Čestmír Vycpálek, lo zio juventino di Zeman sopravvissuto ai campi di concentramento

Čestmír Vycpálek, lo zio juventino di Zeman sopravvissuto ai campi di concentramento

La storia di Čestmír Vycpálek, calciatore e allenatore cecoslovacco che ha legato la sua carriera all’Italia, soprattutto a Palermo e Juventus.

lo zio di zeman

Zdeněk Zeman si è trasferito in Sicilia, a Palermo, tra il 1966 e il 1968. Inizialmente si trattava di una semplice visita di cortesia allo zio materno, che viveva lì. Tuttavia, proprio in quel periodo, scoppiò la cosiddetta Primavera di Praga, che portò la vecchia Cecoslovacchia ad una grande instabilità politica. Proprio questo avvenimento portò Zeman e la sorella a rimanere a Palermo, dove si stabilirono e continuarono gli studi. Lo zio in questione si chiamava Čestmír Vycpálek, ed era un allenatore ed ex calciatore.

Fu proprio quest’uomo a trasmettere la passione per il calcio a Zdeněk, che negli anni diventerà uno degli allenatori più iconici del nostro calcio. La parte “ironica” della storia è che Zeman non ha mai mostrato molta simpatia nei confronti della Juventus. Suo zio Čestmír, invece, è stato parte integrante della storia della società bianconera.

ČESTMÍR VYCPÁLEK, dal campo di concentramento alla serie a

La storia di Čestmír Vycpálek comincia a Praga nel 1921. Il padre Přemysl, grandissimo tifoso dello Slavia Praga, lo vorrebbe calciatore. La madre Jarmila, invece, vorrebbe che completasse gli studi. A 17 anni Čestmír riesce a rendere fieri entrambi i genitori, diplomandosi all’Accademia Commerciale ed entrando nella prima squadra dello Slavia.

Nel 1944, purtroppo, Vycpálek affronta la sfida più difficile della sua vita: viene deportato nel campo di concentramento di Dachau per otto mesi, dove sopravvive in condizioni terrificanti. Di questa esperienza, egli ha detto:

“Nell’ottobre del 1944 ero uno scheletro vivente con una casacca a righe, che stringeva il filo spinato di un orrendo campo di concentramento nazista, quello di Dachau. Solo chi c’è entrato può sapere quanto sia stato difficile, quasi miracoloso uscirne. In quel campo, Hitler rinchiudeva i nemici della sua follia: ebrei, antinazisti, cittadini degli Stati invasi dalla croce uncinata. Ed io sono cecoslovacco di Praga, dunque un nemico. Vi passai otto mesi di sofferenze inaudite, di privazioni enormi; una buccia di patata, ogni due giorni, mi pareva un tesoro inestimabile. Solo chi è passato attraverso queste esperienze può capire che valore ha la vita e non impressionarsi più di nulla”.

Dopo essere sopravvissuto a Dachau, Čestmír Vycpálek continua a giocare in patria, con le maglie di Nitra e Slavia Praga finché non fu acquistato dalla Juventus assieme al compagno Korostelev nel 1946. Alla Juve, da calciatore, rimane solo un anno e colleziona 27 presenze e 5 reti. Dopo l’esperienza torinese si trasferisce al Palermo, all’ora in serie B. Vince il campionato di Serie B al primo colpo e nelle successive cinque stagioni in maglia rosanero, diviene leader e capitano della squadra. Curiosamente, si tratta del primo capitano straniero nella storia della Serie A.

Dopo l’esperienza in Sicilia si trasferisce al Parma, dove rimane per sei anni. Per la sua grande leadership, anche in Emilia diviene capitano, ma non solo. Nelle ultime due stagioni della sua carriera, ricopre anche il ruolo di allenatore-giocatore.

la carriera da allenatore

La carriera da allenatore comincia proprio a Parma, con il ruolo di allenatore-giocatore. In seguito si è seduto sulle panchine di Palermo, Siracusa, Marzotto Valdagno, Juventina Palermo e Mazara. Nel 1970, dopo un incontro con il suo ex compagno Boniperti, diventato presidente della Juventus, Čestmír Vycpálek viene nominato allenatore delle giovanili bianconere.

L’avventura sulla panchina delle giovanili dura solo una stagione, poiché nel 1971 l’allenatore della Juventus Armando Picchi, muore improvvisamente a soli 36 anni, e Vycpálek viene chiamato per sostituirlo in prima squadra.
Alla guida della Juventus il boemo rimane fino al 1974 e colleziona due scudetti consecutivi (1971-72 e 1972-73) e una finale di Coppa dei Campioni persa contro l’Ajax di Cruijff. Dopo il 1974, rimase alla Juventus come osservatore.

5 maggio

Il 5 Maggio. Una data passata alla storia come il giorno della morte di Napoleone Bonaparte, resa ancora più celebre dall’ode scritta da Manzoni.
Una data passata alla storia nel calcio italiano, per via della sconfitta dell’Inter all’Olimpico contro la Lazio che consegnò lo Scudetto nelle mani della Juventus.
Un giorno, purtroppo, passato alla cronaca del nostro Paese per via dell’incidente del Volo Alitalia 112.
Un giorno triste per la famiglia Vycpálek.

Nel 1972 perse la vita il piccolo Čestmír Jr., il figlio, nel tragico incidente aereo. Nel 2002, all’età di 81 anni, perse la vita il padre, che se ne andò proprio nel giorno del 26° scudetto della sua amata Juve.

lascia un commento

Your email address will not be published.