La clausola anti-Superlega della FIGC viola le norme europee sulla concorrenza?

La clausola anti-Superlega della FIGC viola le norme europee sulla concorrenza?

Lo scorso 19 aprile, poco dopo la mezzanotte italiana, dodici società tra le più importanti del Vecchio Continente annunciavano congiuntamente la nascita della Superlega. Nell’analisi odierna ci concentreremo sulla contromossa apprestata dalla Serie A e sul rapporto con le norme europee sulla concorrenza.

SERIE A SPACCATA: Undici club contro la superlega

I club di serie A non sono rimasti inerti dopo l’annuncio della Superlega: undici squadre (Benevento, Bologna, Cagliari, Crotone, Genoa, Parma, Roma, Sampdoria, Sassuolo e Torino) si sono subito attivate scrivendo una lettera rivolta al presidente della Lega Calcio di Serie A, Paolo Dal Pino. Le richieste erano chiare: convocazione d’urgenza di un’assemblea per analizzare i gravi atti posti in essere da Juventus, Milan e Inter e dai loro amministratori per il progetto Superlega. Le tre strisciate erano accusate di aver sviluppato e sottoscritto un progetto agendo di nascosto, con un evidente e grave danno per il calcio italiano. Per la Juventus e le milanesi, in sostanza, venivano richieste sanzioni.

LA CONTROMOSSA DELLA FIGC

Immediata la replica della FIGC, che ha varato una norma ad hoc che prevede l’espulsione dalle competizioni per chi partecipa ad altri tornei non riconosciuti, chiaro riferimento alla Superlega.

Il Consiglio Federale ha votato all’unanimità la modifica dell’art. 16 rubricato “Decadenza e revoca dell’affiliazione delle Norme Organizzative Interne della FIGC. L’art. 16 NOIF è stato modificato con l’aggiunta del seguente passaggio: Ai fini della iscrizione al campionato la società si impegna a non partecipare a competizioni organizzate da associazioni private non riconosciute dalla FIFA, dalla UEFA e dalla FIGC. La partecipazione a competizioni organizzate da associazioni private non riconosciute dalla FIFA, dalla UEFA e dalla FIGC comporta la decadenza della affiliazione. La disputa di gare e tornei amichevoli non riconosciuti dalla FIGC è soggetta alla autorizzazione della federazione medesima. La disputa di gare e tornei amichevoli senza l’autorizzazione della FIGC comporta la decadenza della affiliazione”.

NUOVO ART. 16 NOIF VIOLA NORME UE SU CONCORRENZA?

A questo punto è lecito chiedersi se la modifica alle NOIF sia legale e se rispetti le norme europee sulla concorrenza ed in particolare gli artt. 101-102 TFUE. Va precisato che TFUE è l’acronimo di Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Trattasi di uno dei trattati fondamentali dell’Unione europea che costituisce una delle basi fondamentali del diritto primario nel sistema politico dell’UE. Nel caso di specie, particolare attenzione va posta al Titolo VII “Norme comuni sulla concorrenza, sulla fiscalità e sul ravvicinamento delle legislazioni”, Capo 1 “Regole di concorrenza”.

Regole di concorrenzaGLI ARTT. 101-102 TFUE

Gli artt. 101 e 102 recitano rispettivamente:

Art. 101 – “Divieto generale di accordi restrittivi della concorrenza

Sono incompatibili con il mercato interno e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno del mercato interno…”

Art. 102, c.1 “Abuso di posizione dominante

È incompatibile con il mercato interno e vietato, nella misura in cui possa essere pregiudizievole al commercio tra Stati membri, lo sfruttamento abusivo da parte di una o più imprese di una posizione dominante sul mercato interno o su una parte sostanziale di questo”.

I REGOLAMENTI SULLE CONCENTRAZIONI

Oltre ai già citati artt. 101-102, di fondamentale importanza sono altresì il Regolamento sulle concentrazioni (reg. CE n. 139/2004) e le relative norme di attuazione (reg. CE n. 802/2004). I due atti ritengono incompatibili con il mercato interno le concentrazioni che ostacolino in modo significativo una concorrenza effettiva nel mercato comune o in una parte sostanziale di esso, in particolare a causa della creazione o del rafforzamento di una posizione dominante. La politica europea sulla concorrenza, infatti, mira a ripristinare condizioni concorrenziali nel caso in cui il comportamento abusivo di alcune imprese falsi la concorrenza.

ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE

La giurisprudenza comunitaria considera la posizione dominante “una situazione di potenza economica grazie alla quale l’impresa che la detiene è in grado di ostacolare la persistenza di una concorrenza effettiva sul mercato in questione e ha la possibilità di tenere comportamenti alquanto indipendenti nei confronti dei concorrenti, dei clienti e, in ultima analisi, dei consumatori” (C.G.U.E., Causa 27/76 United Brands).

È opportuno precisare che la regolamentazione da parte di una federazione sportiva delle attività economiche riguardanti lo sport è pienamente soggetta alle valutazioni dell’Antitrust. La circostanza che un’attività economica sia attinente allo sport non osta all’applicazione delle regole sulla concorrenza prevista dal TFUE (cfr. Sentenza della Corte (Grande Sezione), causa C-49/07). Le federazioni sportive, infatti, in quanto enti rappresentativi di imprese soggiacciono alle regole di concorrenza e il diritto UE si applica alle loro azioni atteso il duplice ruolo di regolamentatori ed organizzatori degli eventi.

Non vi è chi non veda come la FIGC eserciti una situazione monopolistica nell’organizzazione delle competizioni calcistiche sul suolo nazionale. Un regolamento interno che contenga sanzioni per le associazioni calcistiche affiliate ed impedisca ad atleti di partecipare ad altre competizioni (come la Superlega) si pone come una insormontabile barriera all’ingresso nel settore ed un evidente abuso di posizione dominante. Ovviamente estendendo il discorso in ambito europeo (UEFA) e mondiale (FIFA) si giungerebbe ai medesimi risultati. Detto ciò, non sono mancati in passato casi analoghi a quello in analisi. E i precedenti giocano a favore dei club scissionisti.

IL CASO FISE

Uno dei casi più recenti si è verificato nell’ambito degli sport equestri. L’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) pochi mesi fa ha stabilito l’abuso di posizione dominante, in violazione dell’art. 102 TFUE, da parte della Federazione Italiana Sport Equestri (FISE). La FISE, infatti, aveva posto in essere una strategia abusiva volta a limitare l’ambito di organizzazione delle competizioni amatoriali equestri attraverso l’adozione di nuovi regolamenti maggiormente restrittivi. In tale situazione, non è stato necessario l’accertamento definitivo dell’infrazione poiché la FISE ha convenuto di modificare il proprio statuto permettendo ai propri tesserati di partecipare a competizioni non organizzate dalla medesima, chiudendo la controversia in modo pacifico.

IL CASO ISU

Altro caso simile ha coinvolto il mondo del pattinaggio di velocità. L’ISU (International Skating Union) qualche anno fa aveva stabilito una serie di sanzioni per gli atleti che partecipavano a gare non previste nel calendario ufficiale della Federazione. In quel caso la Commissione Europea avviò un procedimento a seguito della denuncia di due pattinatori di velocità olandesi, Mark Tuitert e Niels Kerstholt. Il procedimento si concluse con la declaratoria di illegalità delle predette norme per la loro natura anticoncorrenziale costringendo alla modifica la federazione internazionale sul ghiaccio. L’ISU non si dette per vinta e presentò ricorso. La sentenza del Tribunale UE confermò sostanzialmente la decisione della Commissione. I giudici europei chiarirono che gli enti sportivi possono attuare sistemi di pre-autorizzazione per gli eventi concorrenti, ma tali regole devono essere eque e proporzionate e non devono ostacolare indebitamente gli eventi concorrenti.

CONCLUSIONI

Come visto, in casi analoghi gli organismi comunitari sono intervenuti riformando gli statuti delle varie federazioni. Nelle vicende citate, infatti, le limitazioni non erano giustificate da interessi di salvaguardia della salute o dello sport ma unicamente da finalità anticoncorrenziali. Nel caso in oggetto, è pacifica la volontà della FIGC di mantenere lo status quo della sua posizione verticistica. Per tali ragioni, sembra verosimile ipotizzare che i club interessati possano rivolgersi all’AGCM per far valere le proprie ragioni.

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