopo, cinque uomini negli ultimi 25 metri avversari. Pessina sfrutta il corridoio centrale svuotato da Muriel e Zapata, mentre Gosens e Maehle si alzano entrambi sulla linea del reparto offensivo.

I bianconeri, specie nella prima frazione, si sono difesi in maniera organizzata, con le due linee da quattro molto vicine. Da sottolineare, in tal senso, l’importanza di Chiesa nel ripiegare costantemente, in aiuto di Alex Sandro. L’intera squadra comunque si è sacrificata molto in fase di non possesso.

FASE DI COSTRUZIONE JUVE E NON POSSESSO ATALANTA

La Juventus, come la Dea, impostava a tre con l’ausilio dei due mediani, Rabiot e Bentancur. Szczesny avanzava per creare superiorità nei primi metri di campo.

Ma è qui che si vedono le prime differenze circa l’atteggiamento delle due squadre in fase di non possesso. L’Atalanta pressa e gioca uomo contro uomo. Stritola il nemico e non lo lascia respirare. Guardate questo 5 vs 5 che si viene a creare già nei primi 30 metri di campo.

Gli ospiti provano ad avviare l’azione ma vengono subito aggrediti dalle furie nerazzurre.

Alex Sandro batte una rimessa laterale e arrivano in tre a mordere le caviglie dei bianconeri. Toloi, per l’ennesima volta, qui lascia la sua posizione iniziale e va a fare la guerra in zone solitamente poco frequentate da un centrale difensivo.

La Vecchia Signora, però, riesce ad uscire dalla morsa bergamasca, parte in contropiede e sapete qual è la cosa incredibile? Gli atalantini recuperano terreno in pochi secondi, ripiegando in otto nelle propria trequarti campo.

La Dea, poi, quando decide di lasciare il possesso all’avversario, si difende formando un vero muro nerazzurro ma non si schiaccia mai: tiene stretti e compatti i reparti, restando comunque molto alta.

I SOLITI PROBLEMI DELLA VECCHIA SIGNORA

E se parliamo di fase difensiva non possiamo non citare Palomino. L’argentino (7 intercetti, dati SofaScore.com) ha seguito come un’ombra Morata, riuscendo quasi sempre ad anticiparlo, anche oltre la metà campo.

Lo spagnolo è stato completamente annullato dal difensore atalantino. Ma qui viene a galla forse il più grande handicap dei bianconeri: l’attacco degli spazi. Quando Palomino si sganciava, lasciava naturalmente campo alle proprie spalle, ma nessun giocatore juventino si muoveva per offrire un’alternativa offensiva.

Quindi per la Dea ingabbiare Morata voleva dire disinnescare completamente gli attacchi della Juve. Nessun centrocampista, o lo stesso Dybala, si muoveva senza palla per andare ad occupare quei corridoi che si venivano a creare per il pressing sregolato dei bergamaschi.

I ragazzi di Pirlo faticano a trovare una soluzione tra le linee, qualcuno che possa raccogliere il pallone per sfondare centralmente.

Qui i bianconeri girano palla ma gli interpreti in campo sono tutti fermi, nessuno si muove verso la zona di rifinitura.

E quando la Juve riesce a ribaltare velocemente l’azione liberando Chiesa sul lato opposto, nessuno accompagna. L’ex Fiorentina può solo puntare l’uomo per poi crossare per i soli due giocatori che occupano l’area atalantina: Morata e McKennie.

DEA DOMINANTE COME UNA BIG EUROPEA

La Juve così non riesce a sfondare e, col passare dei minuti, arretra. Anche perchè si infortuna l’unico in grado di aggredire la prima costruzione atalantina: Federico Chiesa. Morata e Dybala non sono di certo due cavalli pazzi e i bianconeri finiscono per attendere i nerazzurri nella propria metà campo.

Allo stesso tempo i padroni di casa prendono coraggio e alzano le pressione. Guardate Pasalic come attacca quella zona di cui parlavamo prima, circa la staticità dei centrocampisti bianconeri.

L’Atalanta nell’ultimo quarto d’ora presidia la trequarti rivale ed è incredibile come riesca a portare così tanti uomini negli ultimi 25 metri. Qui Zapata e Muriel svuotano l’area, che viene riempita da Toloi, Pasalic e Gosens. Di certo non tre bomber di razza.

E poco dopo sono tre gli uomini di Gasperini a tenere impegnata la retroguardia juventina: Zapata salta più in alto di tutti e sfiora la rete.

Gol che poi arriverà anche in maniera fortuita, ma che è stato comunque la conseguenza di un atteggiamento a dir poco propositivo della Dea. Una squadra che ha visto l’avversario in difficoltà e l’ha voluto schiacciare, per colpirlo infine con la giocata del singolo. D’altronde è questo quello che fanno i top club: prendono campo e sferrano il colpo da KO quando meno te lo aspetti.

Un tempo questo ruolo veniva interpretato dalla Vecchia Signora. E forse qualcosa nel nostro campionato è davvero cambiato. L’Atalanta contro la Juventus ha giocato e pensato come una grande, semplicemente perché in questo momento lo è eccome.

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