Gli Australian Open: storia e curiosità dell’ex gamba zoppa degli slam

Gli Australian Open: storia e curiosità dell’ex gamba zoppa degli slam

Come visto settimana scorsa, i tornei del grande slam sono gli Australian Open, il Roland Garros, Wimbledon e gli US Open, citati in rigoroso ordine di calendario. Oggi scopriremo storia e curiosità del primo slam dell’anno, gli Australian Open, che si stanno disputando in questi giorni.

LE VARIE DENOMINAZIONI

Il torneo nacque nel 1905 e nel corso degli anni ha cambiato più volte nome. Quarto, in ordine di nascita, tra i tornei del Grande Slam dopo Wimbledon (1877), Us Championships (1881) e French Championships nel 1891. La prima denominazione fu Australasian Championships, poiché in coppa Davis fino al 1923 Australia e Nuova Zelanda gareggiavano congiuntamente sotto il nome di Australasia. In seguito diventò Australian Championships nel 1927, per assumere il nome attuale nel 1969, con l’inizio dell’era open.

COLLOCAZIONE IN CALENDARIO

L’open australiano è lo slam che inaugura la stagione tennistica. Si disputa tra gennaio e febbraio, tuttavia tra fine anni ’70 e inizio ‘80 fu spostato come ultimo dei tornei dello Slam. Per questo motivo nel 1977 ci furono due edizioni, una a gennaio e una a dicembre. Tra il 1982 e il 1985 il torneo si svolse a metà dicembre, poi fu spostato a gennaio nel 1987, facendo sì che non fosse disputato nel 1986. Da allora si è svolto sempre nella seconda metà di gennaio. Quest’anno era previsto che si disputasse tra il 18 ed il 31 gennaio. Tuttavia le stringenti limitazioni sanitarie hanno fatto slittare la data d’inizio all’8 febbraio.

LE SEDI

Il torneo ha avuto ben 7 sedi, 5 città australiane (Melbourne, Sydney, Adelaide, Brisbane, Perth) e 2 neozelandesi (Christchurch e Hastings). Melbourne è la sede del torneo dal 1972, ma l’impianto non è sempre stato quello attuale. Il Melbourne Park, infatti,ospita il torneo dal 1988 quando sostituì l’ormai obsoleto impianto del Kooyong Lawn Tennis Club.

LE SUPERFICI

Anche la superficie è mutata nel corso del tempo. Originariamente disputato sull’erba, dal 1988, con il sopracitato cambio di sede, si gioca sul cemento. Gli stessi campi del Melbourne Park hanno subito alcune variazioni. La prima superficie dura era una tipologia gommosa di colore verde, nota come Rebound Ace, sostituita nel 2008 dal Plexicushion. Dall’anno passato si gioca sul Green Set, una superficie di acrilico duro, leggermente più veloce della precedente.

LA GAMBA ZOPPA DEGLI SLAM

La collocazione geografica dell’Australia e la complicata trasferta, per anni lo hanno reso di fatto la gamba zoppa degli slam. Nella prima metà del ‘900 pochissimi stranieri partecipavano al torneo per ragioni economiche e logistiche. Il viaggio in nave dall’Europa all’Australia durava circa 45 giorni. I primi a usare l’aereo furono i tennisti degli Stati Uniti nel novembre del 1946 per un incontro di coppa Davis. Per anni i tabelloni presentavano illustri defezioni, grandi campioni del passato come i fratelli Renshaw, Tilden, Lacoste, Riggs, Kramer e Gonzales non hanno mai partecipato al torneo. Altri come Borg e Connors figurarono solo in un paio di edizioni. A peggiorare la situazione contribuì la decisione di spostare il torneo da gennaio a dicembre nel 1977. Gli organizzatori facendolo diventare l’ultimo slam nell’ordine annuale, anziché il primo, speravano di renderlo un appuntamento irrinunciabile per chi avesse la possibilità di centrare il Grande Slam. Ma le cose non andarono come sperato, anzi i tabelloni si impoverirono ulteriormente.

Emblematico il caso di Björn Borg. Il tennista svedese dopo aver centrato la doppietta RG-Wimbledon nel 1978 e 1980, perse in finale agli Us Open, vedendo sfumare la possibilità di completare il Grande Slam e saltando l’appuntamento australiano. Con ogni probabilità, in caso di successo negli USA, Bjorn avrebbe disputato gli Australian Open e invece vi prese parte solo 1 volta nei primi anni di carriera nel 1974. Se per anni l’albo d’oro rimase di tutto rispetto grazie a campioni australiani come Brookes, Crawford, Rosewall, Hoad, Laver, Emerson e Newcombe, la predetta circostanza fece sì che negli anni ’70 ed inizio ’80 a raggiungere la finale fossero giocatori non di primissimo livello. Il caso più estremo fu Mark Edmonson, ultimo australiano ad aver vinto lo slam di casa, campione nonostante la posizione n. 212 nella classifica ATP.

IL GAP RECUPERATO

A partire dagli anni ’80, con il cambio di sede e superficie, gli Australian Open hanno colmato il gap e acquisito prestigio paragonabile agli altri 3 slam. Ormai nessun grande giocatore si sognerebbe di saltare il torneo per partecipare ad altri eventi in contemporanea. L’assenza di Roger Federer quest’anno è l’eccezione che conferma la regola. Lo svizzero, infatti, ha saltato lo slam australiano per evitare la stringente quarantena e dopo avervi partecipato ininterrottamente dal 2000 per 21 edizioni consecutive. Anche a livello di impianti, il torneo non ha nulla da invidiare ai suoi 3 “fratelli”. Infatti, è stato il 1° torneo del Grande Slam in cui si è potuto giocare al coperto e può vantare 3 campi con il tetto richiudibile (Rod Laver Arena, Margaret Court Arena e John Cain Arena).

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