La storia della settimana: Saadi Gheddafi, dalla Serie A al carcere

La storia della settimana: Saadi Gheddafi, dalla Serie A al carcere

Il trasferimento di Saadi Gheddafi, figlio del celebre dittatore libico, al Perugia di Gaucci rimane ancora oggi una delle pagine più bizzarre della storia del calcio italiano

Il teatro dell’assurdo di Gaucci

Pochi, anzi pochissimi sono i presidenti che possono vantare un impatto sulla storia e sul folklore del calcio italiano paragonabile a quello di Luciano Gaucci, istrionico patron del Perugia a cavallo tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila. Fine conoscitore di calcio, ha prelevato in giro per le categorie minori italiane e per i più impensabili campi internazionali grandi talenti come Materazzi, Gattuso, Grosso e Nakata.

In una sorta di bizzarro rovescio della medaglia, Gaucci ha regalato al mondo del pallone nostrano anche alcuni dei colpi di mercato più pittoreschi di sempre. Tra gli altri possiamo ricordare il sudcoreano Ahn, giustiziere dell’Italia nel controverso Mondiale del 2002 e per questo stroncato dopo pochi mesi dal numero uno perugino, ma anche l’inglese Jay Bothroyd, il cinese Ma-Ming Yu e l’iraniano Samereh.

E infine arrivò Saadi Gheddafi

Sfogliando il lungo elenco di esotiche meteore importate da Gaucci, il nome più altisonante in assoluto è senza dubbio quello di Saadi Gheddafi. No, nessuna omonimia: siamo di fronte a un vero e proprio figlio d’arte. Saadi infatti è il terzogenito di Mu’ammar Gheddafi, che per più di quarant’anni ha governato con il pugno di ferro la Libia.

Al momento di trasferirsi al Perugia, nel 2003, Saadi Gheddafi ha già trent’anni e appena tre stagioni tra i professionisti alle spalle. In una sorta di cursus honorum piuttosto sballato, diviene presidente della Federcalcio libica e azionista di diversi club italiani (tra cui la Juventus) prima di intraprendere la sua carriera da calciatore. Non promettono meglio le referenze dell’unico italiano che ne conosce bene le qualità tecniche: Franco Scoglio, c.t. della Libia nel 2002, lo presenta come “un giocatore che non vale niente.

Ciò nonostante, Gaucci fiuta l’affare (più dal punto di vista mediatico che non sportivo) e decide di mettere sotto contratto Saadi. Il trionfale sbarco in Italia viene celebrato con una sfarzosa festa nel castello duecentesco di Torre Alfina, scortata da un servizio di sicurezza pubblica degno della visita di un Capo di Stato estero. Tra i microfoni e i flash di 160 testate giornalistiche provenienti da tutto il mondo, Gheddafi jr si presenta come un trequartista che ama giocare dietro alle punte.

Dilettante allo sbaraglio

La breve esperienza nel calcio libico di Saadi si rivela inutile per un palcoscenico ben più prestigioso come la Serie A. Il non più giovane Gheddafi jr, in realtà, ce la mette tutta per adattarsi ai ritmi italiani. Assume un certo Maradona come consulente tecnico e affida la sua preparazione atletica all’ex velocista Ben Johnson. Gaucci non mancherà di rimarcare la professionalità del suo pupillo, ergendolo a modello per i compagni di squadra che si sentono già arrivati.

Dopo una promettente doppietta in amichevole estiva contro i dilettanti della Virtus Bassano, Saadi scompare dai radar calcistici. Nonostante il Perugia debba competere su ben tre fronti, in virtù di una straordinaria partecipazione all’allora Coppa Uefa, il libico non mette mai piede in campo. Il tecnico degli umbri Serse Cosmi prova diversi assetti per risollevare una squadra che arranca in campionato, ma non prende mai in considerazione l’idea di lanciare nella mischia Gheddafi jr. Il quale, per giunta, subisce addirittura una squalifica di tre mesi per doping dopo essere stato trovato positivo al nandrolone, saltando così l’intero girone di andata.

Il debutto di Saadi con la maglia del Perugia arriva solo alla penultima giornata di campionato. I grifoni, già retrocessi, riportano una vittoria di prestigio contro la Juventus e il nostro eroe riesce a mettere insieme ben 13’. Il giudizio de La Repubblica è tutto meno che lusinghiero: “Anche al doppio della sua velocità, sarebbe più lento del lento in persona”.

Gheddafi jr in giro per l’Italia

Dopo un anno da spettatore in Serie B, nell’estate del 2005 Saadi lascia il Perugia e si accasa all’Udinese. Per motivi del tutto ignoti, Cosmi lo vuole alla sua corte anche in Friuli. Il minutaggio rimane comunque infimo: appena uno scampolo di partita alla penultima giornata, nella vittoria per 2-0 contro il Cagliari.  A concedergli la passerella, in realtà, è il terzo tecnico stagionale dei bianconeri, Giovanni Galeone. Gheddafi jr, in quell’occasione, entra in campo tra gli applausi scroscianti del pubblico divertito e addirittura sfiora un gran gol in girata. Solo Chimenti gli nega una gioia che avrebbe avuto dell’incredibile.

A conti fatti, l’insidioso tiro dell’ormai imbolsito Saadi rimane l’ultimo highlight della sua esperienza calcistica italiana. Dopo un anno di inattività, infatti, Gheddafi jr viene ingaggiato dalla Sampdoria per mere ragioni commerciali: il gruppo industriale ERG, di proprietà dei Garrone, celebra così il matrimonio con la libica Tamoil. L’avventura in blucerchiato si concluderà con zero minuti giocati.

Oltre al danno, la beffa: in quella stagione viene organizzata una curiosa amichevole Libia-Sampdoria, che si conclude 2-1 per i nordafricani. Saadi avrebbe dovuto giocare un tempo per parte, ma un infortunio muscolare gli impedisce di disputare l’incontro.

Un epilogo drammatico

La nostra storia, da involontariamente comica, si trasforma in tragedia con la fine della carriera calcistica di Saadi e il suo ritorno in Libia. Il clima politico e sociale nel Paese, surriscaldatosi sempre di più, esplode nel 2011. A farne le spese non è solo Gheddafi padre, seviziato e massacrato. Inizia una vera e propria caccia all’uomo ad amici e parenti del defunto dittatore, e ovviamente Saadi è tra i primi della lista. Inizialmente sopravvive in latitanza, ma poi viene catturato e imprigionato con l’accusa di aver ordinato l’uccisione di un calciatore libico nel 2006.

Attualmente non si hanno certezze sullo stato di Saadi Gheddafi. Le ultime immagini risalgono al 2015. Si tratta di riprese che certificano le torture subite dal carcerato, picchiato e umiliato per aver provato a guardare di nascosto una partita di calcio. Nell’assistere a tanto sadismo, sembrano risalire a una vita fa le bonarie prese in giro dei tifosi e dei giornali di tutt’Italia.

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